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Sardine. L’ennesimo movimento antifascista-resistenziale

Leggendo il “manifesto” delle “seimila sardine” si capisce immediatamente che al lavoro si son messe persone intelligenti. Il testo fa ricordare gli appelli alla pace e le sfilate arcobaleno per il disarmo nucleare, mentre l’Unione sovietica (Mir, la pace, era stata finanziata fin dai tempi della colomba di Picasso) ampliava i propri arsenali. “Meglio comunisti che morti”, strillavano i tanti fessacchiotti strumentalizzati da abili agit-prop. Per raccogliere più gente possibile, il messaggio del Kremlino era semplice: parlare di pace nel mondo senza alcun riferimento politico-ideologico. Fu un successone. Non passava giorno che non ci fosse una qualche manifestazione per la pace. Una volta seminata, la pianta cresceva da sola. Poi di botto tutto è finito. Le bandiere arcobaleno non garriscono più al vento, ma puzzano di naftalina. Come mai? La caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’impero sovietico affossarono una marea di iniziative moscovite, inclusa quella della pace nel mondo. I comunisti di casa nostra, sotto choc, impiegarono le loro energie a superare la morte del Piccolo Padre (non più lo zar, ma il Pcus) e si misero al lavoro per far dimenticare la parola “comunista”. Si ribattezzarono Pds (Partito democratico della sinistra) cercando di fare argine alla dissoluzione. Di nome in nome sono arrivati a chiamarsi Pd. Purtroppo per loro c’è stato un miliardario anticomunista che ha costantemente invitato gli italiani ad avere paura del comunismo. Ha pure preso una marea di voti. Un patrimonio dissipato dai numerosi cacicchi che si sono succeduti alla sua corte.

Oggi il Pd deve affrontare la più mortale delle sfide: se perde l’Emilia-Romagna (a proposito, ci sono delle interessanti pagine di Amendola che riproporrò a breve) sarà davvero ridotto al lumicino. Non riuscirà più a rialzarsi. Il fuoco amico di Matteo Renzi abbatterà gli ultimi irriducibili. Sopravvivrà come altre formazioni comuniste con percentuali da prefisso telefonico.

Come reagire cercando di andare oltre lo steccato del “made in Pd”?. L’operazione-sardine è una risposta intelligente ed efficace. Se non faranno casini fino alle elezioni del 26 gennaio prossimo, le sardine riusciranno a fare una sostanziosa iniezione di voti all’esangue Pd.

Una frase del manifesto mostra la raffinatezza della spontanea rivolta dei pesciolini pronti ad infilarsi nello sfilatino piddino: «…grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare».

Non hanno usato le parole-chiave della sinistra: fascismo, antifascismo, resistenza, ma hanno evocato la lotta antifascista resistenziale ricordando i nonni e i padri che in Emila-Romagna presero le armi (oltre alle vacche, alle donne, alle collanine etc.) per colpire chi li voleva reclutare per combattere o per campi di lavoro.

Il richiamo a quei nonni e a quei padri (alcuni furono davvero combattenti esemplari come lo furono molti dall’altra parte) è molto più efficace proprio perché evita l’uso di parole (fascismo etc.) che irritano piuttosto che mobilitare.

Un riconoscimento per la bravura nella comunicazione è d’obbligo.

Nel manifesto c’è un altro passaggio, però, che non è ugualmente felice: «Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi». Si riferiscono a Salvini e ai suoi sostenitori “populisti”. È un errore di comunicazione perché anche il non addetto ai lavori annota che le sardine sono migliaia e i voti a Salvini sono milioni.

Un dato da tener presente è che, mentre il movimento antisistema (oggi al governo) è in crisi di consenso, un altro movimento si affaccia sulla scena partendo da analoghe piattaforme informatiche.

 

 

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