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50°LdP. Quando pubblicammo i 7 punti di al-Fatah

Cacciabombardieri israeliani hanno bombardato vaste aree nella Striscia di Gaza in risposta al lancio di razzi. Alla radio hanno detto che decine di palestinesi sono rimasti uccisi e che alcune anziane donne israeliane hanno subito forti shock per la paura dei razzi. Stupido tentativo di dimostrare che sono state contate vittime da ambo le parti.

Quando si tratta di Israele, la verità è sempre una candida speranza. È vero che si rischia parecchio a parlar male del governo israeliano. Fioccano le denunce per razzismo, istigazione alla violenza e analoghi crimini. La gente ormai sa che gli arabi sono tutti fanatici terroristi bombaroli e che Israele è uno Stato pacifico minacciato di estinzione e circondato da Stati-canaglia. C’è poco da fare (https://internettuale.net/1823/israele-campa-sullantisemitismo-e-nessuno-puo-aiutare-i-palestinesi). Noi di Lotta di Popolo fin dall’inizio manifestammo la nostra solidarietà per la lotta del popolo palestinese. Già durante l’incubazione (quando cioè eravamo il Movimento studentesco di Giurisprudenza) producemmo documenti cercando di fare opera di controinformazione. Ancora ricordo la sudarella di una mattinata, quando un uomo educato e benvestito ci avvertì che se avessimo esagerato ci sarebbero capitate brutte disgrazie. Sull’efficienza e la determinazione dei servizi segreti israeliani non ci sono mai stati dubbi e noi più volte ne avemmo conferma (anche dopo l’assassinio di Zuaiter).

I nostri sforzi maggiori erano diretti a mostrare il volto vero dello scontro provocato da Tel Aviv in Palestina. Come dimostra l’opuscoletto (ciclostilato dal gruppo di Salerno nel gennaio del 1970) del quale riproduco la “copertina”, pubblicavamo spesso documenti originali (a volte traducendo dall’inglese o dal francese) per mettere perlomeno dei paletti.

Sui Palestinesi si raccontavano le peggio cose: terroristi, antisemiti, estremisti, comunisti… era un continuo. Noi, come Lotta di Popolo, stabilimmo contatti con l’Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina) e con il suo braccio al-Fatah. Il capo, Yasser Arafat, era un mito per molti di noi. Qui dovrei spiegare i diversi approcci verso la questione palestinese e i movimenti che combattevano contro Israele, ma sarebbe lunga. Me la riservo per un’altra occasione.

Sull’opuscoletto riportavamo, fra l’altro, i 7 punti di al-Fatah, che qui ripropongo. Il documento era (ed è) importante per ragioni che risultano subito evidenti alla lettura.

Ecco il testo:

«Di fronte al pericolo permanente per la pace costituito da Israele, il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah”, sicuro della sua giusta causa, e deciso a recuperare la patria usurpata, dichiara solennemente:

  • Il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah” è l’espressione del popolo palestinese e della sua volontà di liberare il suo territorio dalla colonizzazione sionista al fine di ritrovare la sua identità nazionale.
  • Il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah” non lotta contro gli ebrei in quanto comunità etnica e religiosa. Esso lotta contro Israele in quanto espressione di una colonizzazione basata su un sistema teocratico razzista ed espansionista, figlio del sionismo e del colonialismo.
  • Il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah” rifiuta qualsiasi soluzione che non tenga conto dell’esistenza del popolo palestinese e del suo diritto a disporre di se stesso.
  • Il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah” boccia categoricamente la risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 22 novembre ’67 e la missione Jarring che ne è scaturita. Questa risoluzione ignora i diritti nazionali del popolo palestinese. Essa passa sotto silenzio l’esistenza di questo popolo. Qualsiasi soluzione cosiddetta pacifica che ignora questo dato fondamentale, sarà, di conseguenza, destinata al fallimento. In qualsiasi caso, l’accettazione della risoluzione del 22 novembre ‘67 e di qualsiasi soluzione pseudo–politica, da qualsiasi parte provenga, non impegna assolutamente il popolo palestinese deciso a proseguire con fermezza la sua lotta contro l’occupazione straniera e la colonizzazione sionista.
  • Il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah” proclama solennemente che l’obiettivo finale della sua lotta è la ricostruzione dello Stato palestinese indipendente e democratico, in cui tutti i cittadini, di qualsiasi confessione religiosa, godranno di uguali diritti.
  • Poiché la Palestina fa parte della Patria Araba, il Movimento di Liberazione Nazionale Palestinese “Fatah” opererà in modo che lo Stato Palestinese contribuisca attivamente alla costruzione di una società araba progressista e unificata.
  • La lotta del Popolo Palestinese, al pari di quella del popolo vietnamita e degli altri popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, si inserisce nel processo storico di liberazione dei popoli oppressi dal colonialismo e dall’imperialismo».

Al-Fatah non lasciava spazio al fanatismo religioso, non era un’organizzazione antiebraica, propugnava un “fronte” dei Popoli che nel mondo combattevano per l’autodeterminazione e l’indipendenza. L’aggettivo “nazionale” e il sostantivo “patria” non segnavano proteste sovraniste, bensì indicavano la sostanza di un’identità calpestata.

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