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50° LdP. Autogestione, antipacifismo e unità dei popoli europei

«Ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione; per questo un bene irrinunciabile è l’indipendenza nazionale. L’imperialismo, il sionismo, il vaticano sono nostri nemici perché ci privano dell’indipendenza. Il popolo italiano ha diritto di vivere secondo la propria concezione del mondo e della vita ed ha diritto all’unità nazionale. Perciò deve combattere l’imperialismo culturale americano, la presenza irritante e stantia della cultura clericale, la borghesia, le ideologie ed i partiti che le rappresentano». In un numero (in attesa di registrazione) del giornale Lotta di Popolo (in alto una parte della copertina) venivano indicate le direttrici per una rivoluzione di popolo. Conquistare l’indipendenza nazionale era per noi essenziale. Oggi i “sovranisti”, sia pure confusamente, si richiamano allo stesso principio di autodeterminazione. Mancano, però e soprattutto, lo spirito europeo e la solidarietà verso gli altri popoli in lotta a cominciare da quello palestinese.

L’anno di pubblicazione non lo ricordo (i lettori affezionati sanno che noi di Lotta di Popolo raramente mettevamo la data sui nostri documenti…) ma nei mesi seguenti affinammo le analisi e le proposte depurandole di impostazioni eccessivamente “maoiste”.

«Il governo popolare – scrivevamo – si esprime mediante il potere politico di una classe dirigente che sia espressione reale di esso e che realizzi e persegua con volontà gli interessi generali della nazione e della collettività; inoltre con l’autogoverno e la partecipazione degli operai, degli impiegati e dei dirigenti, alle assemblee di fabbrica aventi potere decisionale, con l’autogoverno regionale e con l’esercito popolare. Naturalmente tutte queste autonomie non debbono produrre tendenze centrifughe, ma rispettare le scelte di fondo e gli obiettivi politici unitari che il popolo si sceglie tramite il suo potere politico».

Posizioni nette sul piano internazionale. Scrivevamo: «Per combattere adeguatamente l’imperialismo ed il sionismo (questi sono strettamente collegati in quanto agiscono per un fine comune. Israele infatti non va intesa come fine della politica sionista, ma come base e strumento dell’imperialismo) si impone una politica di stretta alleanza e di collaborazione con le forze che sul piano mondiale hanno lo stesso nostro nemico: l’Europa Occidentale ed Orientale, il Terzo Mondo, l’America Latina, i Popoli Arabi e la loro avanguardia rivoluzionaria: il popolo palestinese».

L’Europa innanzitutto: «Per opporsi storicamente all’imperialismo russo-americano ed al sionismo, per fare trionfare senza pericoli di reazione la nostra rivoluzione, per farle assumere una dimensione politica maggiore e di civiltà, occorre perseguire come valido strumento l’unità dei popoli europei. Affinché tale unità non sia fittizia ma sostanziale, sarà nostro compito esportare la rivoluzione negli altri stati europei». 

E ancora: «La lotta di popolo non ha momenti e fasi diverse, ma è unitaria come fine e come strategia. Combattere l’imperialismo ed il sionismo significa combattere anche il sistema, come combattere il sistema significa combattere l’imperialismo. Dalla lotta comune contro l’imperialismo ed i suoi agenti interni, contro il residuo potere della borghesia, delle chiese, delle vecchie aristocrazie, nascerà la nostra Europa popolare e rivoluzionaria, unica dimensione in cui il nostro ideale di civiltà, di libertà, di giustizia e di progresso, può essere realizzato. Attraverso la lotta, il popolo deve ritrovare la sua unità politica e morale, ed esprimere i suoi dirigenti al di fuori e contro le vecchie ideologie ed i partiti».

Il popolo, dicevamo, «deve dibattere problemi militari e possibilmente esprimere nelle sue lotte capi militari, per poter creare, come mezzo insostituibile di autodifesa, l’esercito popolare. Va altresì sradicata e rigettata, come decadente e controrivoluzionaria, propria della corruzione e dello smidollamento borghese, ogni tendenza pacifista. La lotta politica, la creazione di una avanguardia rivoluzionaria e di un partito, la partecipazione popolare, una giusta strategia, una giusta tattica, sono alcuni strumenti indispensabili per conquistare il potere. Bisogna negare ai partiti ed ai sindacati oggi esistenti qualsiasi rappresentatività popolare come agli organi dello stato qualsiasi legittimità al potere. Occorre sfruttare tutte le divergenze all’interno del sistema, tutte le crepe per avanzare nella nostra lotta di liberazione. Il potere politico va inteso poi in senso dinamico e non statico».

Oggi di statico c’è il potere burocratico (forma esteriore del deep state) mentre movimenti e capipopolo è vero che sono dinamici ma assomigliano a trottole che girano su sé stesse.

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