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Commissione Segre. Contro Salvini è guerra totale

Gianni Cuperlo, che di professione fa il dirigente di partito da quando era segretario della Federazione giovanile comunista italiana, è sicuro di vincere alle regionali del 27 gennaio prossimo perché, ha detto, «l’Emilia-Romagna non è la Calabria». Ospite a “Un giorno da pecora”, la trasmissione pilotata dall’attrice comica Geppi Cucciari e dal consumato conduttore radiofonico Giorgio Lauro (sta in radio dal 1986), l’accanito comunista («l’unico rimasto in Italia» ripete più volte Lauro) batte imperterrito su un solo tema: Salvini è pericoloso perché non si proclama antifascista e la destra che rappresenta è orribile perché è razzista.

È fastidiosamente serioso Cuperlo nonché platealmente infastidito dai tentativi dei due conduttori di riportare la trasmissione sui binari soliti. Lui insiste e cita una libreria bruciata nella periferia romana perché è un luogo di libertà e di cultura. I razzisti, fa capire il comunista mai pentito, sono fra noi ed è Salvini che li alimenta sfruttando le paure sociali. Ad un certo punto, capisco che la coppia Cucciari-Lauro fa finta di voler limitare i sermoni cuperlisti. Di solito, frenano i concionatori con un «che pippone!» e stavolta non lo fanno. Di più: hanno invitato come ospiti telefonici un giornalista comunista e un allenatore di calcio, il quale ha detto che, per punire i cori razzisti, si dovrebbero anche sospendere le partite.

Ma perché mi attardo su Cuperlo e sullo spauracchio del razzismo? Lo faccio in quanto mi sono convinto che il tema-razzismo sia stato scelto dalle teste d’uovo del Pd & dintorni per recuperare consensi in vista delle elezioni di gennaio. La campagna è cominciata con lo “scandalo” di un voto al Senato.

Mercoledì 30 ottobre, il Senato ha approvato (151 voti favorevoli, nessuno contrario e 98 astenuti) la mozione n. 136 della senatrice a vita Liliana Segre (nello foto) per l’istituzione di una “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”. Tutte le altre mozioni sono state respinte. Di motivi per i quali i senatori non hanno accolto all’unanimità la mozione Segre ce ne sono parecchi ed è per questo che i senatori di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia non si sono uniti alla standing ovation per la senatrice nominata dal presidente Mattarella. Alcune parole (e concetti) come “nazionalismo” e “etnocentrismo” diventano reati da punire, mentre altre parole (e concetti) come “odio” aprono la strada ad illimitati interventi persecutori. Insomma, si vede ad occhio nudo che l’ambaradan è stato orchestrato (visto che stavolta il martello giudiziario non ha funzionato) per picchiare sulla testa di Matteo Salvini e suoi alleati. 

Chi non è ipocrita sa perché è partita adesso l’iniziativa. Le teste d’uovo sanno che in Italia di mattarelli ce n’è quanto basta. Mettere in moto un meccanismo repressivo, ammantato di candide intenzioni, scatena anche reazioni esagerate: su questo il fronte antisalviniano confida parecchio. Che poi tutta la faccenda sia un trucco, lo si capisce dando uno sguardo veloce alle proposte sulla lotta al razzismo pendenti in Parlamento. Ne ho presa qualcuna (chi fosse interessato a conoscerle tutto vada sul sito del Senato) giusto per dimostrare che il trucco c’è e si vede.

1998: risoluzione sul razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo e sui risultati dell’Anno europeo contro il razzismo. Testo presentato dal presidente del Parlamento europeo, il 10 febbraio 1998 e assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) il 10 marzo 1998, alla 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) e alla Giunta affari Comunità Europee. Poi silenzio.

L’anno seguente, ci fu una risoluzione sulla comunicazione della Commissione “Piano di azione contro il razzismo” presentato dal presidente del Parlamento europeo, il 12 gennaio 1999. Assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali, quel piano non si sa che fine abbia fatto.

Il 23 ottobre del 2015, Milena Santerini del gruppo PI-CD (Per l’Italia-Centro Democratico) presentò un progetto per l’istituzione di una “Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo e istigazione all’odio e alla violenza”. Assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari costituzionali) il progetto è sparito dai radar.

Nel 2017, le Commissioni Giustizia e Esteri riunite, mercoledì 4 ottobre, con la relazione del senatore Casson (per la 2a Commissione) e della senatrice Giannini (per la 3a Commissione), avviarono l’esame del ddl n. 2471, già approvato dalla Camera dei deputati, su atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici.

C’è stato anche un progetto lanciato l’11 maggio del 2005 da un cittadino (Salvatore Acanfora, di Bari) per nuovi provvedimenti contro il razzismo. Assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) è scomparso.

Il 20 dicembre del 2011, Emanuele Fiano (PD) presenta un progetto di modifica alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di discriminazione razziale, e nuove norme in materia di discriminazioni motivate dall’identità di genere, dall’orientamento sessuale o dalla disabilità delle persone. Anche questo (Fiano è correligionario di Segre) non è andato avanti.

A quanto pare, in Parlamento c’erano sempre cose più urgenti rispetto al “razzismo”. Oggi, invece, lo si gonfia a dismisura per usarlo nella battaglia elettorale. Se il tema entra pesantemente perfino in una trasmissione come “Un giorno da pecora” (il cui mantra è: Meglio un giorno da pecora che cento giorni da leone), significa che non si baderà a spese.

E, a proposito di spese, nella mozione per l’istituzione della Commissione Segre c’è un passaggio che non costerà poco. Leggiamolo:

«La Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi, nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di hate speech». Ogni occasione è buona per fare turismo a spese nostre.

 

 

 

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