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50° LdP. Il ducettismo ostacolo all’unificazione dei gruppi

Noi di Lotta di Popolo provammo a lanciare un amo politico alla miriade di gruppi e gruppetti che si proclamavano extraparlamentari. Per qualcuno, soprattutto nelle sinistre, l’autonomia era limitata dai grossi partiti di riferimento, mentre sul fronte opposto il gruppetto era uno strumento di carriera per uno o più dirigenti. Il ducettismo, anche per quelli in buona fede, era il vero ostacolo al processo di unificazione dei gruppi. Lo stesso panorama sono costretto a vederlo ancora oggi. Ciascun partitino si vanta di essere l’unico portatore della verità e disprezza gli altri. In realtà le differenze tra i “programmi” degli odierni extraparlamentari sono di lana caprina. Fatta la divisione, questa sì insuperabile, tra i credenti nella lotta di classe e quelli che vedono rosso soltanto a parlare di Marx & compagni, diventa arduo fare le sottodivisioni. All’apparenza, uomini e donne, simboli e bandiere, non offrono spazi di reciproca comunicazione. A ben vedere, invece, a tenerli separati sono i rispettivi ducetti. Ovviamente se il confronto viene fatto su fenomeni “accidentali” come, per esempio, il rapporto con l’euro, le differenze sono montagne. Addirittura si litiga sul presidente russo Putin o sulla Kanzlerin Merkel, come se i due statisti gioissero o soffrissero a sentire elogi o rimproveri da parte di gente di cui non conoscono nemmeno l’esistenza. Eppure, i “rivoluzionari” (e penso a quelli made in social) si agitano e imprecano quasi che davvero il mondo dipendesse dai loro sfoghi infantili (nel senso di infantilismo politico).

In uno dei tanti numeri del giornale “Lotta di Popolo” in attesa di autorizzazione, c’è un articolo scritto per invitare tutti ad un confronto sulla sostanza. Non fu un totale buco nell’acqua, perché riuscimmo a far unificare alcuni gruppi a Napoli e ad attirare “cani sciolti” a Roma, a Milano, a Bergamo, Imperia ed altre città, ma il fronte extraparlamentare restò diviso.

Ripropongo l’articolo intitolato “Strategia di lotta dei gruppi di opposizione extra-parlamentare” anche con la sottile speranza di aprire spiragli all’esterno di oggi.

Il testo: 

«La strategia è il massimo dei mezzi, non un fine; per scegliere una giusta linea strategica, occorre valutare esattamente l’obiettivo comune da raggiungere e lo stato attuale dei gruppi di opposizione extra-parlamentare. Tutte le organizzazioni che operano attivamente contro il sistema rappresentano già un movimento politico che, come naturale obiettivo, deve avere la costituzione di un partito rivoluzionario del popolo. Nessun gruppo può presumere di rappresentarlo, né dobbiamo credere di poterlo creare in un breve volgere di tempo; troppe infatti sono le nostre carenze. Il nostro discorso politico, pur chiaro nelle grandi linee, deve essere perfezionato e formulato in modo da essere chiaramente compreso dalle masse popolari. Questo risultato si ottiene solo con la lotta politica quotidiana; è l’incontro con il popolo italiano, nei posti di lavoro, nelle università, nei quartieri e nelle campagne, che ci deve dare la giusta direzione e verificare la concretezza del nostro programma.

L’unico criterio, per valutare la giustezza delle nostre impostazioni politiche, dovrà essere il successo. Solo quando la nostra azione politica sarà seguita da una larga adesione popolare, potremo avere la certezza che il nostro lavoro politico è strategicamente corretto e che le nostre tesi politiche sono realistiche. Se invece il nostro lavoro è privo di risultati, dobbiamo dedurre che il nostro discorso politico è astruso e cervellotico o che si sono commessi gravi errori strategici o tattici nel propagandarlo.

Il partito rivoluzionario non va imposto dall’alto, bensì deve nascere da una diffusa esigenza del popolo, reso cosciente che nessuno dei partiti oggi esistenti rappresenta i suoi reali interessi.

Nessun sacrificio è troppo grande per ottenere questi risultati. Ogni nostra manifestazione dovrà essere manifestazione di popolo e costituire un momento della lotta di liberazione del popolo italiano, perciò deve essere preceduta da una intensa campagna di penetrazione e di persuasione della massa popolare. Non dobbiamo più concepire manifestazioni, soprattutto se esterne, di gruppi isolati e numericamente esigui.

In questa fase dobbiamo assolutamente evitare di fare un lavoro politico settoriale, con discorsi politici settoriali. Se tatticamente un tale discorso politico può dare risultati, strategicamente non ne dà alcuno; infatti non seleziona dalla massa popolare i quadri rivoluzionari, ed essendo sempre riformista, presuppone una grande organizzazione che gestisca tutte le settoriali lotte e le indirizzi, loro malgrado, in senso rivoluzionario.

Le uniche tesi politiche da dibattere e da propagandare sono perciò quelle fondamentali, solo esse del resto possono assumere valore di idee-forza, conservando intatta la loro impostazione rivoluzionaria.

Un discorso a parte merita il problema sindacale e secondariamente quello studentesco. Se la linea politica e la strategia sono corrette, il risultato, sebbene matematicamente certo, segue anche di molto il lavoro politico, che quindi va fatto con ostinazione e con pazienza. Questa strategia di lavoro colma infine un’altra grave lacuna dei gruppi di opposizione extra-parlamentare: la mancanza di un numero sufficiente di quadri rivoluzionari. La propaganda, ad ogni livello, delle nostre tesi fondamentali e generali, ci garantisce la selezione dalla massa popolare del giovane rivoluzionario, che non è il prodotto di un ambiente determinato, o di una categoria, o di una classe, ma di una concezione di vita.

I vari gruppi in questa fase di “movimento politico” devono intensificare scambi di esperienze, di opinioni politiche; devono favorire al massimo gli incontri, convegni, che hanno pur sempre una funzione di confronto di tesi e di unificazione di programmi, di slogan, di parole d’ordine. Un grosso ostacolo sarà la sottile tendenza di ogni gruppo a sentirsi e quindi ad agire come un micro partito, tendenza che va sradicata completamente. Non dobbiamo confrontare organizzazioni, ma tesi politiche e metodi di azione per puntare insieme al fine, intermedio, ma fondamentale, del partito rivoluzionario del popolo».

Ho resistito alla tentazione di sottolineare alcune frasi di particolare attualità. Credo che i lettori (pochi, ma buoni) sappiano mettere gli accenti e, soprattutto, comprendano alcune nostre esagerate pretese.

 

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