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Vaticano. Sotto inchiesta l’Apsa e l’Aif, due sigle con tanti soldi

L’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) sta attraversando una bufera dalla quale non si può allo stato prevedere chi ne uscirà indenne. La struttura della Santa Sede che gestisce il patrimonio economico è infatti sotto accusa per “una gestione clientelare e senza regole”. I quattrini provenienti per la massima parte dalla Convenzione finanziaria che “convinse” il Papa a fare la pace con l’Italia (Patti Lateranensi firmati da Mussolini nel 1929) secondo il vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, sono tutti gestiti alla luce del sole: «Confermo e ribadisco: l’Apsa non ha conti segreti o cifrati. In Apsa non ci sono neppure conti di persone fisiche e di altre persone giuridiche, se non i dicasteri della Santa Sede, gli enti collegati e il Governatorato». Pur registrano nel 2018 un utile superiore ai 22 milioni di euro, l’Apsa non ha soldi. Come mai? «Il dato negativo contabile – spiega il vescovo Galantino – è esclusivamente dovuto a un intervento straordinario volto a salvare l’operatività di un ospedale cattolico e i posti di lavori dei suoi dipendenti». E richiama la necessità di «contenere i costi del personale e gli acquisti di materiali» tirando in ballo la tanto strombazzata in Italia e ora anche in Vaticano spending review.

I 2.400 appartamenti gestiti dall’Apsa non sono tutti ad alto reddito. Il 60% è affittato a dipendenti che pagano un canone di affitto ridotto. Clienti? amici? parenti? Forse un censimento ridurrebbe di molto la quota degli “indigenti” a canone ridotto (a proposito: quanto sarebbe?). Anche per i 600 immobili (negozi e uffici) ci sarebbe bisogno di un censimento. È noto che a Roma nei luoghi più “costosi” ci sono palazzi che appartengono alla Santa Sede.

Le turbolenze che agitano l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica sono poca cosa in confronto al ciclone che ha investito un’altra struttura della Santa Sede. L’Autorità di informazione finanziaria (Aif), l’organismo per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, è infatti sotto inchiesta da parte della magistratura vaticana. In un comunicato ufficiale si legge che «il direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria, Tommaso di Ruzza, e i suoi uffici sono stati perquisiti dal Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano in relazione a un’indagine avviata dal Promotore di Giustizia». A scatenare le indagini sono state due denunce presentate qualche mese fa dall’Istituto per le opere di religione (Ior, la banca vaticana che anni fa fu sconvolta dalle vicende legate al crac del Banco Ambrosiano) e dall’Ufficio del Revisore Generale, creato da Papa Francesco per la revisione contabile degli enti e degli organi della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Pare ci sia un “Rapporto di attività sospette che coinvolge diverse giurisdizioni straniere”.

Il presidente dell’Aif René Brülhart ha avviato anche un’indagine interna. Dall’inizio del mese cinque persone, tra le quali il direttore Di Ruzza, sono state sospese cautelativamente dal lavoro.

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