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Vox Italia. Il manifesto dell’ideologo Fusaro è un accrocco

Gli inviti e le telefonate di vecchi compagni di lotta, i quali sono affascinati da un’altra star comparsa nel cielo della politica italiana, mi hanno spinto a dare un’occhiata a “Vox Italia”, il movimento firmato Diego Fusaro. Per prima cosa mi sono premurato di informarmi sulla persona. Sono fuori dai circuiti social e guardo di rado la televisione, ma compulsando youtube è stato facile trovarlo. Ho guardato una decina di suoi interventi e sono rimasto deluso. Intanto, la qualifica di “filosofo” (ma nel comunicato di fondazione del movimento Fusaro si firma “ideologo”) ha la stessa qualità della qualifica di storico che il giornalista Paolo Mieli si è da tempo attribuita intervistando storici veri su fatti della Storia. È come se io, frequentando occasionalmente i coltivatori di limoni di Rocca Imperiale, mi autodefinissi agronomo.

Un filosofo è l’inventore, mi si passi il termine, di una dottrina. È vero che ciascun filosofo sia stato in sostanza un debitore nei confronti dei precedenti e un creditore dei successivi, ma è altrettanto chiaro che abbiamo che fare con uomini che traducono i loro pensieri in sistemi. Non è un filosofo un insegnante di filosofia nei licei né un docente all’università. Perché Fusaro è un filosofo? Uno dei miei figli mi dice che ha scritto una marea di libri, che è il massimo conoscitore di Marx (aiutooo!!!) e che fa il ponte tra la destra e la sinistra.

Insomma, Fusaro non è un filosofo, ma un aspirante politico. Ne avevo avuto sentore guardando su youtube i suoi interventi. Lessico inappuntabile, linguaggio creativo, slogan serviti come verità assolute, autocompiacimento e esibizionismo da soubrette. Tutto qua. Non è che parlando di “turbocapitalismo” dica qualcosa di originale. Perciò sono andato a leggere il “Manifesto politico di Vox Italia”. E ho dato ragione a mio figlio, nel senso che nelle cinque pagine del programma c’è un mix di temi generalmente attribuiti alla destra con quelli targati di sinistra.

Non voglio annoiare nessuno, ma ritengo necessario piluccare ciliegine qua e là in quelle pagine. Avevo intenzione, nel corso della mia commemorazione sui 50 anni di Lotta di Popolo, di pubblicare il nostro manifesto. Un abisso separa i due “prodotti”. Nel nostro c’erano le indicazioni per costruire la nuova società, in questo dell’ideologo Fusaro i capisaldi sono due: rifiuto dell’Europa e appello ai diseredati. Come tanti scioccherelli adusi a gettar via il bambino insieme con l’acqua sporca, anche Fusaro invita ad abbandonare l’Unione europea per «il recupero della sovranità della moneta, che con i Trattati UE è stata sventuratamente delegata a soggetti stranieri».

Sarebbe a dire: torniamo alle vecchie lire così possiamo svalutare quanto ci pare e spendere senza controlli. Il fascino c’è ma l’illusione della libertà svanirebbe non appena ci troveremmo a pagare il petrolio, o qualunque altro bene di importazione, in lire invece che in euro. E quali sarebbero i soggetti stranieri che ci tengono in pugno? Francia e Germania. Stati che, seguendo questa logica, terrebbero in pugno i Paesi Bassi e la Spagna, il Belgio e l’Austria… un mostro bicefalo che artiglia una ventina di Paesi europei. In alcuni Paesi si agitano movimenti anti-Ue e anti-euro e altri, come la Danimarca e il Regno Unito, usano le loro monete nazionali, ma la “cessione di sovranità” non è una condanna decretata da Parigi e Berlino. Tutte le volte che due o più Paesi si accordano su qualcosa ne deriva una reciproca cessione di sovranità. È un dato ovvio. La cosa non vale, però, per la resa senza condizioni dell’Italia nel 1943: i governanti dell’epoca cedettero per intero la sovranità nazionale italiana agli Stati Uniti d’America. E, per dirla tutta, è grazie all’Europa (dai Trattati di Roma in poi) che l’Italia ha recuperato un po’ della sovranità perduta.

È estremamente difficile spiegare a chi non abbia grande dimestichezza con gli accadimenti come un fatto futuro sia influenzato da un fatto passato avendo il presente come cannocchiale. Perciò vado avanti e, acclarato che liberandoci dalle catene europee l’Italia navigherebbe a vele spiegate come un vascello verso i paradisi tropicali, passo all’altro caposaldo dell’ideologo di “Vox Italia”.

Lascio perdere le frasi a effetto tipo «……il movimento politico-culturale VOX ITALIA ritiene che sia giunto il tempo di organizzare una reazione consapevole ed efficace…» e vengo al sodo: «E’ urgente identificare un percorso a favore di tutti gli italiani sfavoritiVox reputa che vi siano oggi le condizioni per una riscossa sociale proprio partendo dalla difesa dei ceti più sofferentiLo sguardo di Vox è rivolto innanzitutto agli sconfitti della globalizzazione, disoccupati, precari e sotto-salariati, orfani di rappresentanza politica, agli invisibili e ai marginali, agli ininfluenti e agli “atomizzati”Il racconto neoliberista colpevolizza poveri ed esclusi, giudicati incapaci di affrontare adeguatamente la sfida ineluttabile della competizione, mentre l’ascensore sociale è bloccato, e chi nasce povero lo rimarrà nonostante i suoi meriti, e viceversa…». È un vero mantra. L’appello agli sfortunati cittadini di serie zeta è accompagnato dall’invocazione per uno Stato «che deve riappropriarsi della sovranità politica e monetaria…». Perciò, spagnoli e austriaci rassegnatevi: i vostri non sono Stati.

Per quanto attiene ai rimedi, poi, non ci sono novità. Sono simili a quelli proclamati da tutti i politicanti: favorire la ricerca, implementare i servizi sociali, investimenti infrastrutturali, portare sangue fresco giovanile nel vecchio corpo della Pubblica amministrazione… l’unica novità è che mancano i soliti soffietti diretti alle donne e ai pensionati.

In sintesi: niente Ue-euro e Stato imprenditore oltre che regolatore. «Alla faccia del bicarbonato di sodio», direbbe Totò.

Ai miei vecchi compagni di lotta chiedo: per la smania di combinare ancora qualcosa alla nostra età, vale la pena accostarci ad un imbonitore?

Da ultimo, riporto una proposizione nella quale un verbo al singolare trae in inganno. Eccola: «Occorrerà a tal fine vincere i dogmi di un giornalismo asservito alle oligarchie europee, che tramite la moneta unica crea povertà, disoccupazione e alienazione sociale nella maggioranza della maggioranza dei popoli del continente». Sono le oligarchie europee che creano povertà e non il giornalismo asservito. Nonostante io denunci da anni i giornalisti “embedded” (uso questo termine che in parte giustifica l’asservimento), so per diretta esperienza che in molti sono quelli indipendenti e, se consentite, mi ci metto dentro.

 

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