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Uomini e animali. La differenza la fa la volontà

La vulgata animalista rappresenta gatti, cani e canarini come dotati di intelligenza, memoria e sentimenti. In queste condizioni è arduo stabilire un discrimine fra noi e le bestie. Uomo essere razionale? «Il mio gatto, caro mio, si fa un po’ di conti prima di leccare la ciotola. È cauto e riflessivo. Vorrei che pure mio figlio fosse così…».

La differenza la fa l’intelligenza? «Ma quando mai! A casa il più intelligente è Asterix. Gli manca la parola, al nostro Jack Russell Terrier, ma capisce e si fa capire. È un po’ prepotente, ma gliele facciamo passare tutte perché è di una simpatia unica».

Mio nonno materno parlava con la coppia di canarini che teneva in gabbia. Non so quale sia il meccanismo, ma sta di fatto che il grado di cultura o lo status sociale non c’entrano. Il filosofo Julius Evola, per esempio, adorava i gatti e guai a parlarne male. Adolf Hitler era affezionatissimo a Blondi, una femmina di pastore tedesco e prendeva in giro Hermann Göring perché andava a caccia con il fucile invece che con l’arco, un’arma che avrebbe garantito agli animali più chance di salvarsi. Alessandro il Grande si occupava teneramente di Bucefalo, un cavallo di razza tessalica e l’imperatore Caligola dichiarò più volte che il suo Incitatus era un cavallo degno di stare tra senatori e consoli. Lo Stupor Mundi Federico II allevava e addestrava personalmente i falchi per la caccia. Imparò a conoscerli talmente a fondo che scrisse il trattato “De arte venandi cum avibus”, un manuale di falconeria studiato fino ai primi dell’Ottocento.

Grandi uomini e grandi donne hanno amato gli animali così come li amano il pensionato e la casalinga. La dimestichezza con la bestiolina (che diventa persona di casa) è diventata una norma di legge. La lotta contro la vivisezione e le sperimentazioni su scimmie, topi e cani è stata condotta con instancabile determinazione. In televisione sono tutti amici degli animali. Non c’è più nessuno che mostri indifferenza al comparire di un vivace Siberian Husky o di un pacioso gatto siamese Seal Point.

Se non è l’intelligenza che ci differenzia dalle bestie, se non è il raziocinio, se non è la capacità di amare e via via elencando, cosa ci differenzia? La parola non è una qualità sufficiente. Un elefante comunica meglio di un pentastellato su Facebook. E dunque?

Una differenza deve esserci per forza, sennò i cani con coda e zampe starebbero in Campidoglio al posto di parecchi consiglieri cani.

A guardare bene, c’è un elemento che stabilisce perentoriamente che gli uomini (sostantivo che comprende maschi, femmine e lgbtq) hanno una marcia in più ed è la volontà. Noi possiamo volere di mangiare, bere e fare l’amore pure quando non ne abbiamo voglia. Esercitiamo il nostro libero arbitrio, come insegna la Chiesa cattolica romana apostolica. È così per davvero? A pensarci bene, sono pochi gli uomini che hanno una volontà. Senti i continui lamenti dell’amico, che si abboffa ingurgitando cibo da mane a sera e da sera a mane. «Mi metto a dieta, ma non riesco farla come si deve. Sono troppe le tentazioni: la televisione rigurgita di merendine, stuzzichini, ravioli e ravioloni. È impossibile resistere. Io ce la metto tutta, ma non ce la faccio». C’è anche quella che pesa un quintale e mezzo e dichiara con faccia di bronzo: «Sto bene come sto. Sto bene con me stessa. Non sento alcun bisogno di dimagrire». È una bugiarda ipocrita che non ha nemmeno il coraggio di ammettere che la sua volontà è inerme di fronte ad una tentatrice fetta di torta.

Del vizio del fumo, nemmeno a parlarne. Sono rari gli uomini che decidono di smettere e lo fanno. Numerosi sono quelli che ricorrono a pasticche, cerotti, sigarette finte e quant’altro. Sono trucchi per autoingannarsi: nessuno smette di fumare grazie all’ipnosi o al farmaco miracoloso. È semplicemente una questione di volontà. Se non ci riesci è perché la tua volontà è scarsa.

Altre dipendenze? La ludopatia, per esempio. Uomini presi dal gioco (oggi soprattutto elettronico) che non sanno smettere.

Inutile proseguire. Le cose stanno in questo modo: è opinione generale che gli animali (soprattutto quelli di casa) abbiano gli stessi nostri comportamenti, sentimenti, eccetera. L’unica qualità che nemmeno un animalista, Nobel per gli studi sui vermi tibetani, può negare ci differenzi dalle bestie è la volontà. Intendiamoci, non parlo della volontà di potenza, bensì di quella terra terra con la quale un uomo guida la propria esistenza. In conclusione si può dire che gli animalisti hanno ragione: gli animali sono uguali a noi e noi siamo loro uguali. Sono esclusi, ovviamente, gli uomini che sanno esercitare la propria volontà.

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