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50° LdP. L’università, una fabbrica di “cretini di Stato”

La matrice di Lotta di Popolo fu il Movimento studentesco di Giurisprudenza. I temi legati al mondo dell’istruzione ci accompagnarono fino alla fine. Avevamo allargato lo sguardo alla geopolitica ed alla politica estera, all’economia ed alla finanza, alle riforme istituzionali e alle lotte sociali, ma mettemmo sempre al primo posto la scuola e l’università perché è sui banchi che si costruiscono le giovani generazioni. Senza un’istruzione di qualità, una società è destinata alla schiavitù quando non alla morte.

Anche i politicanti d’oggi straparlano di formazione e di ricerca, ma fanno poco in realtà. Per prendere voti è sufficiente la citazione. Se ai miei tempi il sistema scolastico zoppicava, oggi è paralizzato. Le riforme che si fanno ad ogni cambio di governo si affastellano le une sulle altre ingenerando caos in una realtà già disordinata.

Cosa volevamo? Una scuola che ci preparasse sul serio mettendo fine all’ingozzamento nozionistico tipo oche da allevamento. Chiedevamo libertà di pensiero. Rifiutavamo l’irreggimentamento in categorie imposte dall’alto.

Non ottenemmo granché. L’unico risultato, come si vide poi, fu l’affiancamento di baroni rossi a quelli neri e bianchi che gestivano scuole e università come feudi personali. Feudi tuttora esistenti. Ma non fa più notizia il marito che associa la moglie alla cattedra, uno zio che lascia in eredità la docenza al nipote, l’amante che sostiene la sventolona nel concorso e riesce ad infilarla in graduatoria. Nepotismi e familismi non fanno più notizia. L’attenzione generale è attratta dall’ultimo twitter di Tizio e dalla battuta fulminante di Caio. Il mondo dell’istruzione è troppo articolato perché basti un twitter; occorre leggere e approfondire, ma a chi gli va? Le dita corrono svelte sulla tastierina per ammirare l’insalata preparata dall’amico, il cagnolino che fa il bagnetto, la smorfia del deputato dormiente. Al massimo si legge l’ultimo libro del comico (ovviamente scritto da altri, visto che quel comico o quella comica non è in grado di scrivere nemmeno una cartolina… le cartoline? e chi le usa più?) o l’autobiografia del tizio morto di freddo a Riccione.

C’è un volantino che illustra la nostra posizione. Fra l’altro è uno dei pochi datati (è del novembre del 1972). L’impaginazione fu fatta a mano con i letraset (trasferibili usati da grafici architetti etc.) da non mi ricordo come si chiamava che ci mise parecchio impegno. Il testo non è uno dei migliori, ma trasmetteva adeguatamente il nostro messaggio controcorrente. L’elemento da cui si capisce che volevamo far sapere di essere “cresciuti” è la firma “OLP Organizzazione Lotta di Popolo Nucleo universitario”. Insomma, siamo un grande movimento e disponiamo di una struttura ad hoc che si occupa dell’università. Era sostanzialmente un bluff. A gestire le cose eravamo sempre i soliti.

L’immagine del busto metà parruccone e metà teschio era all’epoca famosa: creata a Torino, fu, se non il primo, uno dei primi simboli delle lotte universitarie prima del ’68.

Questo il testo del ciclostilato (https://internettuale.net/3003/50-lotta-di-popolo-gli-inizi-a-roma-alluniversita): 

«QUESTA UNIVERSITA’ è inutile e pericolosa. È una bianca galera a cui il regime borghese ha condannato intere generazioni di studenti.

QUESTA UNIVERSITA’ non dà cultura, ma, al contrario, è uno strumento di oppressione culturale: ogni personalità, originalità, iniziativa, viene ridotta a mediocre conformismo.

QUESTA UNIVERSITA’ è una fabbrica di lauree per “cretini di Stato”: sforna cervelli livellati per rifornire di alienati ministeri e industrie.

Politicanti e professori, liberi docenti e bidelli, editori e librai, assistenti e gerarchi di tutti i partiti hanno formato – in una scuola in cui l’unico testo di sincerità rimane la parete delle latrine – una trama di corruzione e di scandali su cui si reggono facoltà ed istituti.

IN QUESTA UNIVERSITA’ una casta chiusa, il potere accademico, insegna il consumo passivo della cultura borghese.

Ma la cultura non si tramette dall’alto di una cattedra occupata da intellettuali impegnati a destra o a sinistra e non si apprende da libri stampati soltanto per arricchire dei parassiti che vegetano e prosperano vendendo inutili nozioni.

IN QUESTA UNIVERSITA’ dall’alto delle cattedre dietro gli scudi della polizia protetti dalle mafie di tutti i partiti in nome di Marx, di Plebe e di don Sturzo

GERARCHI ROSSI E TRICOLORI

hanno diviso gli studenti in opposte fazioni – destra e sinistra, comunisti e fascisti, buoni e cattivi – per conservare i propri privilegi e rafforzare il regime.

UNITA’ DEGLI STUDENTI

contro:

le istituzioni capitalistiche e collettivistiche

per:

diventare forza politicamente cosciente del proprio popolo

per:

una rivoluzione culturale in grado di penetrare nel cuore delle folle, distruggere le sette e ricreare il popolo.

RIPRENDIAMOCI L’UNIVERSITA’».

Bisogna prendere atto che il Pci stravinse la guerra: immettendo nell’università gli schemi fascismo/antifascismo, destra/sinistra, comunisti/anticomunisti, impedì la saldatura degli studenti in lotta privandoli della forza necessaria per scuotere il sistema dalle fondamenta. In questi ultimi tempi l’erede, cioè il Pd, sta provando senza successo a rifare il trucchetto. Più che rallentare la crescita di Casapound non può fare. Fenomeni come Berlusconi, prima, e Salvini e Grillo, poi, hanno scombinato tutto e il Pd usa carte napoletane ad un tavolo dove si gioca a poker.

 

 

 

 

 

 

 

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