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50° LdP. La marcia del Pci verso il potere ed il “golpe Borghese”

Il 17 marzo del 1971, il quotidiano “Paese Sera” sbatte in prima pagina il “mostro Borghese” raccontando di un suo fallito tentativo di colpo di stato. Il principe Junio Valerio Borghese, famoso comandante della irriducibile “X Flottiglia MAS” (i suoi “maiali”, a guerra finita, affondarono due trasporti di armi per Israele) e fondatore, nel 1968, del “Fronte Nazionale”, venne accusato, insieme con altri, di aver tentato di “sovvertire l’ordine costituito” (anni dopo, comunque, venne prosciolto).

Era una bella sera. Passeggiavamo per Velletri, dove eravamo andati ad impetrare dal nostro amico tipografo la grazia di stamparci un altro numero del giornale con la promessa che avremmo presto saldati i debiti pregressi, quando Ugone propose di andarcene al cinema. Massimo andò all’edicola a comprare “Paese Sera” che, nell’edizione serale, portava nell’ultima pagina titoli, sale e orari aggiornati. Con gli altri giornali si correva il rischio di arrivare di corsa al cinema e scoprire che il film era un altro o che l’orario era cambiato. Con il quotidiano comunista non si prendevano buche (soltanto per gli spettacoli; per il resto era più o meno come la “Pravda”, il giornale russo che tutto stampava fuorché la verità strombazzata nella testata).

Massimo tornò di corsa sbandierando il giornale. A tutta pagina e grossi caratteri maiuscoli c’era scritto: “Complotto neofascista”. L’articolo era un’accozzaglia di “si dice” e di fantasiose “ricostruzioni”. Ma quello che ci spinse ad analizzare meglio la cosa fu che la notizia era vecchia. Il fatto risaliva alla notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970 e la notizia usciva più di tre mesi dopo, a marzo del 1971. Lo “scoop” era stato evidentemente pianificato a tavolino. Da chi? Ecco la prima domanda; alla quale seguirono altre.

Ricordo perfettamente quando nel cuore della notte arrivavano telefonate provocatorie del tipo “Ami la tua patria?”, “Sei disposto a dare la vita per l’Italia?”, “Sei un sincero anticomunista?”. Né io, né Ugo demmo importanza alla cosa, ma comunque ne fummo incuriositi e così ci demmo da fare per scoprire da quale parte arrivassero quelle “provocazioni”. Eravamo a novembre, faceva freddo e io ero in piena attività organizzativa (a Natale tornavo a Salerno dai miei e mi dovevo inventare, dato che ero sempre senza una lira, un modo per portare un po’ di regali a casa) per cui non mi impegnai più di tanto. Le notizie cominciarono ad arrivarci più o meno a metà dicembre. Entrando da un ingresso secondario, alcuni “camerati” avevano preso da un’armeria del Viminale, sede del ministero dell’Interno, una decina di MaB (Moschetto automatico Beretta), che poi avevano dovuto restituire. Nella palestra di via Eleniana, dov’era convenuto un centinaio di altri “camerati”, era stato proiettato un film in attesa di entrare in azione. Il proiezionista mi raccontò che il proiettore gliel’aveva procurato un funzionario dell’Ambasciata americana e questo era, secondo lui, la conferma che la Cia era d’accordo con l’impresa. Poi sapemmo anche della lunga marcia notturna di un reparto di forestali di Rieti che avrebbero dovuto occupare la Rai. Obiettivo non raggiunto perché s’erano persi per strada. In pochi giorni, sapemmo quasi tutto. A Natale, quand’ero già a Salerno da una settimana, scoprii che anche negli ambienti missini salernitani si sapeva dell’ennesima avventura del Comandante.

Tornando a quella serata veliterna, non andammo più a cinema ma ci mettemmo a stilare un volantino. La nostra analisi era fondata su fatti e, soprattutto, dovevamo subito chiarire la posizione di “Lotta di Popolo”, nella speranza di evitare la bufera scatenata dalla “rivelazione” chiaramente orchestrata dal Pci.

Qui di seguito il testo di quel volantino che intitolammo “COLPO DI STATO: GENESI DELLA REPUBBLICA CONCILIARE”.

«Gli articoli allarmisti sul presunto colpo di stato, tentato il 7 dicembre scorso da alcune organizzazioni extraparlamentari di estrema destra, rappresentano la risposta del PCI al ripensamento di 90 parlamentari democristiani nei confronti della linea di apertura al partito comunista.

L’ORGANIZZAZIONE “LOTTA DI POPOLO” FA RILEVARE CHE LA COSIDDETTA STAMPA D’INFORMAZIONE INFORMA SOLO QUANDO CIO’ FA COMODO A DETERMINATE CRICCHE DI POTERE; CHE LA MAGISTRATURA SI MUOVE SOLO SE SPINTA DAGLI INTERESSI DEI POLITICANTI; CHE IL PCI ORMAI E’ DISPOSTO A GIOCARE TUTTI GLI ASSI PUR DI RAGGIUNGERE IL REGIME CONCLIARE.

Quello che la stampa chiama “colpo di stato” in realtà non è stata altro che un’azione chiaramente strumentalizzata da ambienti vicini al ministero degli interni per fini di pressione e di ricatto nei confronti di determinati ambienti politici (vedi sia la paventata definitiva cessione della zona B alla Yugoslavia, sia le nuove possibilità di apertura al PCI).

In particolare durante la progettata visita di Tito (https://internettuale.net/3180/50-lotta-di-popolo-il-cavaliere-di-gran-croce-tito-e-leuropa) in Italia dovevano convenire a Roma varie migliaia di profughi istriani e dalmati, che, di concerto con organizzazioni di estrema destra guidate da Borghese, presidente del “fronte nazionale” e di alcuni ufficiali dei CC, avrebbero dovuto organizzare violente manifestazioni – al limite di carattere insurrezionale – per garantire all’Italia la zona B; a ciò si aggiungeva l’interesse sovietico di evitare un ulteriore aggancio della Yugoslavia all’occidente.

Tutta l’azione si risolveva in uno squallido raduno frazionato in tre diversi appuntamenti per convergere sul Viminale ed impadronirsi dei centri di informazione: obbiettivi non raggiunti perché bloccata dal “provvidenziale” intervento dell’aiutante di campo del Borghese, un capitano del SID.

Lotta di Popolo precisa che tutti gli ambienti politici romani e nazionali dal dicembre scorso erano a conoscenza delle “grandi manovre” e denuncia

UNITAMENTE ALLA MALAFEDE DEL PCI E DELL’ESTREMA SINISTRA NEL CONDURRE, DOPO TANTO TEMPO CHE NE ERANO A CONOSCENZA, UNA CAMPAGNA STAMPA ALLARMISTA IN CHIAVE DI “ANTIFASCISMO”, QUEGLI ELEMENTI DI ESTREMA DESTRA CHIARAMENTE STRUMENTALIZZATI DA UN GIOCO POLITICO DI VERTICE E DISSOCIA LA SUA PRESENZA POLITICA DAGLI SPORCHI INTERESSI CONSUMATI ALLE SPALLE DEL POPOLO».

Le vicende di Trieste, del Territorio Libero, delle occupazioni angloamericane, iugoslave e italiane vanno dal 1947 al 1975 allorché, a Osimo, fu firmato il trattato definitivo tra l’Italia e la Iugoslavia. Il riferimento nel volantino alla “Zona B” è in qualche modo riassuntivo: Trieste era stata provvisoriamente divisa in due, la “Zona A” all’Italia e la “B” alla Iugoslavia. Nei piani del Maresciallo Tito (e di una cricca di politicanti italiani) c’era l’annessione definitiva della “B” al suo Paese. Il nostro esperto per le questioni istriano-dalmate era Paolo, ma non lo contattammo per non perdere tempo (Paolo è uno spaccacapelli: se gli chiedi che film ha visto ieri, ti risponde cominciando dai Fratelli Lumiére).

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