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50° LdP. Quando l’Italia era spaventata dalle bombe politiche

C’è stato un tempo nel quale scoppiavano bombe e si registravano attentati di tutti i tipi. La vulgata dominante dava la colpa ai “terroristi neri”. Anche quando gli ordigni erano made in mafia, c’era sempre qualcuno che inventava di sana pianta collegamenti con “ambienti neofascisti”. Quella stagione è passata e tante verità non sono ancora emerse. Oggi in Italia, com’è noto, operano molti gruppi e movimenti che per comodità etichettiamo come “fascisti”, ma soltanto in ambienti “anarchici” (le virgolette sono d’obbligo quando si tratta di bombe politiche) si registra un attivismo esplosivo, diciamo così.

Lotta di Popolo”, prima dell’autoscioglimento deciso per non farci incastrare da chi davvero metteva le bombe, provò più volte a fare un’analisi e a spiegare come stessero in realtà le cose. Sopra le nostre teste e sulla nostra pelle, s’ordivano giochi di potere (guerre tra i vari servizi segreti e all’interno di ciascun servizio; genocidi fra correnti democristiane; selezioni infraspecifiche a sinistra tra comunisti di varie chiese…) che eravamo costretti a subire. Era compito, poi, dei giornalisti embedded diffondere veline (non soltanto di polizia) e documenti giudiziari. Va anche ricordato che quegli stessi cronisti, pronti a dare la paternità fascista a bombe e attentati, scrissero “cosiddette Brigate Rosse” fino a quando non si poté più nascondere la loro identità ideologica. Successivamente, accertato che si trattava di comunisti, più di qualcuno si diede ad elaborare sofisticate teorie a base di servizi segreti stranieri e delle inevitabili “provocazioni fasciste”.

La stampa libera non c’è mai stata in Italia per il semplice fatto che i giornalisti (per primi quelli che contano) sono parte del potere e le loro posizioni sono funzionali alle strategie dei loro centri di riferimento.

Inutile dilungarsi. Qui propongo la lettura di un volantino che ciclostilammo il 22 marzo del 1972. È senza titolo (non ricordo il motivo, probabilmente non trovammo un accordo soddisfacente) ma è sufficientemente chiaro sulla nostra posizione.

Ecco il testo (lascio intatte maiuscole e minuscole): 

«Con il caso Feltrinelli, bombe, violenza e stragi sono state addossate ai gruppi extraparlamentari alla sinistra del pci; con il caso Rauti-Freda-Ventura, altre bombe, altra violenza ed altre stragi sono state addossate alla “destra nazionale”. Le clamorose montature: Valpreda innocente/colpevole, bombe-Feltrinelli/ bombe-Rauti sono servite a ricreare la paura degli opposti estremismi, a ricostituire il centro-sinistra post-elettorale e a facilitare le manovre governative del pci. Il partito comunista, infatti, condanna la ”gratuita” violenza dei gruppuscoli alla sua sinistra e si presenta come vero e proprio partito d’ordine per garantire, così, un “pacifico” autunno sindacale, necessario alla concentrazione del grande capitale per la strutturazione dello stato tecnocratico.

DA QUATTRO ANNI IN ITALIA SCOPPIANO BOMBE POLITICHE: DA QUATTRO ANNI I VERI COLPEVOLI SONO PROTETTI DALLA PROPAGANDA DEL “REGIME”.

La violenza è del sistema: le bombe sono volute da chi se ne serve per manovre di potere e per ricatti a livello di governo.

A cavallo degli anni settanta le due strategie, che si contrappongono nell’arco dei partiti e che hanno portato il paese in un clima di violenze, si sono servite delle “bombe di stato” soprattutto per colpire e strumentalizzare ogni forma di contestazione (dal movimento studentesco al popolo di Battipaglia-Reggio-Castellammare etc.) pericolosa per la stessa stabilità di tutte le istituzioni parlamentari.

La strategia delle riforme, sostenuta dal psi, dal pci e dalla dc di Moro, distrae le forze popolari dalla lotta al sistema borghese e mette in crisi la piccola industria impreparata ad affrontare una concorrenza dei grandi monopoli, che puntano anche ai mercati dell’est.

Dall’altra parte il capitale arretrato, collegato alle forze parlamentari di destra, oppone una strategia della tensione che prospetta una soluzione “forte”, escludendo la partecipazione del pci (golpe-Segni-Saragat…).

Le forze extraparlamentari marxiste-leniniste, limitate da sorpassati schemi ideologici e perciò trascinate nella logica fascismo-antifascismo/comunismo-anticomunismo, hanno dimenticato le istanze rivoluzionarie, che pure esistevano alla base.

L’OLP NON SI E’ MAI PRESTATA A GIOCHI DI POTERE O A MANOVRE ELETTORALI CONSUMATI SULLA PELLE DEL POPOLO. L’ORGANIZZAZIONE LOTTA DI POPOLO E’ NATA PER UNIRE IL POPOLO ITALIANO NELLA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE AL DI FUORI E CONTRO LE FORZE POLITICHE E LE IDEOLOGIE CHE ATTUALMENTE LO DIVIDONO E LO SOGGIOGANO».

Per i nomi citati (Valpreda, Rauti etc.) basta cercare su google, per la verità sugli attentati tocca aspettare. Noi non ne sapevamo molto. Applicavamo la logica. Non avevamo infiltrati nei piani alti del Palazzo. Stavamo attenti alle date, ai collegamenti tra un fattaccio e l’altro, alle riunioni-convegni ufficiali, alle ipotesi della stampa estera. Insomma, le nostre fonti di informazione erano quelle che erano, ma, dai rapporti con altri movimenti (e personali con uomini e donne delle sinistre), ci appariva chiaro che, a parte la manovalanza, era in alto che si confezionavano bombe e attentati.

 

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