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Osate sfidare il riscaldamento globale con un dibattito scientifico?

500 scienziati: Emergenza climatica, una bufala che costa soldi

Il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti ha invitato le scuole a giustificare le assenze degli studenti che il prossimo venerdì 27 settembre parteciperanno al “Global Strike” di Greta Thunberg, la ragazzina ecologista svedese diventata popolare strillando che siamo «alla vigilia di un’estinzione di massa».  E l’ha anche ripetuto intervenendo al “Vertice sul clima” nel corso della 74esima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu. Ha fatto un discorso stile talebano, proclamando che «interi ecosistemi stanno collassando». Nel lungo elenco dei gretini si è inserito anche Fioramonti. Bravo! Nella circolare ministeriale ha scritto che fare filone a scuola per il clima (bigiare, fare sega, marinare, zumpare… il verbo cambia di regione in regione) non è brutta cosa «stante il valore civico che la partecipazione riveste».

Al vecchio contestatore, vengono in mente gli scioperi per l’Alto Adige che costavano sospensioni e terribili voti in condotta con conseguenti esami a settembre di tutte le materie, religione ed educazione fisica incluse. Adesso, gli scioperi saranno giustificati se avranno “un valore civico”. Perciò, vai con gli scioperi contro la fame nel mondo, contro i neoschiavisti che costringono i bambini ad imbracciare le armi e sfruttano senza pietà i flussi migratori. Avanti con gli scioperi contro la droga… ce ne sono a decine di temi con il valore civico.

L’ex assistente parlamentare (in gergo, portaborse) di Antonio Di Pietro, inseritosi tra i grillini fino ad essere promosso viceministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca nel governo Lega-Cinquestelle e poi ministro in questo Pd-Cinquestelle, ha giocato sul sicuro. Fioramonti lo sa che i giovani virgulti di questa scassatissima Italia si muovono soltanto se invitati da personaggi come Greta. Con la testa china sul telefonino, seguono i temi di moda e le persone che vanno in televisione, sognando di andarci pure loro, a fare i tronisti et similia.

Il vero tema, però, non sono le uscite estemporanee di un ministro a caccia di visibilità e neppure gli allarmismi isterici di una ragazzina spinta non si sa da chi sulle tribune più alte. L’argomento è: perché non si dà spazio anche agli scienziati che contestano la tanto strombazzata “emergenza climatica”? (https://internettuale.net/3197/sciopero-per-il-clima-i-danni-del-terrorismo-culturale) (https://internettuale.net/2988/il-sole-causa-i-mutamenti-climatici).

Per esempio su un sito francese (www.climato-realistes.fr) sotto il titolo “Des scientifiques de 13 pays écrivent au secrétaire général des Nations unies contre l’alarmisme climatique”, è stato pubblicato un appello contro l’allarmismo climatico sottoscritto da 500 scienziati. L’appello è accompagnato da una lettera firmata da 14 scienziati europei (c’è anche un italiano, evidentemente not embedded) datata 23 settembre e indirizzata a: “Sr. António Guterres, Secretary-General, United Nations, United Nations Headquarters, New York, NY 10017, United States of America. Ms. Patricia Espinosa Cantellano, Executive Secretary, United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC Secretariat, UN Campus, Platz der Vereinten Nationen 1, 53113 Bonn, Germany”.

Ecco il testo tradotto:

«Eccellenze, non c’è emergenza climatica. Una rete mondiale di oltre 500 scienziati e professionisti esperti del clima e di campi correlati hanno l’onore di inviare alle Vostre Eccellenze l’annessa “Dichiarazione europea sul clima”, di cui i firmatari di questa lettera sono gli ambasciatori nazionali. I modelli di divulgazione generale sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale sono inadeguati. È pertanto crudele nonché imprudente sostenere la perdita di trilioni di dollari sulla base dei risultati di modelli così imperfetti. Le attuali politiche climatiche indeboliscono inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita nei Paesi a cui è negato l’accesso all’elettricità permanente a basso costo.

Vi invitiamo a seguire una politica climatica basata su solida scienza, realismo economico e reale attenzione a coloro che sono colpiti da costose e inutili politiche di mitigazione.

Vi invitiamo inoltre a organizzare con noi all’inizio del 2020 un incontro costruttivo di alto livello tra scienziati di fama mondiale di entrambe le parti del dibattito sul clima. Questo incontro renderà effettiva l’applicazione del giusto e vecchio principio di buona scienza e giustizia naturale secondo il quale le due parti devono poter essere ascoltate in modo completo ed equo. Audiatur et altera pars!

Rispettosamente, gli ambasciatori della Dichiarazione europea sul clima:

Guus Berkhout, professore (Paesi Bassi), Richard Lindzen, professore (Stati Uniti), Reynald Du Berger, professore (Canada), Ingemar Nordin, professore (Svezia), Terry Dunleavy (Nuova Zelanda), Jim O’Brien (Irlanda), Viv Forbes (Australia), Alberto Prestininzi, professore (Italia), Jeffrey Foss, professore (Canada), Benoît Rittaud, docente (Francia), Morten Jødal (Norvegia), Fritz Varenholt, professore (Germania), Rob Lemeire (Belgio), Viconte Monkton of Brenchley (Regno Unito)».

 

Ed ecco alcuni stralci della “Dichiarazione europea sul clima”:

«La scienza del clima deve essere meno politicizzata, mentre la politica del clima deve essere più scientifica. Gli scienziati devono affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni nelle loro previsioni sul riscaldamento globale, e i leader politici devono valutare in modo spassionato i benefici e i costi reali dell’adattamento al riscaldamento globale, nonché i costi reali e i benefici attesi della mitigazione.

La documentazione geologica rivela che il clima della Terra varia da quando esiste il pianeta, con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

Il mondo si è riscaldato con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto, e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare basandosi sulla forzatura netta umana e allo squilibrio radioattivo. Questo ci dice che siamo lungi dal comprendere il cambiamento climatico.

I modelli climatici presentano molte carenze e sono difficilmente sfruttabili come strumenti decisionali. Inoltre, probabilmente esagerano gli effetti dei gas serra come la CO2. Infine, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO2 è benefico.

La CO2 non è un inquinante. È essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più CO2 fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO2 nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricoltura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità o altri disastri naturali simili, né che li renderebbe più frequenti.

Non vi è quindi motivo di panico e di allarmarsi. Ci opponiamo fermamente alla politica inutile e irrealistica di neutralità carbonica proposta per il 2050. Fino a quando non emergeranno approcci migliori, il che certamente accadrà, abbiamo ampio tempo per riflettere e adattarci. L’obiettivo della politica internazionale deve essere quello di fornire energia affidabile ed economica, permanentemente e in tutto il mondo».

L’iniziativa controcorrente è stata promossa dal geofisico docente all’Università dell’Aia Guus Berkhout e fino ad ora ha visto collaborare scienziati e associazioni di 13 Paesi.

 

 

 

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