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Imma Tataranni, una fiction Rai senza negri, gay e disabili

La prima puntata della nuova serie televisiva (pardon, fiction) “Imma Tataranni –Sostituto Procuratore” è stata alquanto deludente. Tra i personaggi non c’è nemmeno un negro. Anche la badante della madre della protagonista è una bianca dell’Est Europa. Non c’è un negro al ristorante e nemmeno nella discoteca. Bianco è anche il carabiniere che assiste la magistrata nelle sue indagini. Eppure, il Quirinale ha dato il buon esempio mettendo in bella vista un corazziere negro durante le consultazioni per il governo. Qui le uniche un po’ scure di pelle sono due ragazze marocchine, una assassinata e l’altra morta dopo aver dato la pista risolutiva alla scatenata Tataranni.

E veniamo ai portatori di handicap. Anche in questo settore, nemmeno uno. Nelle fiction Rai c’è sempre un posticino per un volenteroso disabile. Stavolta niente. Ma non è che Mariolina Venezia, l’autrice dei romanzi dai quali è stata ricavata la versione televisiva, sia un pochettino razzista? Una di quelle per le quali esiste soltanto la razza bianca sana nel corpo e nella mente?

Il fatto più straordinario è l’assenza di omosessuali. Non c’è un gay, nemmeno un parrucchiere, o una lesbica, sia pure vista di sfuggita. Mancano quei bellissimi abbracci e baci tra uomini con tanto di trasporto musicale. Non ci sono due donne che si carezzano e fanno ahhh! tutte goduriose.

Almeno un travestito, perbacco! Manco a pagarlo oro.

E che dire di quelle appassionanti scene di sesso nelle quali i due si spogliano furiosamente a vicenda? Quei corpi nudi… una volta se si vedeva di più il culo di lui era perché il regista o era gay oppure era una donna; se, invece, il più inquadrato era il fondoschiena di lei il regista al massimo era un guardone ma di sani appetiti sessuali. In “Imma Tataranni –Sostituto Procuratore”, tra il magistrato femmina e il marito maschio una breve effusione e poi cambio di scena. Per di più, il contatto fisico avviene tra risatine e sfottò: roba da pazzi. Ma dove siamo finiti? negli Anni Cinquanta?

A non parlare della ragazzina figlia dei due. Lei ha i soliti problemi dell’adolescenza: fare quello che fanno gli altri, avere gli oggetti che hanno gli altri. Non è drogata, non è innamorata del professore di matematica, non si prepara a scappare di casa. È una normalissima ragazzina scioccherella, come tutte o quasi quelle della sua età.

Una prima puntata che brilla per povertà di inclusioni. È inutile che autori e interpreti si siano dati tutti da fare per confezionare un prodotto godibile. Vane anche le carrellate su Matera, i Sassi, i panorami, il mare, le campagne… tutta la bravura del mondo non può compensare tante deficienze “sociali”.

Ahi!, terribile dimenticanza. Il giovane carabiniere non sbatte contro le porte, ha delle utili intuizioni investigative, insomma è fuori dei soliti cliché. È un bel ragazzo un po’ naif, il quale è convinto che la sua ragazza sia in vacanza a Ibiza con le amiche… ma quando mai una ragazza in vacanza se ne torna a casa senza il ricordo di un flirt più o meno romantico?

Probabilmente le associazioni di categoria (lobby Lgbtiq, consorzi per disabili, associazioni per l’integrazione razziale etcetera ecceterone) stanno già preparando forti documenti di condanna per l’assoluta insensibilità sociale della fiction. Ancora più probabile è che ai piani alti della Rai siano arrivate telefonate di grossi personaggi pressati dai sodalizi di cui sopra.

Nella seconda puntata si vedrà almeno un negro nelle vesti di un santo sacerdote, un bacetto fra gay, un abbraccio con sospiri muliebri? Mah!

Postilla: negro non è affatto offensivo nella lingua italiana, lo è invece in quella americana, ma gli italiani come al solito hanno scelto di fare i pappagalli.

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