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L'inefficienza con relativi sprechi a volte dipende dalla mancanza di innovazione

Italia: 110 miliardi di evasione fiscale e 200 di sprechi pubblici

Gli esperti calcolano che l’evasione in Italia ammonti a circa 110 miliardi di euro. Una cifra enorme, che però perde almeno la metà del peso a fronte dei circa 200 miliardi di euro che vanno in fumo ogni anno bruciati nel forno degli sprechi e dell’inefficienza della Pubblica amministrazione. C’è chi sogna sia di recuperare i miliardi degli evasori sia quelli dello Stato sprecone. Con il sistema vigente, ambo le cifre sono destinate ad aumentare e non diminuire. Uno sguardo all’attuale ceto politico dominante è sufficiente a prevedere che lo stato delle cose potrà solo che peggiorare.

L’Ufficio Studi della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese mestre) ha usato fonti diverse per calcolare la massa degli sprechi pubblici. Qui di seguito l’elenco stilato dalla Cgia:

Il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la Pa (burocrazia) è pari a 57 miliardi di euro (Fonte: The European House Ambrosetti);

i debiti commerciali della Pa nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi di euro (Fonte: Banca d’Italia);

il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti);

se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi di euro all’anno (Fonte: CER-Eures);

sono 24 i miliardi di euro di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale alla media Ue (Fonte: Discussion paper 23 Commissione Europea);

gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 23,5 miliardi di euro ogni anno (Fonte: ISPE);

gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno (Fonte: The European House Ambrosetti-Ferrovie dello Stato).

Un capitolo a parte è quello dei costi delle inadempienze statali nei confronti della Ue. La Cgia di Mestre ha contato che dal 2002 ad oggi sono state 1.358 le procedure avviate contro l’Italia: altri soldi che sfumano per multe e ammende evitabili se la Pubblica amministrazione fosse mediamente (a livello europeo) efficiente. Tra le procedure aperte, l’Ufficio studi elenca quelle sulla qualità dell’aria nelle città, sull’arsenico nell’acqua potabile, sull’inquinamento nell’area dell’ex Ilva di Taranto e sui tempi biblici di pagamento della Pa alle imprese. In totale sono in corso 64 casi di violazione del diritto dell’Unione e 7 casi di mancato recepimento delle politiche europee.

A spiegare il senso della ricerca (ed evitare che sembri una difesa dell’evasione) è il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: «E’ verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte delle risorse nascoste al fisco, la nostra macchina pubblica avrebbe più risorse, funzionerebbe meglio e, forse, si potrebbe ridurre il carico fiscale. Tuttavia, è altrettanto plausibile supporre che se si riuscisse a tagliare sensibilmente le inefficienze presenti nella spesa pubblica, il Paese reale ne trarrebbe beneficio e, molto probabilmente, l’evasione e la pressione fiscale sarebbero più contenute. Non a caso molti affermano che la fedeltà fiscale di un Paese sia direttamente proporzionale al livello delle tasse a cui sono sottoposti i propri contribuenti».

Gli studi e le analisi sono sempre interessanti, ma quasi mai utili. Per esempio, il risultato di questa ricerca sull’evasione e gli sprechi è soltanto quello di occupare per un giorno un po’ di spazio sui media. Anche perché la gente è talmente assuefatta/distratta che manco ci fa caso.

 

 

 

 

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