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Israele vota. In campo falchi, falchetti e nessuna colomba

Israele va al voto anticipato mercoledì 17. Stando ai sondaggi, qualunque sarà il risultato, si sposteranno di poco gli attuali equilibri. Il padre-padrone del “Likud” (un partito che più sionista non si può) punta sul consenso alla sua politica di ampliamento del territorio. Benyamin Netanyahu, infatti, ha promesso di estendere la sovranità di Israele su tutti i cosiddetti “insediamenti spontanei” (nella foto) nella Valle del Giordano. Bibi (come lo chiamano i media per renderlo più digeribile agli avversari) sta anche facendo la guerra ai Palestinesi di Gaza senza che nessuno (eccetto i bombardati) se ne accorga (https://internettuale.net/3115/israele-vota-per-fottersi-la-cisgiordania).

Nonostante gli impegni di Bibi Netanyahu all’espansionismo, i sondaggi danno in vantaggio l’alleanza “Kahol Lavan” (“Blu-Bianco”, i colori della bandiera israeliana). Il cartello include il partito “Hosen Leyisrae” (“Resilienza per Israele”) fondato da Binyamin Gantz, il generale della repressione delle Intifada, il partito “Yesh Atid” (“C’è un futuro”) fondato dall’ex mezzobusto televisivo Yair Lapid, il partito “Telem” (‘Movimento per il rinnovamento nazionale”) fondato dall’ex-ministro della Difesa Moshe Ya’alon e alcuni candidati indipendenti con a capo il generale Gabi Ashkenazi, l’ex comandante della famigerata operazione “Piombo Fuso”, che dieci anni fa portò morte e distruzione a Gaza.

Insomma l’alleanza “Blu-Bianco” è in gran parte militare e Benny Gantz (anche l’ex ramatkal, cioè comandante supremo, ha un nomignolo di digeribilità) agli elettori promette di proteggere i “coloni” nella Valle del Giordano. Non è aggressivo come Bibi, ma Benny è un militare e non ha bisogno di fare la faccia feroce: lui bombarda senza tante chiacchiere.

È vero che i sondaggi danno la vittoria all’alleanza “Kahol Lavan”, ma il “Likud” è ancora abbastanza forte per cui si prevede che nessuno supererà i 60 seggi sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano.

Di fronte ad un prevedibile stallo, un governo potrà nascere soltanto da una coalizione della quale potrebbero far parte il partito “Israel Beytenu” (“Israele casa nostra”) di Avigdor Lierberman, il moldavo che raccoglie i voti degli immigrati russi, o il partito “Otzmà Yeudit” (“Potere Giudeo”), ultranazionalista e dichiaratamente antiarabo.

Tra quattro giorni avremo i risultati del voto, ma dai programmi e dai partiti in lizza non emergono grandi differenze: resta la strategia di Israele di occupare poco alla volta tutto l’occupabile e di emarginare i Palestinesi (molti a Tel Aviv vogliono cacciare anche gli arabi con passaporto israeliano). Tra Bibi che vuole inglobare anche Gaza con un risolutivo intervento militare e Benny che dichiara di voler proteggere le colonie abusive, non rimane molto spazio per una seria politica dei “due Popoli, due Stati”. Gli elettori sceglieranno tra falchi e falchetti. In lizza non ci sono colombe.

 

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