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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha posto Gentiloni sotto la tutela di Dombrovskis

Commissione Ue. Il pennacchio sul cappello del conte Gentiloni

Finalmente negli ambienti Ue l’Italia è apprezzata! Noooo? Eppure con il governo tripartito (Pd-Leu-Cinquestelle) un politico italiano è stato nominato commissario agli Affari economici. L’ex portavoce capitolino ai tempi del sindaco piacione Francesco Rutelli, l’ex presidente del Consiglio, l’ex deputato della Margherita e dell’Ulivo, presidente del Pd etcetera ecceterone Paolo Gentiloni Silveri (il doppio cognome ce l’ha perché è un conte) occupa una delle poltrone più importanti della Commissione europea. È stato l’attuale inquilino di Palazzo Chigi Giuseppe Conte il deus ex machina di cotanta nomina? Borioso, presuntuoso e pesce lesso della provocazione (dice le peggio cose con la faccia appassita, l’occhio smorto, la lingua farfugliante tra le labbra impicciate) il Bisconte (rassegnati Gentiloni!) fa di tutto per accreditarsi come uno che a Bruxelles lo-stanno-a-sentire. Ha incassato auguri e complimenti da tutte le parti quando ha ottenuto la nomina dalla vecchia volpe democristiana (che resta al Quirinale e non finisce in pellicceria per via degli animalisti) Sergio Mattarella.

Mi sovvengono le lezioni che impartivo agli aspiranti cronisti, quando spiegavo che ricevere i complimenti da un politicante è brutto segno. Se fai un buon lavoro scrupoloso onesto puntuale, ti accuseranno di aver frainteso, di essere un complice del nemico; se invece il tuo è un articolo che non dice niente, ti arrivano subito le felicitazioni. Ma anche spintarelle per la carriera. I giovani virgulti sapevano di dover scegliere tra la carriera e l’onestà intellettuale (manco a dirlo: i più hanno scelto la carriera e quando mi incontrano fanno finta di non vedermi). La parentesi autobiografica l’ho inserita perché sia chiaro che se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si complimenta con Conte sarà l’Italia che dovrà poi pagare il conto.

Però Gentiloni ora siede su una poltrona ambita più che mai in questo periodo di crisi, recessioni, rallentamenti. Quindi è un’ottima notizia e per una volta applaudiamo a questo traguardo raggiunto da un politico italiano. Purtroppo non è così. Non possiamo applaudire. Nello scambio di pedoni, cavalli, alfieri e torri (Re e Regina appartengono alla Germania e alla Francia), il Pd ha ottenuto un posto in Ue per aver sacrificato alcuni posti in Italia. E Conte aveva l’urgenza di presentarsi all’elettorato come l’uomo forte che aveva imposto un italiano agli Affari economici.

Non possiamo applaudire perché quella nomina è una finta, un teatrino allestito per dare una mano al tripartito. Una patetica riedizione del gioco delle tre carte. In effetti, il lettone Valdis Dombrovskis è stato nominato vicepresidente esecutivo per l’Economia. Sarà lui a coordinare gli interventi, è lui il commissario per i servizi finanziari, sta a lui la supervisione delle politiche di bilancio. E Gentiloni? Farà quello che ha sempre fatto: prima di muovere un dito, telefona. Lo faceva con Rutelli, ha continuato con Renzi e lo farà ora con Dombrovskis. L’importante è il pennacchio sul cappello.

 

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