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Il comizio di Giuseppe Conte a Montecitorio

Conte alla Camera: faremo dell’Italia una smart nation

A Montecitorio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricambiato con lunghi ringraziamenti il supporto avuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ha cominciato così la relazione (in verità un comizio) sul programma di governo che farà dell’Italia una «smart nation». Scontata la fiducia, grazie ai voti assicurati dal gruppo Leu, Conte non ha faticato granché per illustrare la «nuova e risolutiva stagione riformatrice» con gli argomenti che da parecchi decenni sono una costante di tutti i governi. Perciò ha assicurato che il suo governo combatterà il divario Nord-Sud (con una banca meridionale parente stretta della defunta democristiana Cassa per il Mezzogiorno), combatterà l’evasione fiscale (con forti pene detentive), le organizzazioni mafiose, il precariato (soprattutto assumendo medici e infermieri ma anche ricercatori e docenti), il dissesto idrogeologico (promettendo di fare un tour tra i terremotati), contro il neoschiavismo e il debito pubblico. Il governo da lui presieduto favorirà gli investimenti pubblici, una legge sull’acqua, l’agricoltura biologica, il pluralismo dell’informazione, l’aumento degli asili nido, un green new deal di rigenerazione urbana, una legge sulla rappresentanza sindacale (il principio sta in Costituzione, ma non è stato mai applicato a dimostrazione che la sacralità della Carta è corrente alternata), una crescita integrale con uno sviluppo equo e solidale, il coinvolgimento delle ambasciate per sostenere il made in Italy (vecchia idea di Berlusconi), la riduzione del numero dei parlamentari e del cuneo fiscale.

Di vecchio, ma nuovo per un governo, ci sono il divieto di nuove trivellazioni per il petrolio e il gas, la revoca delle concessioni autostradali (in memoria delle 43 vittime del ponte Morandi) e la riforma dello statuto di Roma Capitale.

I passi più ameni sono stati: la nuova stagione riformatrice, una lingua sobria e rispettosa, la democrazia autenticamente umana (per lui gli hanno ripescato il socialdemocratico Giuseppe Saragat), una coerente distribuzione del carico fiscale e, straordinario!, una riforma della giustizia.

Tra le pieghe dell’intervento si trovano omaggi a tutti, dai piddini ai cinquestelle, passando attraverso gli amici autonomisti tirolesi. Purtroppo, per lui, a tratti sono emerse la sua boriosa autostima («non interrompete, applaudirete alla fine») e la convinzione di essere predestinato a sconfiggere i cambiamenti climatici e la cieca burocrazia Ue. La creazione di nuovi carrozzoni a cominciare da una «Agenzia nazionale per coordinare le politiche sulla ricerca» e la citata Banca per il Sud è il segno incontestabile del “fare democristiano” (destino al quale sono condannati sia i piddini che i pentastellati).

Ascoltare Conte in diretta alla Camera è stata un autentico spreco di tempo. Forse qualcosa di interessante potrebbe ancora emergere dal dibattito parlamentare. Ma c’è poco da sperare.

 

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