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Conte bis. Di Maio ha una nuova poltrona. Mattarella ironizza

Giuseppe Conte ce l’ha fatta. È salito al Quirinale ed ha sottoposto all’inquilino del Colle la lista dei ministri. Domani, 5 settembre, i neoministri giureranno davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, soddisfattissimo, ha dichiarato: «Una volta che, in base alle indicazioni di una maggioranza parlamentare, si è formato un governo, la parola compete al Parlamento e al Governo. Difatti il Governo, nei prossimi giorni, si presenterà davanti alle Camere per chiedere la fiducia e presentare il suo programma». Poi con un’ironia degna della volpe-Andreotti ha sfotticchiato: «Vorrei aggiungere che per me è stato di grande interesse leggere ogni mattina, sui giornali stampati oppure on-line, o ascoltare la sera in tv, le cronache e le interpretazioni dei fatti da diversi punti di vista». Subito dopo ha attenuato lo sfottò: «Questo confronto tra prospettive differenti, opinioni diverse e diverse valutazioni, è prezioso per me, come per chiunque. E, ancora una volta, sottolinea l’importanza e il valore della libera stampa». Amen.

Saltando le pinzillacchere sul programma (“libro dei sogni”, si sarebbe detto il secolo scorso), il puzzle difficile da comporre è stata la nomina dei ministri. Con il misurino, con il bilancino dell’orefice, sono stati pesati nome dopo nome per raggiungere l’equilibrio necessario e indispensabile quando s’accordano due partiti di segni opposti. L’uno non vuole essere ostaggio dell’altro. I pesi e contrappesi stavolta funzioneranno perché non c’è uno scalpitante Salvini di mezzo. È tutta gente mediocre, orgogliosa di far parte di un governo quale che sia, non eccessivamente vanitosa. Non c’è un solo nome che possa insaporire una minestra sciapa e perciò a nessuno verrà in mente di fare le bizze. I nomi e gli incarichi sono qui di seguito e la verifica è presto fatta:

Ministri senza portafoglio:

Federico D’Incà, al quale sarà conferito l’incarico per i rapporti con il Parlamento;

Paola Pisano, alla quale sarà conferito l’incarico per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione;

Fabiana Dadone, alla quale sarà conferito l’incarico per la pubblica amministrazione;

Francesco Boccia, al quale sarà conferito l’incarico per gli affari regionali e le autonomie;

Giuseppe Provenzano, al quale sarà conferito l’incarico per il Sud;

Vincenzo Spadafora, al quale sarà conferito l’incarico per le politiche giovanili e lo sport;

Elena Bonetti, alla quale sarà conferito l’incarico per le pari opportunità e la famiglia e le disabilità;

Vincenzo Amendola, al quale sarà conferito l’incarico per gli affari europei.

Ministri

ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio;

ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese;

ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede;

ministro della Difesa, Lorenzo Guerini;

ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri;

ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli;

ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova;

ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare: Sergio Costa;

ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli;

ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo;

ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, Lorenzo Fioramonti;

ministro dei Beni e delle attività culturali, al quale sarà attribuita la competenza in materia di turismo, Dario Franceschini;

ministro della Salute, Roberto Speranza.

Alla prima riunione del Consiglio dei ministri, Conte proporrà quale sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, con funzione di segretario del Consiglio medesimo, Riccardo Fraccaro.

Una noterella va apposta. Nel nuovo governo c’è anche il vecchio Franceschini (il grande romanziere strappato al Nobel dalla politica), il quale rappresenta il meglio della nomenklatura postcomunista e postdemocristiana. Il buon Di Maio, dato per morto dai più, è riuscito a rimettere il fondoschiena su una poltrona. Alla Farnesina ora sono più tranquilli: non darà fastidio. Ahilui! Sarà occupato a riprendere in mano il movimento (il voto sulla “piattaforma” era scontato e, comunque, non fa testo). L’attesa è sul voto in Parlamento: quanti saranno i favorevoli? e gli assenti? Si vedrà subito.

 

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