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Cassibile, 3 settembre 1943. Da sinistra, il brigadiere generale inglese Kenneth Strong, il generale Giuseppe Castellano, il generale statunitense Walter Bedell Smith (poi direttore della Cia) e l’interprete Franco Montanari, il quale era cresciuto negli Usa e aveva partecipato alle trattative segrete a Madrid e a Lisbona prima di concludere in Sicilia.

Il 3 settembre del 1943 l’Italia del Sud si arrese agli Alleati

Il 3 settembre del 1943, i Savoia, allora regnanti in Italia, d’accordo con il governo presieduto da Pietro Badoglio, si arresero alle truppe d’occupazione anglo-americane. La resa aprì un solco profondo fra il Sud occupato e il Nord, che non gettò le armi e continuò a combattere. Quel giorno di settantasei anni fa in una contrada siciliana, il generale Giuseppe Castellano firmò la resa incondizionata italiana. Fu il cosiddetto “armistizio di Cassibile” (vicino Siracusa).

Castellano aveva lavorato parecchio con il capo dello stato maggiore dell’esercito Vittorio Ambrosio e con il generale Giacomo Carboni, che aveva fatto carriera come agente segreto fino a diventare direttore del Sim (Servizio informazioni militare), ma le trame dei militari contro Benito Mussolini non ebbero successo fino al 25 luglio del 1943. Fu quel pomeriggio che il re Vittorio Emanuele III fece arrestare il Duce, il quale era andato a casa sua per illustrargli il voto del Gran Consiglio del Fascismo, dove era stato messo in minoranza grazie ad una congiura, questa sì efficace, di gerarchi e ministri.

L’indicazione di Pietro Badoglio a capo del governo fu l’unico atto politico concreto messo a segno dai militari amici dei nemici d’Italia.

Vale la pena ricordare il comunicato ufficiale diffuso via radio: «Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni, dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro, e Segretario di Stato, presentate da Sua Eccellenza, il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato, Sua Eccellenza il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio». E anche l’impegno preso, sempre via radio, dall’Eccellenza Badoglio: «La guerra continua e l’Italia resta fedele alla parola data».

Temendo la reazione dell’alleato germanico (non dei fascisti che, compresi i Moschettieri del Duce, al proditorio arresto di Mussolini non avevano reagito), i Savoia e i generali loro complici avevano chiesto che la resa restasse un segreto fino al momento più opportuno per annunciarla. Gli americani non si fidarono e il comandante in capo Dwight Eisenhower (che dieci anni dopo sarebbe stato eletto presidente degli Stati Uniti) l’annunciò da Radio Algeri cinque giorni dopo.

L’8 settembre del 1943 fu lo sfascio completo. Soltanto i tedeschi seppero cosa fare, perché Adolf Hitler, prevedendo il tradimento italiano, aveva organizzato un piano apposito con un nome appropriato: Alarico. Nel IV secolo, quel re dei Visigoti aveva conquistato l’Italia e saccheggiato Roma per rispondere adeguatamente al tradimento dell’imperatore Onorio.

Definire “armistizio” una resa totale è una delle tante ipocrisie sulle quali fino ad oggi s’è retta la repubblica nata dalla sconfitta. Qui di seguito i 12 capitoletti (senza le clausole segrete) sottoscritti dal generale Castellano:

1) Immediata cessazione di ogni atto di ostilità da parte delle Forze Armate Italiane.

2) L’Italia dovrà compiere ogni sforzo per negare ai Tedeschi l’uso di mezzi e strutture che potrebbero essere impiegate contro le Nazioni Unite.

3) Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite saranno consegnati immediatamente al Comandante in Capo Alleato e nessuno di essi dovrà essere evacuato in Germania.

4) Trasferimento immediato della flotta e dell’aviazione Italiana in località indicate dal Comandante in Capo Alleato secondo modalità di disarmo che verranno stabilite dallo stesso Comandante.

5) Il Comandante in Capo Alleato potrà requisire la Marina Mercantile Italiana e utilizzarla per le necessità imposte dai suoi piani navali militari.

6) Resa immediata agli Alleati della Corsica e di tutto il territorio Italiano, comprese le isole, affinché in tali aree sia possibile installare basi operative o quant’altro gli stessi Alleati riterranno necessario.

7) Immediata garanzia del libero uso di tutti gli aeroporti e porti Italiani indipendentemente dall’andamento dell’evacuazione delle forze Tedesche dal territorio Italiano.

8) Immediato ritiro di tutte le Forze Armate Italiane da ogni partecipazione alla guerra in qualsiasi zona esse siano attualmente impegnate.

9) Garanzia da parte del Governo Italiano che, qualora sia necessario, utilizzerà tutte le proprie forze armate disponibili per assicurare il pronto e rigoroso adempimento di tutte le condizioni contenute in questo Armistizio.

10) Il Comandante in Capo delle Forze Alleate si riserva il diritto di adottare ogni provvedimento che a suo avviso si rendesse necessario per proteggere gli interessi delle stesse Forze Alleate durante il prosieguo della guerra e il Governo Italiano si impegna a prendere le misure amministrative o di altra natura che verranno richieste dallo stesso Comandante in Capo. In particolare, il Comandante in Capo istituirà un Governo Militare Alleato in quelle aree del territorio Italiano in cui gli interessi militari delle Nazioni Alleate lo richiederanno.

11) Il Comandante in Capo delle Forze Armate Alleate avrà il diritto di imporre misure di disarmo, smobilitazione e smilitarizzazione.

12) Altre condizioni di natura politica, economica e finanziaria a cui l’Italia dovrà ottemperare saranno comunicate successivamente.

Perché sia chiaro: quel giorno l’Italia rinunciò alla propria sovranità. Un’autocastrazione che risultò subito evidente a tutti. Con fatica la classe dirigente postbellica è riuscita a recuperare un po’ di autonomia gettando le basi dell’Unione europea. In questa Ue, l’Italia ha riconquistato un minimo di dignità e prestigio. È un fatto.

 

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