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Governo. Salvini lancia un rimpastino. Di Maio dice sì al Pd

Matteo Salvini ha dichiarato la propria disponibilità a rifare un governo con gli opportuni aggiustamenti e con un programma rinnovato. Ha anche detto che «Luigi Di Maio ha lavorato bene», lanciando un ponte: «Se si vuol far ripartire il governo e fa ripartire il Paese». Ha più volte insistito prospettando la possibilità di una nuova squadra, visto l’immobilismo della precedente.

Tutto questo casino per un rimpasto? Non c’era un altro modo per sfrattare Conte e un paio di ministri? Salvini è un uomo concreto (lo ha più volte ribadito) e probabilmente quella della sfilata al Quirinale era l’unica via.

Luigi Di Maio ha replicato (dopo l’incontro con Mattarella) che la crisi di governo impedisce la soluzione di problemi aziendali ed economici generali: «Non è giusto che questa crisi la paghino i cittadini italiani». Ha elencato dieci impegni che devono essere portati a compimento, a cominciare dal taglio dei parlamentari, green new deal, riforma della Rai («se i cittadini pagano il canone hanno diritto ad una tv di qualità»), riforma della giustizia, riforma degli enti locali e autonomia differenziata, piano straordinario per il Sud, riforma del sistema bancario, revisione delle concessioni autostradali… ha ripetuto parecchi mantra titpo «l’acqua è un bene pubblico». Insomma, ha detto che non molla e che farà il governo con chi ci sta, cioè con il Pd. «Il voto – ha scandito – non può essere la fuga dalle promesse fatte agli italiani, il coraggio non è di chi scappa ma di chi non molla, noi non lasciamo la nave affondare» e via giustificando il pateracchio già pronto.

Note a margine.

Il sito web del Quirinale ha riproposto di continuo gli interventi di tutti i convocati fino alla dichiarazione di Berlusconi. Poi si è fermato e ha ricominciato daccapo. Un inconveniente tecnico? Salvini è sparito dal loop. Poi verso le 17,30 è ricomparso, mentre Di Maio faceva le proprie dichiarazioni. Non è poi tanto difficile per un professionista di regia montare registrazioni e mandarle in onda.

Nonostante gli sforzi che fanno i corazzieri (se ne distingueva uno nero a beneficio del razzismo alla rovescia), i commessi, i funzionari e lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che cammina impettito con un’aria seria qui e là segnata da interpunzioni di sorrisetti a labbra strette, la realtà è segnata da pressapochismo, da dilettantismo, da un vorrei ma non posso. L’ultimo segnale plastico ce lo dà l’immagine che qui propongo. 

In attesa delle dichiarazioni di Matteo Salvini, entrato alle ore 16, la tv web quirinalizia annuncia che la diretta riprenderà alle ore 15,30. Passano i minuti e nessuno pensa di correggere l’orario e scrivere più correttamente 16,30.

C’è veramente da piangere. Alle 20 circa il presidente Mattarella annuncerà il mandato per un nuovo governo. A chi? Tra poche ore lo sapremo.

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