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Governo. Il pateracchio di Zingaretti e quello di Berlusconi

Il pateracchio, pardon, il governo di svolta è in cottura. L’ha annunciato il segretario piddino Nicola Zingaretti, uscendo dalle secrete stanze dove si son fatte quattro risate con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mentre dava l’annuncio, compunti e soddisfatti gli facevano ala il presidente del Pd Paolo Gentiloni, la vice presidente Paola De Micheli e i capigruppo Graziano Delrio (alla Camera) e Andrea Marcucci (al Senato).

Zingaretti ha posto condizioni durissime per l’abbraccio con i Cinquestelle. Le più dure sono state: fedeltà alla Ue e apertura all’immigrazione. Roba da pazzi. Come farà Luigi Di Maio ad accettare un ukase tanto terribile? Scherzi a parte, il segretario Pd ce l’ha messa tutta: ha letto il testo (calibrato fin nelle virgole) accuratamente preparato (con l’assistenza del vecchio volpone diccì?) in maniera da dare l’impressione di un’apertura nient’affatto concordata con lo stato maggiore pentastellato.

Diceva un altro vecchio volpone democraticocristiano che «a pensar male si fa peccato, ma a volte s’indovina». Giulio Andreotti, l’uomo che cambiava i ministri mentre saliva in auto al Quirinale, sapeva bene come andassero le cose ai suoi tempi. Che, a quanto pare, non sono cambiati di un’acca.

Matteo Salvini è incastrato (https://internettuale.net/3370/crisi-salvini-stretto-tra-berlusconi-zingaretti-e-mattarella) e si deve preparare ad una durissima battaglia che non è detto si esaurisca la prossima Primavera. Non ha tenuto conto della indisponibilità dei parlamentari a lasciare il cadegrino. I parlamentari di obbedienza renziana sanno che non saranno nemmeno messi in lista. I pentastellati non potranno ricandidarsi. Altri fanno comunque fatica a pensare di lasciare il posto per favorire la scalata di Salvini a Palazzo Chigi. Dinanzi ad un Parlamento ben deciso a non mollare, la prospettiva di un mostriciattolo bicefalo, stavolta giallorosso (abbiano pietà i romanisti), è la più probabile.

Cosa depone a favore delle elezioni? La voglia di Zingaretti di togliersi dai piedi deputati e senatori con il tesserino timbrato da Matteo Renzi nonché la fazione nei Cinquestelle decisa a fare a meno del capo politico che ha pilotato il Movimento nei crolli elettorali. Ma saranno queste le sufficienti ragioni per dare a Salvini il passe-partout per la presidenza del Consiglio? Dal canto suo, Silvio Berlusconi ha condannato i governi «che nascono in laboratorio» ed ha spiegato che un esecutivo Pd-Cinquestelle  «avrebbe la maggioranza in Parlamento ma non nel Paese». C’è bisogno di un «esecutivo autorevole». Accanto, il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani e i capigruppo di Senato e Camera Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini approvavano mentre il capo parlava. Berlusconi ha ricordato l’eterna battaglia contro «l’oppressione fiscale giudiziaria burocratica» ed ha concluso riportando ciò che aveva detto poco prima al capo dello Stato: «O un governo di centrodestra oppure le elezioni».

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