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CRISI. Salvini stretto tra Berlusconi, Zingaretti e Mattarella

Mentre infuria la battaglia sui mari (porti aperti per le ong: caso Open Arms), sulla terra ci si prepara allo scontro del 20 agosto prossimo. Matteo Salvini si dice sicuro di sfiduciare Giuseppe Conte. Ma con quali voti? Ha tutti contro e per procurarsi degli amici dovrà dare molto in cambio. Le ultime votazioni in Senato hanno dimostrato che la maggioranza gli è nemica. In più, c’è un presidente della Repubblica che non ha affatto digerito lo scherzetto del governo bicefalo giallo-blu (il verde è roba antica) con la conseguente messa in naftalina dell’agognato governo tecnico (Cottarelli etc.).

Come pensa il vicepresidente del Consiglio ministro dell’Interno capo indiscusso della Lega di rastrellare voti per proclamare la crisi e andare alle elezioni? Riuscirà a districarsi tra Berlusconi, Zingaretti e Mattarella?

L’inossidabile Silvio Berlusconi (dato più volte per morto) pare disposto ad impiegare le indispensabili risorse di cui abbonda per spaccare i Cinquestelle ed assicurare a Salvini la maggioranza in Parlamento. In cambio vorrà avere il pallone in mano. Dalle mie parti, quand’ero ragazzino, c’era sempre qualcuno che strillava (in dialetto salernitano ma riporto la frase in italiano): «La palla è mia e la squadra la faccio io».

Salvini dovrà scegliere fra i due mali: mettersi nelle mani del tycoon di Arcore oppure affrontare senza paracadute la sfida parlamentare.

Tutto qui? Di questo si tratta? No, siamo in Italia, dove le alchimie politiche hanno lunga e consolidata tradizione. Se pensate che la Chiesa di Roma, pur di sconfiggere l’odiatissima Repubblica di Venezia, aveva abboccamenti con il Sultano a Costantinopoli, salta agli occhi che un patto Pd-Cinquestelle in confronto sarebbe ben misera cosa. Che il Vicario di Cristo sulla terra pensi di allearsi con il feroce musulmano per piegare la cristiana Serenissima, è molto più incredibile di un abboccamento Mattarella-Conte-Zingaretti in chiava antisalviniana.

Ma, proprio perché lungo i secoli abbiamo fatto le peggio cose in politica, non deve scandalizzare un accordo Salvini-Zingaretti. Si passa da un estremo all’altro senza un minimo di pudore? Beh, l’impudicizia ha stabile dimora nei Palazzi (il Palazzo essendo stato smembrato) e perciò c’è poco da frignare sulla perduta coerenza, sull’immoralità imperante et similia. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha il controllo della maggioranza del Partito ma resta minoritario in Parlamento. I deputati e senatori eletti con il beneplacito di Matteo Renzi sono tuttora a lui legati e c’è un solo modo per evitarne ostruzionismi e boicottaggi: toglierli di mezzo. Con le nuove elezioni, Zingaretti (e la vecchia nomenklatura di cui è espressione) metterebbe in lista tutti i suoi ed escluderebbe i renziani. C’è, dunque, un interesse oggettivo a favore della crisi di governo invocata da Salvini. Sfruttando l’immagine rinnovata, già premiata alle europee, il Pd potrebbe recuperare altri 3 o 4 punti.

I casi tornano ad essere due: o Berlusconi fornisce fresche truppe cammellate a Salvini, oppure Zingaretti, a naso turato, assicurerebbe i numeri necessari alla caduta del governo.

Finisce qui? Nemmeno per idea. Matteo Renzi potrebbe rompere gli indugi e farsi il partito su misura. Sarebbe una mossa che darebbe una spinta a Zingaretti sulla via della convergenza con Salvini? Sarebbe l’inizio di un nuovo capitolo nell’ingegneria istituzionalparlamentare? Segnerebbe la morte definitiva del bipolarismo (già allargato a tripolarismo) con un ritorno al passato?

Così come stanno le cose, fare una previsione sarebbe infantile atto di presunzione.

Oltre tutto, non dimentichiamo che la stragrande dei parlamentari avrebbe tutto da perdere in caso di elezioni anticipate. Salvo pochi eletti, nessuno è sicuro di essere ricandidato sia pure per diversi motivi (nei Cinquestelle per la regola del doppio mandato, nel Pd per l’epurazione zingarettiana, etc.). La fine del mandato non sarebbe ricompensata in genere da vitalizi ed emolumenti vari. In breve: la gran parte dei parlamentari resterebbe senza il becco di un quattrino. Chiedere a questi portatori di medaglietta un karakiri collettivo, sarebbe come sperare nella conversione vegana di Drakula.

In queste ore, Matteo Salvini dovrà inventarsi una sorta di deus ex machina. Il navigato democristiano Sergio Mattarella sfrutterà ogni minima crepa per ridurlo all’impotenza e dimostrare che non è l’invincibile Capitano. Tra invocazioni costituzionali (che sono una mano santa per tagliare le palle a qualcuno) e buoni sentimenti patriottici (che pure fanno la loro sporca figura), da Monte Cavallo, ottima replica di quello di Troia, arriverà senz’altro una pesante batosta sulla testa di Salvini. Probabilmente rafforzata da un tempestivo intervento di magistrati grandi cacciatori di Vip.

All’orizzonte si profilano sbarchi a go-go mentre Salvini sta scoprendo che un uomo solo al comando non godrà mai di buona salute in questa repubblica di mediocri.

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