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Crisi di governo. Costretto da Mattarella, Salvini rompe

Tanto tuonò che piovve. Un coro di “io l’avevo detto” fa da sottofondo alla crisi di governo aperta da Matteo Salvini. Fin dalla nascita del mostriciattolo bicefalo giallo-blu (il verde è pronto per la bacheca dei ricordi) i soliti politologi a un tanto al chilo avevano vaticinato una “prossima crisi di governo”. Tanto distanti e diversi i due cardini governativi erano (e sono) che la profezia sembrava di quelle facili facili. Invece, il contratto di governo ha resistito ai colpi dei nemici interni ed esterni facendo concludere con un “sono attaccati alle poltrone ecco perché continuano a stare insieme”. Adesso, i retroscenisti gongolano. C’è anche chi dice che Salvini è arrivato a proclamare la crisi dopo un lungo e certosino lavorìo preparatorio.

Il governo andava avanti alla grande, le baruffe venivano risolte mentre gli scritturali si copiavano a vicenda ponderosi editoriali sulla data delle elezioni anticipate. Per il sistema mediatico che una volta era dominato dal Pci e che è stato ereditato (in parte) dai suoi nipotini, il grimaldello per scardinare Palazzo Chigi era il seguente: il più forte Salvini ha messo sotto il debole Di Maio e porta al guinzaglio il miracolato Conte. Con questo refrain, hanno puntato a far esplodere “le contraddizioni interne” come insegna il manuale del militante con la stella rossa.

Inutile rivangare il passato remoto. Guardiamo al passato prossimo per capire la crisi.

Acclarato che Salvini riusciva costantemente a vincere, a volte a fatica, i vari bracci di ferro con questo e quello, se si è deciso a chiudere con Giuseppe Conte e i suoi alleati (Mattarella in primis, poi Cinquestelle, poi piddini di scuola dalemiana e altri…) è perché si è reso conto che stava per finire nel tritacarne made in diccì.

Lo dicono i fatti: il presidente del Consiglio si incontra con il presidente della Repubblica. Le note ufficiali raccontano che i due si son fatti una bella bicchierata, pardon, chiacchierata senza minimamente sfiorare temi delicati. Ma qualcuno ha informato Salvini (il Quirinale non è più come una volta, quando erano in pochi a conoscere la combinazione della cassaforte) che i due avevano stretto un accordo antisalviniano. Vivo lontano da Roma e dal Triangolo delle Bermude (Camera-Palazzo Chigi-Senato) e non ne so a sufficienza, ma l’inciucio Mattarella-Conte è venuto allo scoperto nel momento in cui il presidente ha firmato il decreto sicurezza bis (provvedimento articolato da Salvini per porre fine alle incursioni delle ong “salvatrici di naufraghi”) scrivendo contemporaneamente ai presidenti del Consiglio, della Camera e del Senato che sono irragionevoli le sanzioni previste per chi viola le nostre acque territoriali .

Con tutta la buona volontà, nemmeno Giobbe l’avrebbe sopportato. Fare il cappone che aspetta di essere messo in pentola non è per niente salviniano. Da qui l’annuncio di voler sfiduciare il governo Conte e andare alle elezioni subito. Il vecchio democristiano dovrà venire allo scoperto, ma cosa combinerà non m’azzardo a prevedere. Ne ho viste talmente tante che tutto è possibile; e non soltanto al Quirinale e dintorni (di lato c’è la Consulta, tanto per dire). Non faccio previsioni neppure sui tempi della crisi e sulla data delle elezioni. Salvini dovrà fare i salti mortali per portare l’Italia al voto per la fine di ottobre. Ma anche gli altri (tutti gli altri) faranno le classiche carte false per impedirglielo. La partita è appena cominciata; ma le Ong (e protettori vari) hanno già vinto.

 

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