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Tutti vogliono sentire confortanti bugie e nessuno verità spiacevoli

Fandonie d’Italia: zero crescita del Pil e 5 milioni di poveri

Il Pil (Prodotto interno lordo) dell’Italia riferito al secondo trimestre di quest’anno ha registrato una variazione dello 0,0% sia su base trimestrale che su base annua. Siamo una delle economie più importanti del mondo e il Pil dovrebbe crescere almeno del 2% ogni anno. Invece siamo a zero. E perché stiamo ancora in piedi? Perché è tutto un imbroglio. Le cifre, le statistiche, i calcoli degli esperti sono falsati all’origine e, applicando soltanto il buonsenso, chiunque può rendersi conto di come stiano in realtà le cose.

È noto anche agli abitanti della Nuova Caledonia che in Italia la ricchezza prodotta non è misurata soltanto dal Pil ufficiale: c’è anche il Pil prodotto dalla criminalità organizzata (soldi sporchi, ma soldi che per varie vie entrano nel circuito legale) e c’è un Pil non meno sporco che è quello dato dal lavoro nero che il Censis tanti anni fa per pudore battezzò “sommerso”.

Se guardiamo ai totali (Totò: «È la somma che fa il totale!») notiamo subito la differenza tra quello che ufficialmente l’Italia produce e quello che consuma (quantità questa approssimativa perché non tutto quello che compriamo è testimoniato da uno scontrino). Il Dipartimento Economia impresa e società dell’Università della Tuscia, prendendo in esame le cifre fornite dal Fisco relative al 2017, ha concluso che noi tutti spendiamo il 17,5% in più di quanto dichiariamo di guadagnare. In soldoni, questa differenza è più o meno di 119 miliardi di euro.

È una cifra enorme. Basti notare che la manovra per quest’anno del ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria vale, milione più milione meno, 37 miliardi, e si vede la montagna di questi 119 miliardi di euro.

Lo scettico dirà: anche queste sono statistiche, c’è chi mangia per quattro e chi è costretto a digiunare; c’è chi paga le tasse perché lo Stato se le prende direttamente dalla busta paga e chi evade e/o elude beatamente disteso su una spiaggia dei Caraibi.

Prendiamo allora un altro dato; quello relativo ai poveri contati dall’Istat. Secondo il nostro Istituto nazionale di statistica, le famiglie povere (indagine 2018) sarebbero circa un milione e 800 mila. Più di 5 milioni di italiani, dunque, vivrebbero in povertà assoluta. Anche questo è un dato drammatico. Ma è vero? O è un’altra cifra fasulla come quella del Pil ufficiale?

Grazie all’introduzione del reddito di cittadinanza per i cittadini poveri, si può concludere che anche il dato sulla povertà assoluta è posticcio. Sono state un milione e 252 mila le domande e, fino a oggi, sono state 674 mila quelle accolte, cioè con i requisiti giusti. Centinaia di migliaia di famiglie che risultano povere non hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza perché campano di lavoro nero: ufficialmente papà, mamma, figlio e figlia risultano disoccupati, ma in realtà lavorano. La paura di essere scoperti è forte e hanno preferito non rischiare. Chi conosce la mentalità diffusa può prevedere con facilità che le famiglie imbroglione si stanno già attrezzando per avere accesso al reddito di cittadinanza e che, quando s’accorgeranno che i controlli sono come quelli nei cantieri, nelle campagne, nelle aziende, cioè poco frequenti (mancanza di personale etc.), si precipiteranno a fare domanda.

Quello che è certo è che il Pil ufficiale è inattendibile, che non ci sono 5 milioni di poveri e che spendiamo 119 miliardi di euro in più di quanto guadagniamo ufficialmente.

Crescita a zero? È soltanto un dato utile in Commissione europea per romperci le palle e agli speculatori per fare soldi.

 

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