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Mussolini come Napoleone. Ce lo spiega Victor Hugo

Come mai ci sono tanti giovani innamorati di Mussolini? Nonostante la montagna di libri, film, articoli, sceneggiati tv e tavole rotonde che hanno demonizzato e/o sfottuto il Duce, la sua immagine la si trova in migliaia di case. Hanno anche incrudelito le disposizioni transitorie della Costituzione con leggi al limite del Diritto, per cui una foto di Mussolini è addirittura un reato. Non è facile spiegare il mussolinismo  se non guardando al bonapartismo. Anche Napoleone fu demonizzato, ovviamente dopo la sua caduta, e in Francia fu proibito citarlo. Per andare in galera era sufficiente riferirsi a lui come “l’Imperatore”. C’è un brano che lo scrittore francese Victor Hugo inserì nel suo romanzo più famoso “I Miserabili” (che forse qualche giovane conosce perché ha visto il film con Liam Neeson o la serie tv con Gérard Depardieu…) dove un giovane cresciuto in ambienti legittimisti (oggi diremmo resistenziali) è spinto dalla vita a studiare l’epopea napoleonica e a leggere il Memoriale di Sant’Elena, il libro che riporta il pensiero di Napoleone confinato nell’isola sperduta nell’Atlantico.

Hugo, dunque, scrive: «La storia, sulla quale aveva appena messo gli occhi, lo sgomentava. Per prima cosa ne fu abbagliato. Egli vi aveva gettato un’occhiata e, là dove s’aspettava di trovare soltanto un caos oscuro, aveva veduto, con incredibile sorpresa mista di timore e di gioia, sfolgorare degli astri.. (…) S’accorse allora che fino a quel momento non aveva capito il suo paese… (…) In ogni istante i bagliori del vero venivano a completare la sua ragione; si compiva in lui come una crescita interiore… (…) Come quando si ha una chiave, tutto s’apriva; si spiegava quel che aveva odiato, capiva quel che aveva aborrito; vedeva ormai chiaro il senso provvidenziale, umano e divino, delle grandi cose che gli avevano insegnato a detestare e dei grandi uomini che aveva imparato a maledire… (…) Fin dall’infanzia l’avevano imbevuto dei pregiudizî della restaurazione… (…) Bonaparte era diventato una specie di mostro quasi favoloso e, per dipingerlo alla fantasia del popolo che, come dicevamo testé, assomiglia a quella dei fanciulli, il partito del 1814 faceva comparire successivamente tutte le maschere spaventose, da quella terribile, pur restando grandiosa, a quella terribile e grottesca, da Tiberio all’Orco. Perciò, quando si parlava di Bonaparte, si era liberi di singhiozzare o di scoppiare in una risata, purché l’odio tenesse bordone… (…) Leggendo la storia e soprattutto studiandola nei documenti e nei materiali, il velo che copriva Napoleone agli occhi di Mario si lacerò a poco a poco. Ne intravide l’immensità e sospettò d’essersi ingannato fino a quel momento su Bonaparte, come su tutto il resto; ogni giorno vedeva meglio le cose e si mise a salire lentamente, passo passo, dapprima quasi con rammarico, poi con ebbrezza e come attratto da un fascino irresistibile, prima i gradini scuri, poi quelli vagamente rischiarati e infine i luminosi e splendidi gradini dell’entusiasmo… (…) Col cuore stretto, rapito, tremante, anelante, ad un tratto, senza che neppur sapesse che cosa ci fosse in lui né a che ubbidisse, stese le braccia fuori dalla finestra, guardò fisso l’ombra, il silenzio, l’infinita tenebra e l’eterna immensità e gridò: «Viva l’imperatore!»…».

Quando lessi il romanzo di Hugo (il neretto del testo è mio) avevo all’incirca quindici anni e già da quella prima lettura mi venne spontaneo appaiare Napoleone a Mussolini.

La cultura è l’unica arma atta a combattere il luogocomunismo, l’ovvio e, soprattutto, il politicamente corretto. Un fattore in più questo che non spiega la diffusione del mussolinismo. È arcinoto, infatti, che i giovani di destra siano in gran parte ignoranti e poco avvezzi ai libri.

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