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50° LdP. L’articolo che quasi costò la vita a Walter Spedicato

Sandra Bonsanti sul settimanale “Epoca” del 2 novembre 1974 pubblicò un articolo che per poco non costò la vita al mio fraterno amico e nostro compagno di lotta Walter Spedicato (link). Cercando documenti per questo ricordo che vado scrivendo sul cinquantenario di “Lotta di Popolo”, ho trovato quelle pagine di “Epoca”. Nelle note prossime proverò a riprendere il filo temporale (per la verità già abbastanza altalenante) ma la rabbia ed il dolore mi impongono di parlare subito di quei fatti.

Nel nostro ambiente, sappiamo tutti chi fu a fare il “trombettiere” che soffiò le notizie alla giornalista filoisraeliana diplomata in antifascismo militante. Fu talmente furbo che mischiò notizie vere ad alcune verosimili e ad altre totalmente false. Il suo nome, comunque, comparve in modo tale che poi gli consentì di accrescere la sua influenza soprattutto in quel di Napoli. Non scrivo per fare un processo che già venne fatto in quei giorni e che si concluse in malo modo a Piazzale delle Muse a Roma; scrivo perché quell’articolo è tuttora un esempio di come demonizzare qualcuno e mettergli addosso un mirino per facilitarne l’esecuzione.

L’articolo cominciava così:

«Nel 1968 si fecero chiamare “nazimaoisti” e sulla loro scia quel termine ebbe molto successo nell’estrema destra italiana. Oggi costituiscono il gruppo fascista che dà maggiori preoccupazioni agli inquirenti sulla sovversione nera, perché l’organizzazione è ancora poco nota, sfuggente, difficile da colpire. Si tratta di Lotta di popolo, che ebbe nel passato anche denominazioni diverse, ma che adesso ha scelto di chiamarsi così per far propria la sigla OLP (Organizzazione lotta di popolo) che le dà modo di sentirsi consorella dell’OLP palestinese».

Avevamo sciolto da tempo “Lotta di Popolo” per evitare le trappole organizzate al Viminale dai cacciatori di streghe nelle quali erano caduti altri movimenti. Un attentato, una strage, una bomba inesplosa, un omicidio… di accuse facili da impiantare ce ne sarebbero state più che in abbondanza. Io frequentavo, tra le altre, una compagna di “Potere Operaio” con il padre funzionario di un ufficio al Viminale che nemmeno lei sapeva di cosa si occupasse, ma, conoscendo il padre, era convinta che fosse una struttura “controrivoluzionaria”. Lei sospettava che qualcosa stessero architettando per buttarci nel calderone del terrorismo  che tanto faceva comodo alla sconcia accoppiata Dc-Pci. Ne parlai con Dantini. Un sera a cena un giornalista che lavorava all’Agi (l’agenzia finanziata dall’Eni) accennò al pericolo che “Lotta di Popolo” fosse coinvolta etcetera ecceterone. Segnali arrivati da più parti ci convinsero e così ci autosciogliemmo. L’operazione di “CasaPound” che si è ritirata dalle competizioni elettorali con l’intenzione di fare “cultura politica” m’è parsa dello stesso sapore. Il Pd di Zingaretti (cioè della nomenklatura consolidata) deve riconquistare il terreno perduto e una recrudescenza del terrorismo fatto-in-casa farebbe assai comodo. Spero di sbagliarmi ma la faccenda della cabina elettrica incendiata vicino Firenze dagli “anarchici” (link) potrebbe essere un primo segnale.

Ma torno all’articolo di quel novembre del ’74:

«Gli adepti di Lotta di popolo, secondo alcune fonti ministeriali, ricevono un fisso mensile dall’ambasciata della Libia a Roma. I rapporti con Gheddafi (che non ha mai nascosto il suo appoggio alle destre europee, prime fra tutte quella greca) sono assai stretti…».

Le “fonti ministeriali” citate da Sandra Bonsanti erano ovviamente inventate. Se davvero avessimo ricevuto soldi dal presidente libico Gheddafi, il segreto sarebbe durato tre secondi netti. È vero che guardavamo con favore alla rivoluzione del colonnello. È vero che siamo stati i primi a tradurre il “Libretto Verde” della rivoluzione libica. Ed è anche vero che avremmo accettato volentieri un finanziamento per la nostra battaglia, ma l’avremmo sicuramente reso pubblico (link).

Sandra Bonsanti è tuttora una combattiva donna pisana. Non si è mai vergognata di raccontare fatti personali per spiegare le sue scelte; in un’intervista, per esempio, ricordò un suo «cugino, che da bambino aveva conosciuto il timore delle persecuzioni contro gli ebrei…», timore che lei non provò perché aveva un anno quando entrarono in vigore le leggi razziali in Italia.

La scelta di titolare “OLP: gli arabi in camicia nera” aveva una ragione profonda: era ovvio che lei tentasse di appaiare le lotte dei Palestinesi ai movimenti di destra. L’espansionismo di Israele sarebbe stato avvantaggiato se i Palestinesi fossero stati marchiati come “fascisti” o amici dei “fascisti”. Lei scriveva che

«Al Fatah e il Fronte per la liberazione della Palestina intensificano la loro propaganda in Europa fra i vari gruppi neonazisti. Un congresso tenuto a Barcellona il 4 aprile del ’69 (organizzato da Ordine Nuovo tedesco), si occupa quasi esclusivamente della «questione palestinese». (…) A Roma, un ex ufficiale nazista vende armi ai palestinesi e recluta ex nazisti come istruttori nei campi di addestramento di Al Assifa».

Scriveva che «Gerhard Frey, amico di Nasser e degli ufficiali nazisti di cui questi si era circondato…» era il direttore del “National Zeitung”. Il presidente egiziano era anch’egli un nazista, amico dei nazisti. Il fatto è che, chiunque sia il “nemico” di Israele, è scontato che sia un nazifascista razzista guerrafondaio.

Dopo aver messo a cuocere a fuoco vivace gruppi e gruppetti di destra ed aver puntato l’indice accusatorio contro persone come Claudio Mutti, un intellettuale che non ha mai nascosto le sue convinzioni (si è anche convertito all’Islam), Bonsanti continuava:

«Secondo gli inquirenti, il gruppo di Lotta di popolo ha oggi legami soprattutto con Avanguardia nazionale, con gli ex di Ordine nuovo (nel congresso fascista di Monaco del ’72 i tre gruppi firmarono insieme alcuni volantini). Il giornale Anno zero, nato dopo la fine della pubblicazione di Ordine nuovo e che ne ricalcava in tutto e per tutto la formula giornalistica, veniva stampato nella tipografia Previtera, la stessa del foglio di Lotta di popolo. Ma Avanguardia nazionale, e soprattutto il suo capo latitante Stefano Delle Chiaie, ci riportano anche alla serie cli tentativi di colpi di Stato iniziata nel ’70….».

Quali inquirenti? Non c’è mai stato un processo contro “Lotta di Popolo”. L’articolo era corredato di un’immagine della libreria (link) con a fianco la foto di Stefano Delle Chiaie. I compagni scoprirono così dove stavano i “fascisti-golpisti-stragisti” (il loro slogan era “Ammazzare un fascista non è reato”) ed organizzarono un’irruzione a colpi di molotov. Walter, intrappolato dalle fiamme, riuscì a salvarsi senza eccessivi danni. Lo sfottemmo: «Ringrazia i tuoi larghi piedi piatti con i quali hai pestato l’incendio…» ma era per non piangere.

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