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50° LdP. Eravamo un’assemblea permanente

Brutta cosa la vecchiaia, soprattutto quando ad un certo rimbambimento giovanile si somma (come nel mio caso) quello senile. Ho trovato il testo di un’intervista da me rilasciata non ricordo più quando e a chi. La ripropongo perché la ritengo sufficiente per inquadrare Lotta di Popolo un po’ più da vicino.

1) Dove e perché nasce nasce OLP? Numero iniziale di aderenti?
A Roma, alla Casa dello studente in via Cesare De Lollis; una cinquantina, in gran parte studenti fuorisede, che si erano ritrovati insieme nel Movimento studentesco di giurisprudenza. (su www.internettuale.net trovi il mio ’68, un raccontino a puntate che avevo cominciato…).

2) Per volontà di quali personalità?
C’era un nucleo forte ex Primula goliardica, ex Nuova Repubblica, ex Caravella, c’era un gruppetto (me incluso) che s’era cementato durante l’occupazione della Sapienza, c’erano ex di varie organizzazioni soprattutto di destra… il manifesto di lotta l’abbiamo scritto Gaudenzi e io, l’intuizione di aggiungere la O (Organizzazione Lotta di Popolo – OLP) fu di Gaudenzi. Fu un chiaro richiamo all’OLP palestinese.

3) Nel corso degli anni quante adesioni ‘non fasciste’ avrà OLP? Un numero significativo?
Assai significativo soprattutto al nord, i gruppi di Milano, Bergamo, La Spezia, Torino… a me capitò – tanto per dirne una – che a piazza del Duomo a Milano conobbi – durante le assemblee volanti e spontanee che si facevano per strada (a Roma, sotto la galleria oggi intitolata a Sordi) perché la politica era ancora un argomento che “tirava” – un paio di anarchici e me li portai in sede per continuare la conversazione… diventarono, poi, i militanti più… accaniti. Non furono gli unici; a Matera un anarchico voleva addirittura accoltellarmi, poi diventammo compagni di lotta e siamo tuttora amici. Poi non so se per te Giovane Europa (Jean Thiriart) era un’organizzazione fascista, per i compagni sì, ma loro definiscono fascista tutti quelli che non salutano a pugno chiuso…

4) Nella sua massima espansione quanti militanti avrà OLP? Dove erano i suoi nuclei maggiori?
Dopo Roma, c’erano Napoli (in gran parte ex Avanguardia di Popolo, Giovane Europa, Fuan), Milano, Matera (qui un discorso a parte perché c’era un leader forte, Leucio Miele, che addirittura aveva portato un intero paese in piazza; quando recentemente a Scanzano Jonico c’è stato il blocco per via delle scorie nucleari, il gruppo “dirigente” era formato da ex militanti addestrati da Leucio)… non ci siamo mai contati veramente… come militanti “fortemente impegnati” devi contare una cinquantina su Roma e su Napoli, una ventina su Matera, Milano, una decina su Salerno, Torino, Bergamo, Velletri, gruppetti da tre a cinque militanti su Torino, Perugia, Battipaglia, Pescara… e qualche altro che ora mi sfugge.

5) Che struttura aveva OLP? Verticistica, autonomia alla base etc? C’era un leader riconosciuto da tutti o c’erano più figure di rilievo?

Nascemmo come una sorta di assemblea permanente, poi – ricorda che noi sostenevamo che il capo nasce dalla lotta, così come il popolo –  emersero figure di particolare rilievo, sia per storia personale (come Gaudenzi, Dantini, Di Luia…) sia per militanza (tra i quali io)… discorso a parte per Leucio, che io conobbi per caso sulla spiaggia di Nova Siri: aveva militato nel Fuan, s’era schifato della politica (a Bari e dintorni era davvero…intricata) e si era ritirato nella sua terra – vigneto, ulivi, aranci etc. – parlando parlando si convinse a rimettersi in gioco e quando lo conobbe anche Dantini, che era il capo più o meno riconosciuto da tutti (a parte Gaudenzi e un gruppetto di napoletani) fu “designato” come nostro Lider Maximo (riconosciuto anche da Gaudenzi etc.)… io metto la morte di Leucio in testa all’elenco di motivi dello scioglimento di LdP…

6) Quali erano le sue battaglie principali e i temi portanti? E gli obbiettivi politici? In che misura furono raggiunti?
I temi di politica internazionale (trattati solitamente dagli ambienti della sinistra marx-leninista nell’ottica del “Proletari di tutto il mondo, unitevi!) furono un primo discrimine nei confronti della destra e della sinistra… già a Legge avevamo fatto assemblee su Budapest e su Praga (a destra erano piaciute perché in sintonia con l’anticomunismo; a sinistra no perché mettevano in discussione i “diritti” di Mosca)… comunque i capisaldi erano: diritto all’autodeterminazione dei Popoli (all’Irlanda guardavamo anche con una sorta di amore); diritto dei Palestinesi ad avere uno Stato; no al capitalimperialismo Usa e al socialimperialismo Urss, duopolio diretta conseguenza degli accordi di Potsdam e Jalta; no al Sionismo, in quanto “motore” dell’occupazione progressiva della Palestina per costruire il grande Israele dal Nilo all’Eufrate (le due strisce blu sulla bandiera); sì all’Europa dei Popoli. In politica economica, ci battevamo per la partecipazione degli operai alla conduzione delle imprese, per un controllo forte sulle banche (tassi usurai etc.), per maggiori investimenti pubblici sull’edilizia (qui il tema economico si intrecciava con quello sociale: partecipammo a diverse occupazioni di case…), qualcuno avrebbe voluto “applicare” la lezione di Pound (pure io ero un appassionato lettore di Pound, ma eliminare la moneta mi sembrava – e mi sembra – un bel sogno e basta). In politica tout court eravamo per una repubblica presidenziale, per un’università communitas docentium et studentium, per una reale partecipazione del popolo alle decisioni (le chiamate alle urne erano una falsa partecipazione, perché il voto di chi era consapevole veniva cancellato dal voto di chi ubbidiva a logiche clientelari etc.); eravamo contro il Vaticano, in quanto organizzazione estranea e/o contraria agli interessi del Popolo; “massima libertà, massima responsabilità” non era uno slogan, ci credevamo (ti allego il manifesto di lotta..). Obiettivi raggiunti? parecchi, ma tutti “culturali”, nel senso che l’influenza di Lotta di Popolo si allunga sui movimenti nati negli anni successivi… (Leucio era riuscito a far approvare dal Consiglio regionale della Basilicata una legge scritta da lui… ma qui è tutto un altro discorso..); comunque, ciò che noi portammo come “novità”, oggi è luogo comune…

7) Quali furono gli elementi politici ‘di sinistra’ o non fascisti che faceste propri?

La gran parte di noi aveva letto testi…eretici: da Thiriart a Mao, da Lenin a Malaparte, da Codreanu a Nietzsche, da Evola a Lorenz… insomma la nostra era una cultura in certo qual modo sincretica… la socializzazione delle imprese, per esempio, è di sinistra, ma rientrava nel programma di Verona siglato da Mussolini…

8) Quali furono i rapporti con organizzazioni comuniste e di sinistra?

Alla Sapienza, durante l’occupazione, io ci parlavo tranquillamente sia con i capi (con Piperno, soprattutto) che con i militanti; il seme gettato (parlo di Scalzone) ha dato frutti quando alcuni ingiustamente accusati di misfatti incredibili sono stati aiutati in Francia da lui; quando le Br hanno fatto la loro comparsa, uno dei loro primi interventi l’hanno fatto nella nostra sede di via Giraud (furto dell’archivio e stella a cinque punte tracciata sulle pareti); nel corso del tempo lo scontro con i compagni si è fatto duro: a loro non andava giù, per esempio, che Gaudenzi e io abitassimo nel quartiere di San Lorenzo (manifesti del tipo: attenzione, due pericolosi fascisti si sono infiltrati fra noi, isoliamoli etc. etc.); a Milano fummo costretti a dare una lezione ai famosi katanga di Capanna (in prima fila c’era Dantini che menava forte e scientificamente… eravamo una decina in trasferta da Roma quel giorno)… gli straparlati sanbabilini non avevano mai visto (né videro più) una cosa del genere; a Roma, dovemmo attaccare Architettura perché i compagni avevano stretto d’assedio un gruppo di studenti non propriamente di Lotta di Popolo ma a noi vicini e per liberarli dovemmo tirare qualche sganassone; insomma di “incidenti” con i compagni ce ne furono parecchi: ci giudicavano pericolosi perché – dicevano loro – avevamo il consenso della gente con l’inganno perché mascheravamo il nostro vero volto fascista; siccome guardavamo con grande interesse alla Rivoluzione culturale di Mao (la Cina avrebbe potuto spezzare il duopolio Usa-Urss; all’epoca chi ci pensava alla caduta del muro!!!!????) s’inventarono che eravamo nazimao…

9) Quali furono i rapporti con il MSI e i movimenti extraparlamentari neofascisti?

Almirante ci odiava; sosteneva che eravamo comunisti mascherati; quando ci sciogliemmo e aprimmo una libreria (l’intenzione era di trasformarci in un movimento culturale…) ci attaccò in Parlamento sostenendo che aprivamo lussuose librerie nel centro di Roma con i soldi di chi??? (erano debiti fatti da ciascuno di noi… il mio contributo fu di un milione di lire, prestito contratto con il Banco di S. Spirito, grazie a Serafino che era diventato un bancario)… io avevo rapporti con Lello Graziani e alcuni militanti di Ordine Nuovo (qualcuno di loro passò con noi) e conoscevo qualcuno di Avanguardia nazionale (Tilgher l’ho conosciuto qualche anno dopo l’occupazione)…. insomma con i camerati non ci furono grossi problemi…

10) Differenze tra linea nera e linea rossa?

Al fondo c’è il fatto che Gaudenzi non ha mai sopportato la leadership di Dantini… eravamo già alla fase finale, avevamo deciso di scioglierci perché la situazione s’era fatta pesante: tutti i gruppi extraparlamentari erano presi di mira dal sistema repressivo (poliziotti e carabinieri facevano a gara a chi ne arrestava di più)… se fino a poco prima per essere incriminato arrestato incarcerato ci voleva un motivo vero (possesso di pistole, fucili…) adesso c’era un gioco di rimpallo; ti faccio un esempio: durante la perquisizione in un nostro campeggio a Nova Siri, i carabinieri ci sequestrarono il coltello che usavamo per tagliare il pane; il giorno dopo i giornali riportavano la notizia che c’era stato un grosso sequestro di armi etc. insomma c’era la caccia alle streghe e noi eravamo streghe scomode sia per i camerati che per i compagni; quando decidemmo di scioglierci (la paura di finire in galera accusati di una strage e roba del genere fu determinante) Gaudenzi non fu d’accordo e insieme con un gruppetto di napoletani decise di continuare… siccome Dantini aveva mantenuto rapporti con alcuni ambienti fascisti (e qualcuno di loro era decisamente “golpista” come mentalità e cultura) Gaudenzi, che era sempre stato più di “sinistra” pure rispetto a me, disse che la nostra era una linea nera e la sua la linea rossa…io me ne andai con la famiglia in montagna, dove sono rimasto per cinque anni e passa…

Fin qui l’intervista. Può darsi che scartabellando ne trovi traccia in qualche libro e/o pubblicazione di anni fa. Se qualcuno se lo ricorda, sarei grato se me lo facesse sapere.

 

 

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