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Il governo-bikini non scivolerà sul petrolio russo

I governi in Italia sono come il bikini: tutti si chiedono come faccia a star su e tutti desiderano che venga giù. Ma l’intrusione dell’attuale mostriciattolo bicefalo ha introdotto una grossa differenza con il passato. Un tempo era dall’interno degli stessi partiti di governo che partivano le bordate per farlo cadere. Oggi, le quinte colonne, cioè gli avversari interni, sono quasi azzerate a fronte delle grandi offensive delle opposizioni (Pd e magistratura amica in testa di parecchie lunghezze).

Il governo Salvini-Di Maio regge, comunque. Perché? Perché hanno sottoscritto un contratto. Non un accordo. E nemmeno un’intesa. Assomiglia più ad una convergenza parallela che ad un’alleanza di governo.

I punti di debolezza sono strutturali: due formazioni politiche che si collocano agli antipodi su quasi tutti i temi all’ordine del giorno. Sembrava facile provocare contrasti e metterli l’uno contro l’altro. Sui media rimpallavano (e rimpallano tuttora) le frasi dette dai capi e dai gregari da utilizzare come grimaldelli per scassinare Palazzo Chigi. Niente da fare. Le bufere de “lui-ha-detto-che-lei-ha-detto…” non hanno sortito effetto. Dopo la vittoria della Lega alle europee, i media collegati a Pd etc. davano al governo poche ore di vita. Il mantra era: adesso Salvini vorrà capitalizzare il successo europeo e farà cadere il governo per andare alle elezioni politiche anticipate.

Tutti – ma proprio tutti – hanno fissato lo sguardo sulla finestra del 20 luglio, data ultima per andare al voto in autunno (dopo non si può perché c’è da fare il bilancio). A parte il fatto che il calcolo del giorno 20 non è un comandamento divino, nessuno screzio litigio contrasto è nocivo per il mostriciattolo. Anzi. Le pagine dei quotidiani, i servizi e i bla bla salottieri televisivi nonché i tamburi e trombette dei social concentrano la pubblica attenzione su pettegolezzi e divinazioni degne di Otelma distraendola da fatti davvero meritevoli d’attenzione.

Fulmini e tuoni sono stati scagliati anche dalla magistratura. Sotto inchiesta sono finiti soprattutto pezzi del mosaico leghista. Due esempi sono sufficienti a mostrare l’inutilità della campagna mediatico-giudiziaria.

Il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Armando Siri viene indagato per corruzione, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo rimuove e Salvini risponde facendolo responsabile Trasporti e Infrastrutture della Lega. C’è da sperare che Siri alla fine sia condannato, altrimenti il caso Garavaglia non sarebbe più un’eccezione. Infatti, il viceministro dell’Economia e delle Finanze Massimo Garavaglia era finito sotto processo per turbativa d’asta. È stato assolto (ieri, 17 luglio) e un comunicato della Lega recita: «Tra tanti attestati di solidarietà a Massimo Garavaglia, spiace che gli unici quasi silenti siano proprio molti alleati al governo».

E cosa rispondono i pentastellati? Siamo, dicono, «felici per il sottosegretario Garavaglia e ci auguriamo che ora possa convincere Salvini a riferire in aula sui fondi russi..».

Le artiglierie sono puntate sull’incontro “clandestino” registrato (ma ancora nessuno s’è chiesto da chi) e pubblicato su un sito americano da un italiano che lavora a Londra. In quell’albergo moscovita tre leghisti (oggi tutti identificati) e tre russi (rimasti sconosciuti) avevano parlato di compravendita di petrolio e di una tangente alla Lega (https://internettuale.net/3277/scontro-trump-putin-ci-va-di-mezzo-salvini).

Il Pd (i comunisti riciclati piddini hanno dimenticato i rubli che arrivavano da Mosca) ha confezionato alla maniera partigiana uno Ied (Improvised explosive device, ordigno esplosivo improvvisato) con minutaglia di questione morale, rispetto del Parlamento, guerra alla corruzione e molti chili di… polverone.

A quell’incontro c’era un esponente di governo? No. L’affare è stato concluso? No. L’Eni era direttamente coinvolta? No. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferirà in aula perché lui, ha detto, ha «un rispetto sacrale del Parlamento», sottintendendo che Salvini non ce l’ha. Sarà questa la ghigliottina sotto la quale finirà il governo?

Non dimentichiamo che di mezzo c’è un contratto scritto e sottoscritto da Lega e Cinquestelle. Non è dunque azzardato prevedere che anche stavolta sarà un buco nell’acqua. La magistratura continui pure a indagare. La sua credibilità, già duramente compromessa dal caso-Csm e da tante inchieste rivelatesi bolle di sapone, perderà ancora punti, dando così la possibilità al mostriciattolo di fare questa benedetta riforma della giustizia.

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