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50° LdP. Il Pci impose l’antifascismo al Movimento studentesco

Quando scoppiò il Sessantotto, fu presa di mira la società intera partendo dalle università. A Valle Giulia, non volarono slogan antifascisti o anticomunisti. Eravamo tutti incazzati contro una società fondata sul privilegio e diretta da privilegiati. Volevamo abbattere uno Stato che di diritto aveva soltanto il nome. Volevamo cacciare dall’università i baroni delle cattedre, i quali gestivano istituti e facoltà come feudi privati, passandoseli di padre in figlio, da nonno a nipote. Volevamo cancellare regole antiquate e sostituirle con criteri equi e funzionali. Il Movimento Studentesco nacque unito con lo sguardo rivolto al futuro.

Chi fu lo stregone che spaccò l’unità degli studenti in lotta introducendo il tema dell’antifascismo militante? Fu il Partito comunista italiano. A Roma, la Federazione giovanile comunista lanciò le parole d’ordine che già avevano consentito al Pci di Togliatti di accreditarsi come “forza democratica” e raggiunse lo scopo. Da quel momento in poi, le lotte studentesche cessarono di essere autonome.

Scartabellando, ho trovato molti volantini dell’epoca distribuiti dai compagni extraparlamentari e dal Pci. Qui ne ripropongo tre.

Il primo è firmato “Il collettivo centrale del Movimento studentesco” e invita gli studenti ad unirsi ad uno sciopero dei lavoratori del Lazio. Il Movimento Studentesco dichiarava che «la vera soluzione dei problemi della gran massa degli studenti non sta nella riforma della scuola e nei ruoli sociali che produce ma nella distruzione della scuola come corpo separato dalla fabbrica e quindi nella ricerca insieme alla classe operaia di un’alternativa rivoluzionaria al capitalismo e alla sua organizzazione sociale…».

Nel volantino non compare mai la parola “antifascista”. Il vero obiettivo era il capitalismo. Noi, in contemporanea, avevamo ampliato il concetto parlando di “capitalimperialismo Usa-Urss”, ma di questo parlerò in altra occasione.

Il secondo volantino è firmato “Il Movimento Studentesco universitario romano”. Il tema centrale era la riforma-Sullo. Scrivevano: «Siamo contro questa riforma, perché siamo contro quei provvedimenti che non risolvono i problemi di contenuto, ma anzi li aggravano per modi diversi, perché è una riforma che produce un oggettivo aumento del costo dello studio e quindi più selezione di classe, perché spinge ancora di più l’università di stato a non qualificare e quindi aiuta i capitalisti a costruire le università private, perché in definitiva mantiene fermi i caratteri classisti dell’università…».

Il volantino annunciava la mobilitazione per due grandi manifestazioni contro il governo. Anche qui non compare mai il termine “antifascista”.

Il terzo volantino, firmato “Federazione giovanile comunista romana”, è intitolato “Viva la lotta antifascista degli studenti romani”.

Il volantino annunciava la creazione dei “comitati unitari di iniziativa antifascista” spiegando che il vero nemico erano i fascisti ed era contro di loro che bisognava combattere per salvare l’Italia. Il vero obiettivo dei comunisti ammaestrati da Botteghe Oscure erano i movimenti indipendenti.  Infatti scrivevano: «È necessario oggi respingere con una battaglia politica aperta le posizioni di quei gruppetti che tentano di dare al grande potenziale di lotta antifascista, che si è espresso con grandi mobilitazioni di massa, un contenuto politico di attacco alle riforme, alle organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia…».

Chi non aveva la patente di antifascista non aveva diritto a manifestare e chi assegnava quella patente era il Pci.

Non mi pare che nella miriade di ricordi etc. del Sessantotto ci sia un qualche riferimento all’antifascismo imposto dal Pci al Movimento Studentesco.

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