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Scontro Trump-Putin: ci va di mezzo Salvini

Lo scontro tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin ha fatto un’altra vittima innocente: la Lega di Matteo Salvini. Washington e Mosca si spiano a vicenda utilizzando le più sofisticate apparecchiature. Entrambi i contendenti lavorano per creare danni: intervengono nei sistemi informatici, truccano dati (anche elettorali), finanziano opposizioni d’ogni genere (anche guerre) e si strappano a vicenda alleati e “complici”. Del ruolo svolto dalla Cia (della Central intelligence agency una volta si parlava e sparlava di continuo…) e dal Fsb (il Federalnaya sluzhba besopasnosti – Servizio sicurezza federale che ancora non ha sostituito il Kgb nell’immaginario collettivo) si sa quello che ciascuno fa trapelare alla stampa sui misfatti dell’altro. Una cosa è certa: chi ha contatti politico-economici nel mondo è certamente spiato da uno o più servizi di intelligence (tremo al solo pensiero di cosa abbiano registrato i cinesi nell’albergo a Pechino che ad aprile ha ospitato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte) e perciò molti “boss” di multinazionali e banche d’affari sono protetti da sistemi antintercettazione.

Tornando a Trump-Putin, ogni occasione è buona per mettere in difficoltà l’altro. Nell’ottobre dello scorso anno all’hotel Metropole di Mosca, la Cia registrò gli incontri tra leghisti italiani e alti funzionari russi. A febbraio dell’anno seguente, il settimanale “l’Espresso” riportò la notizia, ma senza creare troppo scalpore. Gli americani hanno dovuto rilanciare stavolta passando da Londra. Il sito “BuzzFeed” pubblica «Revealed: The Explosive Secret Recording That Shows How Russia Tried To Funnel Millions To The “European Trump”. A close aide to Italy’s deputy prime minister Matteo Salvini held covert talks to pump Russian oil money to his far-right party. BuzzFeed News has the tape». Lo scoop è firmato dall’italiano Alberto Nardelli che è “Europe editor for BuzzFeed News and is based in London“.

Stavolta, come annuncia Nardelli, c’è l’audio di quegli incontri: leghisti e funzionari del Cremlino parlavano di finanziamenti alla Lega tramite una vendita di petrolio russo all’Eni. Dei tre italiani di cui si sentono le voci, si riconosce  soltanto  Gianluca Savoini, ex portavoce di Salvini; dei tre russi non si sa niente.

Ci sono forti probabilità che tutta la faccenda sia un trappolone. Nel frattempo, mi permetto di consigliare maggiore cautela nell’uso del telefono e nelle conversazioni in ambienti chiusi. Volendo, si possono intercettare anche conversazioni all’aperto, ma parliamo di colloqui, chessò, tra Netanyahu e Trump, tra Putin e Abe… insomma di roba ad altissimo livello, che è molto improbabile finisca sui giornali.

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