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In Italia, la donna-madre è passata di moda

L’ironia che accompagna le citazioni mussoliniane tipo “Il numero è potenza” è davvero fuori posto. Lo sviluppo di una società dipende anche dal tasso di crescita demografica. Questo è un dato incontrovertibile. I Popoli che non vogliono morire fanno figli. Gli altri si avviano all’estinzione. Se manca l’orgoglio della propria identità, c’è poco o niente da fare. I dati Istat (https://internettuale.net/3244/istat-iitalia-e-vecchia-e-sempre-piu-senza-figli-nonostante-gli-immigrati) fotografano una situazione che a molti, a cominciare dai soddisfatti “cittadini del mondo”, appare naturale e senza disastrose conseguenze. Non la pensano così in quei Paesi retrivi, reazionari, stupidamente patriottici come Francia e Germania, per esempio. Sia per Parigi che per Berlino, che il numero sia potenza è un dato incontrovertibile.

In quei Paesi, vigono leggi e disposizioni che favoriscono la famiglia e, soprattutto, le donne-madri. I benefici economici, gli assegni, le detrazioni, però, non servono granché in un deserto culturale, dove gli unici ad avere diritto all’orgoglio sono i gay.

I Francesi ci tengono alla Francia e i Tedeschi alla Germania. In Italia, chi ci tiene si becca l’appellativo di fascista o semplicemente di reazionario. Insomma, non va affatto di moda l’italianpride. Fare figli impoverisce (https://internettuale.net/768/in-italia-chi-fa-figli-diventa-piu-povero), meglio evitare le responsabilità (https://internettuale.net/2962/italiani-allo-stadio-terminale), ci pensano le donne straniere a partorire (https://internettuale.net/2489/istat-e-decrescita-gli-italiani-corrono-verso-lestinzione-nascera-un-nuovo-popolo-di-immigrati), il calo demografico non ha lo stesso appeal della balena da salvare.

Le parole (nel 2012) dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy («Un paese dove si fanno figli è un paese che ha l’avvenire davanti a sé… La Francia è forte perché è forte in primo luogo della sua demografia…») in Italia farebbero strillare il “dagli al fascista!”. Anni prima persino il presidente socialista François Mitterrand aveva dichiarato: «La Francia sarà forte grazie alle sue famiglie e prospererà grazie ai suoi figli. Le generazioni numerose sono le generazioni creatrici». I Francesi, si sa, sono sciovinisti e anche un po’ razzisti, perciò in Germania stanno bene attenti a non fare dichiarazioni troppo “tedescofile” per evitare facili accuse di razzismo. Parlano i fatti; ecco un elenco (incompleto) dei provvedimenti tedeschi: reddito di inclusione (Sozialgeld), l’assegno sociale (Sozialhilfe), assegno supplementare per figli a carico (Kinderzuschlag), indennità di alloggio (Wohngeld)… all’asilo i bambini di coppie straniere fanno test linguistici per stabilire se necessitano di lezioni di tedesco aggiuntive. Per chiedere la cittadinanza, la conoscenza del tedesco è requisito fondamentale.

Le risorse investite per la maternità, nei servizi per l’infanzia, per i congedi parentali, per efficaci politiche fiscali a favore della famiglia e via sostenendo hanno fatto risalire la curva demografica in Germania e in Francia. Ma non va dimenticato che alla base c’è un orgoglio di appartenenza. Un orgoglio che si nota anche in molte altre parti d’Europa.

Il fatto che in Italia più del 20% delle donne non abbiano figli alla fine del loro periodo fecondo mostra che non si tratta soltanto di quattrini. Il ruolo della donna-madre piace sempre di meno alle donne. Tutt’al più, in tarda età, per portare a compimento il loro percorso di autorealizzazione si decidono ad avere un figlio (ah! i miracoli delle biotecnologie) e mettere così la ciliegina sulla torta.

 

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