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Giacimenti di intelligenza. È con i vecchi che i giovani vincono

A proposito dei nostri giacimenti di materia grigia (che non sfruttiamo abbastanza) e dei giovani che nascono tutti “già imparati” (https://internettuale.net/3265/i-giacimenti-di-materia-grigia-che-non-sfruttiamo), più di qualcuno ha criticato la mia “mancanza di fiducia nei giovani” nonché la “sfiducia nei confronti degli Italiani” e nelle loro capacità di recupero. Onde evitare fraintendimenti e confusioni, è d’obbligo qualche aggiunta.

Ci sono giovani che hanno preso di petto il loro futuro inventandosi un lavoro o emigrando. Ci sono anche giovani impegnati politicamente convinti di poter “cambiare le cose”. Ma gli uni e gli altri costituiscono una risicata minoranza. C’è un’altra minoranza, fortemente coccolata dai media, che si mobilita per salvare le balene, i ghiacciai, gli emigranti… proclamando la solidarietà con la Natura e con il Genere Umano. È una schiera composta in maggioranza da giovani che ripetono slogan felici di strillarli insieme con altri. Non portano alcun contributo alla soluzione dei problemi e nemmeno si applicano a studiare metodi e strumenti atti a risolverli. La loro plateale protesta è di solito finanziata dalle pensioni dei nonni. Non lavorano e rifiutano di “umiliarsi” in lavori non appropriati alla loro “classe”. Si possono definire (le etichette sono ritenute necessarie dai più) i razzisti dell’antirazzismo.

Il riferimento ai nostri giacimenti di intelligenza è a trecentosessanta gradi: comprende tutti, anche gli anziani e i vecchi.

Sono milioni le persone che hanno visto la caduta del sistema politico che ha governato l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. In gran parte, sono orfani dell’anticomunismo: democristiani, socialisti, socialdemocratici… ma sono milioni anche gli orfani del comunismo. Questi ultimi hanno creduto profondamente nel paradiso sovietico e sono crollati al crollo del Muro di Berlino (a proposito: quanti giovani ne sanno qualcosa?). In buona sostanza, abbiamo milioni di uomini e donne che hanno fatto esperienza di ideologie sepolte dalla cocacolonizzazione, di chiese sgretolate dal supermercato, di promesse elettorali non mantenute. A milioni hanno seguito il veloce decadimento del ceto politico dominante fino ai bassissimi livelli attuali. Se la metà (a volte di più) del corpo elettorale diserta le elezioni, lo si deve al disincanto causato dalla scomparsa di rassicuranti partiti strutturati, dall’irruzione di “salvatori” che hanno messo i loro nomi sulle schede elettorali, dall’assenza di programmi credibili e di lungo respiro. Questi giacimenti di materia grigia sono stati esclusi soprattutto da un giovanilismo imperante. Come al supermercato, dove vince il prodotto con l’etichetta “nuovo”, così nella cosa pubblica chi è vecchio è da rottamare.

Esistono movimenti politici (e penso con tristezza a CasaPound) che fanno riferimento a vecchi rigorosamente morti (da Corridoni a Marinetti, da Lenin a Mao, da Mussolini a Marx, tanto per citarne alcuni) e che si affidano alla rilettura, all’interpretazione, alla fantasia di giovani con grosse esperienze di piazza, con coraggiosi atteggiamenti anticonformisti, con grandi volontà di cambiare il mondo, con scarsa o nulla dimestichezza con i meccanismi del potere.

Faccio un esempio per spiegarmi meglio. Quando nel 1987 Umberto Bossi approdò al Senato chiese al capo dei commessi (persona di grande esperienza e competenza, andata poi in pensione con più di un miliardo di lire di buonuscita) di indicargli qualcuno in grado di guidarlo nei meandri del Palazzo. Gli fu presentato Luigi Rossi, cronista parlamentare e vecchio democristiano (ora non mi torna in mente se fosse stato uomo di Forlani o di Fanfani) e gli propose, offrendogli un sostanzioso stipendio, di fargli da ufficio stampa. Bossi, esperto conoscitore di uomini prima che fosse sconvolto da un ictus, gli promise anche che, se gli fosse stato fedele, l’avrebbe portato in Parlamento. E mantenne la parola: nel 1996, a 82 anni, Rossi fu eletto deputato nella Lega Nord.

Tutti i politici seri che ho frequentato (da Pacciardi a Craxi) in gioventù avevano “sfruttato” le esperienze dei “vecchi”. Tra gli ex (parlamentari, consiglieri regionali etc.) di partiti scomparsi, ce ne sono molti che hanno fatto tesoro degli errori commessi, che non trovano più corretto essere faziosi, che avrebbero idee e suggerimenti da mettere a disposizione per la rigenerazione e la revitalizzazione dell’Italia. È probabile che molti siano rimasti affezionati alle loro “bibbie” (Il capitale, Il libretto rosso, Il Popolarismo sturziano etc.) ma non mancano di sicuro quelli convinti che alle attuali sfide si deve rispondere con strumenti nuovi.

E preciso: uno strumento nuovo, mettiamo un motore a scoppio, è la risultante di un assemblaggio di strumenti vecchi: ruote dentate, pistoni, etc. In breve: vincerà la sfida chi saprà inventare il futuro, avendo piena coscienza del presente perché forti di radici profonde. In effetti, “l’internettuale è piantato saldo sulla terra. Altrimenti non potrebbe guardare il cielo” (https://internettuale.net/about).

 

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