Prima / FOCUS / Segmenti / I giacimenti di materia grigia che non sfruttiamo

I giacimenti di materia grigia che non sfruttiamo

Vale la pena spendere soldi pubblici per mantenere in vita aziende decotte? La risposta è sì, considerando che quei lavoratori perderebbero il posto, ma è no, se si guarda ai contraccolpi negativi. Che sono di due tipi. Da un lato, l’azienda mantenuta in vita artificialmente farebbe concorrenza sleale ad altre simili che camminano sulle proprie gambe; dall’altro, i costi aggraverebbero lo stato dei conti pubblici sottraendo contemporaneamente risorse alla crescita generale. I sistemi (Cassa integrazione etc.) inventati per salvare dal lastrico i lavoratori di aziende in difficoltà costano quattrini all’Inps, gravando su bilanci anno dopo anno e, quindi, impoverendo l’azienda-Italia.

In gran parte il sistema produttivo nazionale barcolla tra criteri antiquati, inadeguata organizzazione del lavoro, impianti vecchi, management poco istruito. Per di più, grava su tutto una cappa pesantissima fatta di tasse, balzelli, imposte e adempimenti burocratici ereditati dall’Ottocento. Se non siamo ancora affondati, lo dobbiamo alla crescita dell’export generato da decine di migliaia di piccole e medie aziende che non si sono rassegnate e arrese alla crisi.

Va da sé che necessita un nuovo modo di interagire Stato-privato. Anche ammesso che si recuperino ingenti risorse dall’evasione fiscale, i soldi finirebbero nel solito calderone. Il prelievo fiscale si fa sulla ricchezza prodotta e su quella patrimoniale. Se non si produce ricchezza e se i patrimoni sono tutti già tassati al massimo, il Fisco avrà poco da spremere.

Sono ovvietà. Cose dette e ridette. Ma qui dovrebbero fare da trampolino per lanciarsi su un altro orizzonte, dove il dato economico viene dopo e non prima.

Dobbiamo domandarci se noi stiamo sfruttando al meglio la fonte energetica illimitata della quale disponiamo e cioè la nostra intelligenza. E dobbiamo risponderci che purtroppo della nostra intelligenza facciamo un uso scarso e improprio.

Non solo; addirittura lasciamo andare via centinaia di migliaia di persone dotate di energia e intelligenza. In Italia, insomma, restano gli “sfigati”. Di anno in anno, vediamo impoverirsi i nostri giacimenti di intelligenza (a vantaggio dei Paesi nostri concorrenti) e indebolirsi il sistema produttivo incapace di approdare al Terzo Millennio.

I tempi dell’industrializzazione sono finiti. Qui non si tratta di industrializzare il Sud e/o reindustrializzare il Nord. Tocca comprendere che siamo (inclusi nel cosiddetto Occidente) in una nuova tappa dello sviluppo e che dobbiamo fare un salto qualitativo. Secoli fa la rivoluzione industriale tolse energie all’agricoltura, cambiò mentalità, abitudini e comportamenti; stravolse l’organizzazione sociale. Le vittime si contarono a milioni, ma poi quella rivoluzione ampliò la platea di chi godeva di buone condizioni di vita. La rivoluzione informatica è di gran lunga più crudele: chi le si oppone muore.

Se però la società industriale è cresciuta consumando risorse naturali, la società informatizzata crea invece beni materiali (energia inclusa) e accelera lo sviluppo delle facoltà umane.

Prendiamo atto che questa rivoluzione tecnologica non è un mero prolungamento dei processi tecnici che si sono succeduti nel corso dei secoli. Essa determina nuove e inedite condizioni di lotta per il dominio dell’ambiente nonché la moltiplicazione delle risorse piuttosto che il loro impoverimento. Comporta anche un cambiamento della società, una modifica della sua organizzazione e, soprattutto, una rivoluzione nei processi mentali. Qui è il nodo italiano.

Lo sviluppo (usiamo il termine nella sua accezione solita) è un processo mentale che comincia da uno stato d’animo. Sono indispensabili l’apertura delle menti e l’attitudine all’apprendimento.

Sarà mai possibile in una società nella quale tutti, ma proprio tutti, nascono “imparati”?

Sarà mai possibile in una società dominata da una straripante burocrazia, incontrollabile e indistruttibile, la quale ospita pletore di funzionari perfino in mansioni per le quali basterebbe un semplice impiegato? Riusciremo mai ad abbattere questa sorta di “deep state” che controlla, verifica, proibisce, e che non produce altro che sterilità?

Come riuscire a costruire una cooperazione organica Stato-privato? e inventare nuove formule miste di cooperazione?

In questa società industriale estenuata, mancano le condizioni che incoraggino l’entusiasmo necessario per dedicarsi a nuove imprese (e quelli che ce l’hanno se ne vanno all’estero).

La rigenerazione. La revitalizzazione. La fioritura creativa. Sono risultati che si ottengono applicando l’intelligenza. Sfruttiamo i giacimenti di materia grigia che ancora esistono in Italia.

 

 

 

 

 

 

Vedi anche

In Italia, la donna-madre è passata di moda

L’ironia che accompagna le citazioni mussoliniane tipo “Il numero è potenza” è davvero fuori posto. …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close