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50° LdP. L’antipapa Clemente XV alla Sapienza

Cinquant’anni fa, anche la Chiesa ebbe un suo piccolo Sessantotto (nel primo Novecento si sarebbe detto un “quarantotto”). Un sacerdote francese, Michel Collin, autoelettosi Papa e scomunicato da Pio XII, aveva trovato anche alla Sapienza dei seguaci. Dai volantini che distribuirono, venimmo a sapere che in Francia viveva un antipapa di nome Clemente XV. Nella ricostruzione che di quegli anni sto tentando di fare, un posto se lo merita anche quella pattuglia di “cristiani”. Grande era, dunque, la confusione sotto il cielo universitario romano.

In apertura, riporto un telegramma del 13 luglio 1969 indirizzato da Clemente XV all’allora presidente del Consiglio Mariano Rumor, a Georges Pompidou, da poco eletto presidente della Repubblica francese, a Radio Lussemburgo e genericamente «ai Capi di Stato, Responsabili e alla Stampa». Il telegramma era partito dal “piccolo Vaticano”, cioè dal Domaine de Maria-Corèdemptrice in Clémery par Nomeny. Eccone il testo (tutto maiuscolo come si addice ai telegrammi):

«FINE CONCORDATO ABUSIVO VATICANO. SUE CENTINAIA DI MILIARDI APPARTENGONO AGLI STATI PER BENE GENERALE, COSTRUIRE CASE AGLI OPERAI, AIUTARE POVERI. OSPEDALI, SCUOLE, CLERO – ESIGIAMO TERZO SEGRETO FATIMA IMMEDIATAMENTE – FlNE MONTINI DISOBBEDIENTE A GIOVANNI XXIII – DIFFONDIAMO DAPPERTUTTO QUESTO TELEGRAMMA».

In effetti, il cosiddetto “terzo segreto di Fatima” (rivelato da papa Wojtyla nel 2000) scatenava da decenni nei fedeli spaventose paure di apocalissi, di una terza guerra mondiale e analoghi incubi. Si mormorava anche che la Chiesa di Roma se lo tenesse stretto perché prediceva la propria fine.

In un messaggio intitolato “Il cielo sdegnato” e indirizzato direttamente da Gesù a Clemente XV, si leggeva: «Figlio mio, lo ritorno verso di voi dal Cielo. Siamo stati testimoni della malizia del Vaticano. La Chiesa vecchia è la prostituta disobbediente a Nostra Signora di Fatima. L’usurpatore (Paolo VI) non potrà sfuggire a Dio Giudice. Egli cerca l’appoggio di responsabili frammassoni e demoniaci. Nostra Signora di La Salette ve l’ha annunciato. Voi credete d’ingannare il mondo, di dominarlo e dimenticate che avete a che fare con un Dio Onnipotente. Vi siete uniti in lega per soggiogare il mondo con la forza e con la menzogna…». Conteneva tra l’altro anche un attacco personale al papa del tempo: «Ti fai passare per il più grande idolo dell’umanità, usurpatore Paolo VI! Ti fai adorare. Sei un demonio farisaico senza cuore, senza vera pietà, senza pietà per Gesù-Ostia. Hai soppresso il Corpus Domini e le processioni del Santissimo Sacramento…». In buona sostanza, il papa francese contestava la “modernizzazione” della Chiesa (abolizione del latino etc.).     

In una “Lettera aperta a Paolo VI” accusava il sistema mediatico: «La stampa, i giornali sottomessi al clero continuano le calunnie, le menzogne. Secondo informazioni ricevute da fonte sicura, è il Vaticano che obbliga la stampa a mentire. Esso ha ogni potere sulla stampa, ogni potere sugli Stati…».

Esattamente cinquant’anni fa, in un messaggio del 4 luglio 1969, Clemente XV scriveva: «lo sono obbligato a dire la verità al mondo. Chi tace acconsente. E’ ora di vincere Satana i mentitori i ladri di coscienze! (…) Se c’è un comunismo ateo, se c’è una frammassoneria atea colpevole, è ben colpa della Chiesa, perché se la testa è cattiva, tutto il corpo è ammalato. Se la Chiesa fosse santa, non ci sarebbero tutte le guerre. Tutte le vittime sono cloroformizzate dal gas dell’inferno. Quando in una cucina il gas fugge, intossica, a loro insaputa coloro che vi si trovano. Roma ha aperto la valvola micidiale, lui solo, Paolo VI, ha aperto la valvola dell’apostasia, la sua fine è imminente! …».

In un volantino, i cristiani scrissero: «Vogliamo dire anche a te che qui all’Università esiste una comunità cristiana che cerca di vivere in modo responsabile la presenza nelle singole facoltà. Noi non crediamo: 1) che l’Università sia soltanto un luogo dove studiare per guadagnare un diploma, 2) che per risolvere i nostri problemi basti un discorso o le parole di un’ideologia, 3) che la confusione sia radicalmente la parola definitiva dell’Università. Noi non abbiamo risposte già fatte nè interessi da difendere: ci preme solo, con uno sforzo comune, di conoscere con verità, una verità che non si conosce soltanto ma si verifica in un lavoro…».

Anche questo fu il Sessantotto alla Sapienza. C’era un terzetto, due giovanotti ed un’arzilla vecchietta che appiccicavano lunghi messaggi con preghiere, invocazioni e suppliche alle divinità cristiane (Gesù, Maria etc.). Ricordo il nome di uno di loro: Duilio Marchesini. Una volta li difendemmo da un attacco dei compagni, ai quali dava fastidio chiunque non fosse della loro chiesa.

Una curiosità. Quando Papa Bergoglio spiegò perché aveva scelto di chiamarsi Francesco disse anche: «C’era anche la proposta di chiamarmi Clemente XV, così mi hanno detto che potevo vendicarmi del papa che aveva soppresso i gesuiti!». L’avrebbe fatto, lui gesuita, se non ci fosse stato già un Clemente XV, seppure fasullo. Comunque, nessuno lo annotò.

 

 

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