Prima / FOCUS / Documenti / Con il mammo i figli crescono orfani
Ragazzini irresponsabili: seppellite nella sabbia vostro padre, non riuscite più a ritrovarlo e lui ha le chiavi della macchina!

Con il mammo i figli crescono orfani

La dimensione ludica è uno dei tratti caratteristici della società impersonale, cioè senza consapevolezza. L’uso di internet, limitato ai giochi anche oltre i quarant’anni, prova l’indistinzione degli stili di vita generazionali. Chi dovrebbe accompagnare il giovane nel mondo reale è un eterno adolescente che preferisce giocare con lui. È acclarato che la funzione di padre è di indirizzare e indicare. Più che la conoscenza delle cose, per un padre è indispensabile l’essere e, di conseguenza, il fare da parametro, da perno, punto di riferimento. Non deve tanto giocare con il bambino, quanto farlo giocare. Non dev’essere suo amico, ma ha il compito di proteggerlo ed educarlo. Parlare con il figlio non significa svolgere una mera opera di informazione, bensì un profondo lavoro di formazione. Se il bambino avrà avuto un padre, diventerà un adulto consapevole e capace di affrontare le scelte che la vita impone. Se sarà cresciuto senza, troverà altre persone a fargli da guida, con tutti i rischi che questo comporta.

È arduo parlare di padri capaci di svolgere un corretto ruolo genitoriale. Gli esperti (psicoanalisti, pedagoghi, sociologi, educatori…) parlano di una società senza padri sottolineando che la società non può fare a meno del padre. Omero racconta di Telemaco, il figlio Ulisse, il quale commosso dice: «Deh!, se potessero quello che bramano avere i mortali / Per prima cosa il giorno vorrei ch’io trovassi mio padre».

Il Censis registra la «ridotta capacità dei genitori di selezionare le richieste dei figli, di operare quale filtro e discernimento rispetto alle loro esigenze» fino ad una «autolimitazione dell’intervento genitoriale e una scarsa capacità di entrare in dialettica, anche dura, rispetto alle esigenze che i figli maturano».

L’Eurispes scrive: «In Italia siede oggi al potere la generazione dei baby boomers. Una generazione che cullava l’utopia di una società orfana di padre, libera cioè dall’autorità e dal potere, e ha invece edificato una dura gerontocrazia, esercitando il potere nel segno della conservazione contestata in gioventù. In tal modo, si è abdicato all’esercizio del classico ruolo paterno. I padri hanno scelto di non porre limiti ai figli per paura dello scontro e, in secondo luogo, hanno preteso da loro prestazioni eccellenti agitando lo spauracchio del fallimento. I padri hanno rinunciato alla separazione generazionale smettendo di negare al figlio il godimento e condividendo con loro la stessa febbrile esigenza di efficienza».

Gli antichi raccontavano di Fetonte, figlio del dio Apollo, il quale, avendo ottenuto dal padre il permesso di guidare il carro del Sole, era precipitato perché incapace di tenere a freno i cavalli. Dante scrive che l’esempio di Fetonte «ancor fa li padri ai figli scarsi», cioè porta i padri a non concedere, per il bene dei figli, tutto ciò che chiedono.

Oggi la lezione di Fetonte è ignorata e i padri hanno disimparato a dire no, e accontentando i figli rispondendo sempre sì al “me lo compri papà?” sono per giunta convinti di farlo per amore.

Negli ultimi anni la figura paterna ha subito una rivoluzione cominciata quando il padre è stato chiamato ad assistere al parto. La maternalizzazione del ruolo paterno tende a colmare l’assenza del padre. Il quale, però, rimane tragicamente assente pure quando fa il bagnetto al bebè, gli cambia il pannolino e gioca con lui. In queste azioni di “accudimento” il padre fa da supplente alla madre, per cui la figura paterna diventa quantomeno equivoca. Con risvolti paradossali, come rileva uno studio della “Eastern Virginia Medical School di Norfolk” (gli Usa fanno sempre da battistrada), secondo il quale si sta sviluppando tra i maschi la depressione post partum, un tempo “esclusiva” femminile.

L’emancipazione femminile ha come contraccolpo l’erosione dei ruoli tradizionali: la coppia genitoriale non è più complementare: il “mammo”, o come lo definiscono molti studiosi, il “papà peluche”, non ha niente di peculiare, tant’è che al suo posto può in ogni momento sistemarsi una baby-sitter.

Se un padre è pari alla zia zitella dei tempi passati, fa crescere il figlio come un orfano. Per una crescita equilibrata è essenziale il confronto-scontro con il padre. Se il padre è presente come “mammo”, in realtà non c’è e il bambino cresce senza poter chiarire la propria identità; gli esperti dicono che nel figlio maschio si manifestano atteggiamenti d’insicurezza e nella femmina fenomeni d’amazzonismo (guerra ai maschi) o d’eterismo (spregiudicatezza sessuale).

Devastanti colpi di piccone alla figura paterna li hanno inferti anche la tv e le nuove tecnologie. La differenza gerarchica tra l’adulto capace di leggere e scrivere e il bambino viene annullata dalla televisione che non richiede alcuna istruzione. La conoscenza non passa più di padre in figlio. Anzi, sono i figli a insegnare ai padri come usare internet e annessi. Grazie a questo “potere”, i piccoli assumono atteggiamenti da adulti in un ambito domestico nel quale, da una struttura familiare di tipo verticale, s’è passati ad una struttura di tipo orizzontale, sicché le relazioni genitori-figli sono di tipo paritario, annullando i confini generazionali e, quindi, confondendo le tappe evolutive.

 

 

 

Vedi anche

La morte di Camilleri oscura Pirandello e D’Arrigo

La morte di Andrea Camilleri, noto ai più come il papà del “Commissario Montalbano”, ha …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close