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50° Lotta di Popolo. Le guerre dei baroni delle cattedre

È assai improbabile incontrare in una manifestazione studentesca qualche giovanotto/a in grado di spiegare contro chi e per che cosa stia protestando. Al massimo, ti ripetono gli slogan del momento. Cinquant’anni fa, non era così. Non mancavano quelli che sfilavano inconsapevoli, ma era più facile sentirsi spiegare per filo e per segno cosa stesse accadendo. A Giurisprudenza, seguivamo con attenzione ciò che accadeva dentro e fuori della Sapienza e in parecchi guardavamo anche alla politica estera.

I numeri dell’agenzia Univerpress (https://internettuale.net/3220/50-lotta-di-popolo-a-dare-le-notizie-cera-luniverpress) erano un faro puntato sul mondo universitario: dalle pastette dei baroni alle proteste degli studenti.

Dal numero del 12 febbraio del 1969, prendo due notizie: una fa la conta delle occupazioni a Roma dopo il bombardamento baronale finito male, mentre l’altra sottolinea una delle tante lotte intestine tra professori.

Ecco il testo della prima, intitolata “LA SITUAZIONE ALL’UNIVERSITÀ”:

«Conseguentemente alle prese di posizione della Procura della Repubblica e del Rettore D’Avack il mondo universitario ha ripreso a girare vorticosamente. Infatti il risultato determinato dal “duro” atteggiamento del mondo accademico e della Magistratura non ha verificato la previsione che l’avevano generato. La situazione è la seguente: tre nuove facoltà occupate; Scienze Politiche, che già lunedì aveva deciso di smobiIitare l’occupazione, oggi è ancora occupata “contro iI tentativo di repressione poIiziesca”. Oggi aIIe 14 è stata occupata Architettura. Scienze BioIogiche è in fermento. Si ripete la logica dell’anno scorso, quando gli interventi della polizia moltiplicarono gli effettivi del Movimento Studentesco. In questa situazione sembra che le Autorità stiano attraversando un momento di riflessione. L’intervento della P.S., che sembrava dover avvenire di ora in ora, appare meno probabile. In ogni caso, tutte le assemblee studentesche hanno riconfermato la volontà di rioccupare le facoltà dopo l’eventuale intervento della polizia».

La seconda è intitolata “ECONOMIA E COMMERCIO: BOSCO E FANFANI NON  VOTANO BANDINI”:

«Continua a suscitare polemiche fra gli studenti di Economia e Commercio l’elezione, avvenuta nei giorni scorsi, del prof. Bandini a preside della facoltà. La notizia ha suscitato impressione sfavorevole negli ambienti universitari a causa del fatto che iI prof. Bandini accumula nella sua persona un’impressionante serie di incarichi (nella sola facoltà di Economia e Commercio il neo-preside insegna politica agraria e geografia). Il prof. Bandini è inoltre noto per i suoi legami con la Confindustria tramite l’INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) e si ritiene che la sua elezione rappresenti per l’ala conservatrice dei professori una “garanzia d’ordine”. Alla elezione del preside, tenutasi nei locali del rettorato essendo la facoltà occupata, erano assenti i professori “politici” Bosco e Fanfani. La riunione è durata tre ore, mentre abituaImente tali riunioni non si concludono in meno di sei-sette ore».

Era davvero difficile per un professore ergersi a severo educatore sapendo che gli studenti erano a conoscenza dei suoi intrallazzi più o meno leciti. Probabilmente anche ora c’è qualche barone con mille incarichi e qualche spartizione di potere nell’Ateneo, ma per gli studenti è più comodo strillare slogan del tipo “fuori i padroni dall’università” et similia.

Per la cronaca: Giacinto Bosco era un potente diccì già ministro della Giustizia, della Pubblica istruzione, del Lavoro, delle Finanze, delle Comunicazioni… Amintore Fanfani era uno dei capi indiscussi della Dc, più volte presidente del Consiglio e ministro.

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