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Minibot. Serve fiducia come per i “Mefo” di Hitler

Niente tiro al piattello; ora si spara ai Minibot. Come capita solitamente in questa società dei social, le chiacchiere, le invettive, le offese e gli sfottò hanno poco che vedere con la realtà delle cose. Non si sbaglierebbe di molto ipotizzando che la gran parte dei nemici dei “Minibot” manco sa cosa siano. È una proposta del governo bicolore e tanto basta per bocciarla. I Minibot sono Titoli di Stato di piccolo taglio dei quali la Pubblica amministrazione si servirebbe per pagare un po’ di debiti. I creditori della Pa non sarebbero obbligati ad accettarli. La magia dei Minibot consiste nel fatto che, non potendo convertirli in euro, non ci sarebbe l’aumento del circolante monetario (con effetti sull’inflazione etc.).

Sarebbe, in breve, un trucco per fermare la crescita del debito pubblico e per rispettare i parametri previsti da Maastricht. Alla base c’è la questione-fiducia. Più alto il numero dei creditori fiduciosi nella Pa e più consistente diventerebbe il contributo dei Minibot alla riduzione del debito e al decollo dell’economia.

Chi mastica un po’ di economia può portare ad esempio i “Mefo” usati dal Nazionalsocialismo per fermare l’inflazione e far crescere l’occupazione senza aumentare il debito pubblico. Quando, nel gennaio del 1933, Adolf Hitler fu nominato Cancelliere del Reich, la Germania era in condizioni disastrose. Impoverita dalla massa dei debiti di guerra (per la sconfitta nella Prima guerra mondiale), gravata da oltre 6 milioni di disoccupati e paralizzata da un sistema industriale-commerciale ridotto ai minimi termini, la Germania poteva soltanto sperare in prestiti esteri con conseguente aumento della dipendenza dagli stranieri. Hitler dichiarò: «Il solo motore necessario è la fiducia. Basta creare questa fiducia, o con la suggestione o con la forza o entrambe». E lanciò i Mefo.

Cos’erano? Erano “titoli” emessi dalla Metallurgische Forschungsgesellschaft (dalle cui iniziali la sigla Mefo) una ditta inventata a bella posta. Il meccanismo era semplice: con i suoi “titoli” (cioè con promesse di pagamento: un bot non è altro che un pagherò) gli imprenditori pagavano i fornitori, i quali avrebbero potuto “scontarli” alla Reichsbank. Se davvero l’avessero fatto, la Reichsbank per pagarli avrebbe dovuto stampare marchi e il circolo virtuoso si sarebbe fermato subito. Gli imprenditori, invece, ebbero fiducia e usarono i Mefo per pagare a loro volta i creditori che se ne servivano per acquistare merci e via di seguito. L’economia cominciò a girare per il verso giusto senza stampare un solo marco in più.

In parallelo, il nuovo deal hitleriano alleggerì la bilancia dei pagamenti con misure ad hoc. I creditori esteri della Germania vennero pagati con marchi spendibili soltanto in Germania oppure si dovettero accontentare di “baratti”. Per esempio, la Standard Oil di Rockefeller in cambio del greggio ebbe armoniche a bocca e orologi a cucù.

A parte questi rimedi che oggi non sarebbe agevole introdurre (ma un buon economista potrebbe escogitare trucchi analoghi), il valore del marco all’interno della Germania fu svincolato dalle speculazioni borsistiche sui mercati internazionali. All’estero, il marco poteva tranquillamente perdere valore nei confronti del dollaro o della sterlina, perché all’interno dei confini nazionali conservava il potere d’acquisto necessario.

Senza stampare moneta, senza chiedere prestiti alle banche estere, il Reich del Cancelliere Hitler mise in cantiere grandi lavori pubblici (autostrade etc.) che innescarono la crescita dell’edilizia, dell’industria automobilistica etc. etc. Non fu, dunque, l’industria degli armamenti a far uscire la Germania dalla crisi. Quando la Germania cominciò a fabbricare carri armati e cacciabombardieri, la crescita economica c’era già stata. Un solo dato: gli oltre 6 milioni di disoccupati del 1933 l’anno dopo furono ridotti a 2,5 milioni. Nel 1936 calarono a 1,6 milioni e nel 1938 (grazie all’industria degli armamenti) a 400mila.

La fiducia nello Stato convinse, dunque, gli industriali tedeschi a servirsi dei Mefo senza mai portarli all’incasso (e non pagando nemmeno il tasso di sconto), sicché i Mefo diventarono una moneta a circolazione fiduciaria.
Probabilmente, qualcuno venne anche “convinto” (Hitler l’aveva premesso che la fiducia si poteva ottenerla «con la suggestione o con la forza o con entrambe») ma sta di fatto che il sistema-Mefo funzionò.

Si narra che la comunità giudaica negli Usa il 6 settembre del 1933 avesse celebrato un rito di morte contro Hitler e che un rabbino avesse dichiarato il boicottaggio della Germania e via maledicendo.

Forse non tutti sanno che il maggior artefice del sistema-Mefo fu il ministro dell’Economia e presidente della Reichsbank Hjalmar Schacht, banchiere ebreo.

 

 

 

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