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Magistratura terremotata: il duo Salvini-Di Maio come Grouchy

Il terremoto nel Consiglio superiore della magistratura (Csm) non è stato come il parto improvviso di Minerva dalla testa di Giove. Tutt’altro. Stando alle regole della politica, è arrivato pure tardi. Basta guardare i fatti. Che sono: potere assoluto della magistratura sulla politica, conquistato con il golpe mediatico-giudiziario contrabbandato in tutto il mondo con il nome “manipulite”; diritto di veto sui provvedimenti di “riforma della giustizia” varati dal Parlamento; incontrollabile facoltà di singoli magistrati di entrare ed uscire dai ruoli per assumere cariche politiche elettive.

Non è complottismo. È un dato geometrico: la magistratura è diventata, da ordine regolamentato dalla Costituzione, uno dei poteri operanti in Italia accanto a quelli parlamentari, governativi e industriali-finanziari.

Lasciamo perdere i nomi, quale sia, cioè, il magistrato che ha fatto questo o quello, e quale il magistrato che abbia fatto da raccordo tra questo e quello. I nomi e le accuse sono facilmente rintracciabili sul web. Qui, ciò che si preme sottolineare è che dalla selezione extraspecifica si è passati a quella intraspecifica. In parole povere: dopo aver vinto contro gli avversari esterni, la magistratura adesso regola i conti (e i poteri) interni. La circostanza che sotto mira ci sia la corrente dei magistrati di “destra” la dice lunga sulla guerra che la corrente di “sinistra” sta conducendo per l’egemonia totale.

È vero che all’interno dell’ordine giudiziario ci sono sempre state le lotte di potere (basti ricordare l’ostracismo nei confronti di Giovanni Falcone, poi santificato dai suoi nemici sull’altare dei padri della patria) ma fino ad ora non avevano mai sconvolto dal di dentro il Csm.

È anche vero che il Csm (organo deputato a fare “giustizia” di magistrati corrotti e a decidere nomine e incarichi) era riuscito nel corso degli anni a raggiungere un equilibrio salvifico tra le diverse componenti. In soldoni: tu hai la procura di Vattelapesca, io mi piglio quella di Cuccagna e a lui diamo la procura di Bengodi.

Soltanto un marziano potrebbe pensare che nel do ut des delle nomine non entrassero in ballo anche esponenti della politica parlamentare, della politica economica e del potere finanziario.

Da dove deriva il nuovo potere con il tocco? Dalla incapacità crescente dei politicanti di risolvere i conflitti con le armi della Politica (qui la maiuscola è d’obbligo) per cui è cominciato un gioco al massacro all’interno del quale io denuncio, tu denunci, lui denuncia, noi denunciamo… Ci sono problemi per la proprietà di “Paese Sera”? Andiamo in tribunale. Mi contesti il simbolo dello scudo crociato? Ti faccio causa. E così, di denuncia in denuncia, nelle mani della magistratura è arrivato tutto ciò che di “segreto” stava dietro la lotta politica.

Vabbè, questo è il passato. Il presente vede scatenarsi la lotta intraspecifica perché l’avversario, cioè il mondo politico, non soltanto è assente, quanto e soprattutto è incapace di rispondere in maniera massmediologica comprensibile agli attentati del potere giudiziario. Qual è, infatti, il messaggio che arriva alla cosiddetta pubblica opinione quando i parlamentari negano ad un magistrato il diritto-dovere di indagare su un loro collega? È devastante. La gente si convince vieppiù che i politicanti sono tutti complici.

Il terribile sisma scatenato dalle indagini su un magistrato (Luca Palamara, nel 2008 eletto presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Anm, cioè il sindacato dei sindacati) membro del Consiglio superiore della magistratura dal 2014, non è prevedibile quanti “circoli” butterà giù prima di esaurirsi. E quanto sia inadeguata (eufemismo necessario per evitare querele) questo ceto politico dominante lo dimostra il fatto che non è stato in grado, almeno finora, di approfittare del cataclisma interno alla magistratura. A scanso di equivoci, non stiamo parlando dei circa novemila magistrati dipendenti dallo Stato, ma di poche centinaia di toghe che, sia con l’escamotage delle correnti (veri e propri partiti operanti all’interno dell’Anm) che con diverse sigle – Magistratura democratica, Autonomia e Indipendenza, Movimento per la giustizia, Magistratura indipendente, Unità per la Costituzione) – contrattano, stipulano, concordano nomine e incarichi, sia ammantandosi del supremo rispetto della Carta costituzionale (che se fosse stato sincero non avrebbe mai permesso la nascita di questo mostruoso potere) hanno sconfitto partiti storici e capi politici di alto livello (per tutti: Craxi e Andreotti).

Le diatribe interne al governo impediscono una chiara visione del campo di battaglia, per cui la coppia scoppiata Salvini-Di Maio arriverà in ritardo (se mai ci arriverà) sul campo di battaglia al pari di quel rincoglionito  di Grouchy che irruppe a Waterloo quando Napoleone aveva già perso.

 

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