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Ungiornodapecora. Bruno Vespa come il polpo della storiella

Bruno Vespa come il polpo di una vecchia barzelletta. Ospite della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” (che si può anche vedere in diretta streaming) il decano dei giornalisti Rai sembrava il cefalopode sul fondo dell’acquario del ristorante napoletano conosciuto per il menù tutto di crostacei e molluschi. I clienti entrano, vedono il polpo immobile e chiedono se è vivo. Il cuoco lo afferra, lo sbatacchia più volte sulla lastra di marmo, annuncia che lo va a cucinare e rientra in cucina. Dopodiché adagia delicatamente lo sventurato polpo in un acquario, prende dal freezer un polpo surgelato e comincia a prepararlo. Dalla vasca il polpo guarda e commenta: «Che mi tocca fare per campare!». Lo dice in vernacolo napoletano, ma anche così una risata la strappa.

Vespa era come quel polpo; pareva proprio che da un momento all’altro sarebbe sbottato con un «che mi tocca fare per vendere il libro». Il motivo per cui l’instancabile anfitrione di “Porta a Porta” s’era ridotto a gigioneggiare tra i due compagni chic Geppi Cucciari e Giorgio Lauro? Meramente commerciale: promuovere “Luna” il libro da lui confezionato per il prossimo anniversario dell’allunaggio (20 luglio 1969). Allorché tutti parleranno di quel fatidico giorno di mezzo secolo fa, Vespa venderà un bel po’ di copie. Nel frattempo lo lancia da par suo facendosi ospitare in radio e televisioni.

È stata una trasmissione abbastanza moscia perché il duo Cucciari-Lauro, che di solito s’impadronisce a man bassa dell’ospite di turno (una qualsiasi puntata basta a misurare le dimensioni dello sfottò), con Bruno Vespa ha camminato carponi. L’irriverente cronista sportivo, da buon compagno rispettoso della nomenklatura, ad ogni battuta si voltava a guardare Vespa per coglierne un qualche gratificante cenno. Niente da fare. Per sovrammercato, Lauro s’è dovuto sorbire più di un’occhiata annoiata lanciatagli dal giornalista pronto a querelare e mandare in galera chiunque s’azzardi a chiamarlo “figlio del Duce” per via di una somiglianza suggerita dalla mimica facciale, dall’articolazione mandibolare nonché da una intrigante ricostruzione temporale.

Fatte le dovute proporzioni, l’atteggiamento di Lauro ricorda quello di Enzo Biagi durante un’intervista tv all’Avvocato, scritto con la maiuscola perché si trattava di Gianni Agnelli, miliardario ereditiero padrone della Fiat. In quell’occasione, il giornalista (che era proprio nato in Fiat) non soltanto non fece domande scomode quanto e soprattutto pose interrogativi che diedero all’Avvocato modo di dimostrare quanto fosse saggio e potente.

Di tanto in tanto, Vespa gettava sguardi all’orologio al polso per calcolare quanto tempo mancasse alla fine.

Geppi Cucciari, che dà solitamente del tu, chiama gli ospiti per nome e affibbia spiritosi nomignoli, s’asciugava di continuo le mani madide mentre con Bruno Vespa faceva scena muta. Ad un certo punto, però, le è scappata una battutaccia. Quando ha visto Vespa quasi sbadigliare, ha esclamato: «Lui si scoccia se per un attimo non parliamo del suo “Luna”». Lo sguardo del vecchio giornalista l’ha subito fatta pentire e per un po’ la brava comica è tornata a starsene zitta e buona.

Non tutte le puntate riescono bene, ma è meno avvilente seguire i compagni Cucciari-Lauro in alcune qualunquistiche performances antifasciste, che vederli inchinati davanti ad un mostro sacro della televisione nazionale.

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