Prima / ATTUALITÀ / Economia / Il Pil è una Torre di Babele anche grazie a Istat e Ocse
La preoccupazione è che sta crescendo il divario tra i megaricchi e i ricchi

Il Pil è una Torre di Babele anche grazie a Istat e Ocse

Siamo usciti dalla recessione.

No, siamo di nuovo in recessione.

Sì, ma è soltanto tecnica.

Comunque si delinea una nuova recessione.

I dati sul Prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia sono la riedizione laicoaffaristica della Torre di Babele che, come qualcuno ricorderà, fu una costruzione giudicata troppo ambiziosa da Jahvè per cui imbrogliò le cose (babele in ebraico ha che fare con il verbo confondere) rendendo impossibile il progetto. Forse è stato il primo caso di boicottaggio nella storia; comunque sia, Jahvè confuse la lingua dei costruttori affinché non si capissero più fra loro. E fu il casino. Per questo ritengo sia azzeccato il paragone con le “stime” e i “dati” di economisti, uffici statistici e organismi internazionali vari. Rapido riassunto:

A fine aprile, l’Istituto nazionale di statistica (Istat) fa sapere che il primo trimestre di quest’anno è andato bene e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria dichiara: «L’Italia è fuori dalla recessione, nel primo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. La stima dell’Istat evidenzia come l’economia italiana abbia quasi integralmente recuperato la caduta del Pil registrata nella seconda metà del 2018».

A metà maggio, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) afferma che l’Italia sta ferma e che il Pil alla fine del 2019 sarà zero carbonella. Il peso del debito pubblico, vaticinano gli esperti di Parigi, aumenterà e inoltre «la dinamica del disavanzo è guidata dalla politica economica espansiva del governo giallo-verde e da una crescita economica che continua e languire». Dito puntato contro il governo, dunque. Una posizione comprensibile in vista delle europee che minacciano di rafforzarlo. Tant’ che qualche giorno dopo, l’Ocse torna all’attacco “suggerendo” che per far ripartire l’Italia saebbe necessario abolire quota 100, ricalibrare il reddito di cittadinanza e lasciar perdere la “flat tax”.

Quasi a fare il controcanto, riecco l’Istat che annuncia un taglio alle stime di crescita. Mancano pochi giorni alle europee e si scatenano un po’ tutti sulla nota pubblicata dall’Istituto.

Arriviamo ad oggi: l’Istat fa sapere che l’economia italiana nel quarto trimestre 2018 ha registrato una contrazione dello 0,2%. E siamo da capo a dodici.

Stando ai risultati elettorali, l’altalena dello “spread” (mostro sacro da quando venne impallinato Berlusconi) e le giornate nere in Borsa lasciano la maggior parte degli Italiani del tutto indifferenti. Il fatto è che il professore d’economia e l’operatore specializzato sanno che fa male “bruciare milioni di euro sui mercati azionari”, gli altri pensano che sia roba da ricchi e se ne fregano. Per quanto riguarda il Pil è noto che le stime ufficiali sono lontanissime dalla realtà, perché in Italia i “pil” sono tre. Ma questo è un capitolo a parte.

 

CONDIVIDI

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close