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50° Lotta di Popolo. L’antifascismo ignorato da “Lotta Continua”

Cosa facevano e dicevano i compagni mentre noi ci organizzavamo in Lotta di Popolo? La loro religione, fondata sulla dittatura del proletariato e allargata alla lotta studentesca, imponeva un linguaggio aggressivo nei confronti dei “padroni” e del “loro stato fuorilegge”. Leggendo un numero del giornale “Lotta Continua” ciclostilato a febbraio del 1970 risulta subito evidente un dato: è assente la militanza antifascista. Gli articoli parlano delle lotte operai, degli sfratti, dei licenziamenti, delle occupazioni studentesche e mai fanno cenno, nemmeno di striscio, alla “lotta antifascista”. Come mai? La risposta è semplice: Dc e Pci stavano preparando la controffensiva e a breve l’antifascismo sarebbe stato il loro punto di forza. Come oggi, né più, né meno (anche se i protagonisti non sono gli stessi). Fateci caso: quando per il ceto politico dominante la situazione si fa incerta, quando emergono forze pericolose per il sistema, ricicciano le gloriose giornate dell’antifascismo, le tristi rimembranze delle stragi e le commemorazioni di eroi antifascisti. Non essendoci più un forte partito di governo (la Democrazia Cristiana) a fronte di un’agguerrita opposizione (il Partito Comunista Italiano), non è più possibile organizzare attentati con bombe di chiara marca fascista né golpe provvidenzialmente sventati dalle forze democratiche. Ciò non vuol dire che il “deep state” (https://internettuale.net/2711/deep-state-contro-il-mostriciattolo-gialloverde) si sia rassegnato a cedere il bastone del comando. Il pericolo fascista (con l’aggravante dell’odio razziale) mette a rischio la vita democratica e perfino il Papa è stato arruolato in questa nuova campagna di odio antifascista. Ma torniamo a Lotta Continua. Basta leggere l’editoriale, intitolato LA LOTTA PROLETARIA A ROMA per farsi un’idea di quali fossero a quei tempi i veri obiettivi dei compagni:

«In queste ultime giornate è ripresa con forza la lot­ta degli studenti contro la scuola che serve solo ai padroni per legittimare il loro potere. Contro la scuola che è uno strumento per selezionare e dividere i proletari fin da bambini, gli studenti sono scesi sulle strade a gridare: “La scuola ci divide la lotta ci unisce, il ostro posto è vicino ai proletari con­tro lo stato che tutto quello che fa lo fa per sfrut­tare meglio chi lavora. Lotta continua contro la scuola “. Le chiacchiere del PCI – essi dicono – che vorrebbe che noi lottassimo dentro la scuola per i nostri problemi mentre gli operai lottano nelle fabbriche e nei cantieri per i loro problemi, fanno solo il gioco dei padroni ai quali serve che i proletari siano divisi perché solo così riescono a sfruttarli. Chi comanda vuole isolare chi si organizza e lotta. Questo gli studenti hanno capito e ora sono con noi proletari che ci andiamo organizzando nei quartieri dove abitiamo e nei cantieri dove lavoriamo. Nei cantieri il sindacato firmando all’improvviso un contratto di cui nessuno di noi sapeva nulla crede di averci convinti a starcene zitti e buoni. Naturalmente si sbaglia perché ora cominciamo ad essere stufi di questi intrallazzi sulla nostra pelle. La vita si fa sempre più cara e noi non ce la facciamo a starle dietro. I padroni si sono costruiti un bel sistema per riprenderci nei negozi, sugli autobus, in casa, quello che gli strappiamo con le lotte. Ma le cose oggi non gli van­no più lisce. Nei quartieri, nei cantieri, in fabbrica ci organizziamo per prenderci quello che ci serve, quello che è nostro. A Roma, in questa città enorme e dispersa, non mancano le lotte. Dovunque si stanno sviluppando lotte forti e belle contro i padroni e il loro stato. Quello che ancora manca è il collegamento, dobbiamo costruire l’organizzazione comune, diretta dai proletari: a Torremaura come a Valmelaina, nelle scuole del centro come al Trionfale. Questo foglio di informazione lo useremo per questo».  

Di lì a poco, “Lotta Continua” sarebbe diventata ferocemente antifascista. In seguito avrebbe partorito le “Brigate Rosse”. È chiaro che quelle “derive” tolsero ai lottacontinuanti la forza politica delle origini. Quando fai l’antifascista e il terrorista, lo statu quo lo consolidi invece di cambiarlo.

Un’annotazione e una curiosità.

Annotazione: come nei nostri volantini e documenti, anche nei loro scritti la lingua italiana era approssimativa. A loro vantaggio, però, c’è il fatto che si presentavano come combattenti operai che si rivolgevano ad operai: il sacrificio di grammatica e sintassi era quasi giocoforza. Noi, invece, avevamo più alte ambizioni, per cui le nostre carenze in italiano erano imperdonabili.

Curiosità: “Lotta Continua” aveva un direttore responsabile di tutto rispetto. A firmarlo era Marco Pannella, leader radicale allora famoso per gli scioperi della fame. Perché la sua firma? La spiegazione è di ordine burocratico: la legge impone che un giornale stampato abbia un responsabile e soltanto un giornalista può assumere la direzione. Senza un direttore responsabile, un giornale è catalogato “stampa clandestina” con manette e galera assicurate. Nel mio piccolo, ho anch’io firmato come direttore responsabile giornali e riviste per consentirne la pubblicazione.

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