Prima / ATTUALITÀ / Politica / Quando la censura è una puttana che fa la verginella

Quando la censura è una puttana che fa la verginella

Una puttana che non nasconde la propria professione è moralmente meno deprecabile di una che si veste di rispettabilità e che si offende se la chiami con il suo nome. Fa la verginella e pretende di essere trattata come tale. Allo stesso modo, la censura è meno mostruosa quando è aperta. Insopportabile e criminale quando è celata da mille artifizi verbali di legulei ipocriti.

Nella Roma antica, la censura era una magistratura importante, nata per organizzare i censimenti, ma i censori promuovevano anche leggi per limitare le spese pazze, controllavano il comportamento dei senatori, punivano gli abusi dei magistrati… si occupavano, insomma, della pubblica morale impedendo scorrettezze che avrebbero minato alla base le istituzioni repubblicane.

Nel periodo fascista, in Italia funzionò una censura che impediva la pubblicazione di scritti contro il Fascismo. Giornali, libri, spettacoli teatrali, tutte le manifestazioni della parola e del pensiero che fossero ostili al Fascismo venivano bloccati. Dapprima se ne occuparono i prefetti, poi fu istituito il ministero della Cultura Popolare (passato alle cronache come Minculpop) e la censura fu applicata in maniera meglio articolata.

Dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale e l’occupazione dell’Italia ad opera delle truppe anglo-americane supportate da contingenti franco-marocchini, restò in vita un ufficio censura meno visibile. Gli atti censori riguardavano soprattutto cinema, letteratura e poesia (canzoni incluse). Ci sono divertenti e amarognoli film di denuncia dei parrucconi che vietavano l’espressione “membro della Camera” perché era forte l’allusione al membro di cui ogni maschio è dotato.

Giacché dominava la Democrazia Cristiana, la censura fu, nella massima parte, bigotta. Ricordo che i comunisti (gli intellettuali legati al Pci) manifestavano volentieri contro la censura rivendicando la libertà d’espressione. Va detto che anche loro erano bigotti. Per esempio, per decenni fecero finta di ignorare che il loro capo, il Migliore, cioè Palmiro Togliatti, tradiva la moglie con un’amante fissa. La quale fece anche carriera: Nilde Iotti, infatti, diventò la prima presidente donna della Camera dei deputati.

Con gli omosessuali i comunisti italiani non erano affatto teneri, anche quando si chiamavano Pier Paolo Pasolini.

Con il tempo, e con il calo elettorale della Dc, i comunisti trovarono il coraggio di unirsi alle campagne radicali per il divorzio etcetera ecceterone. Al riguardo, il caso di Giorgio Almirante, fiero oppositore del divorzio, strenuo difensore della famiglia, e segretario del Movimento sociale italiano (partito neofascista che nessuno mise in galera nonostante le prescrizioni costituzionali…) fu esemplare dell’ambiguità nazionale: aveva un’amante e fu il primo a divorziare per sposarla.

Lunga premessa (ma brevissima tenendo conto che siamo partiti da parecchi secoli prima di Cristo) per arrivare alla censura odierna. Che è come la puttana che si veste di virtù.

La censura applicata oggi ha tratti di ignobiltà che più abietta non si può. È talmente forte e prepotente che gli operatori dell’informazione (espressione tecnoburocratica che qui s’attaglia alla perfezione) si autocensurano prima di esserne colpiti. In proposito, ci sarebbe molto da dire ma non è questa la sede adatta.

La censura dominante non tralascia alcun settore della vita pubblico-privata.

Ti svegli una mattina e scopri che usare l’aggettivo-sostantivo “negro” è offensivo. È una delle tante doti regalateci dagli Stati Uniti. Loro la spiegano così: «In the English language, the word nigger is an ethnic slur typically directed at black people». Quindi nella loro lingua, “nigger” è un insulto, e noi che c’entriamo? Da noi, negro non è un insulto. A volerlo usare per offendere, dobbiamo servirci di un tono sprezzante, ma anche la parola “guardia”, per esempio, diventa offensiva se pronunciata con disprezzo.

Sta di fatto, che negli sceneggiati tv, nei talk show, nei salotti del politicamente corretto, la parola “negro” è vietata e in alternativa si dice “nero”, “di colore”, “africano” e via scarruffando.

“Negro” è il latino “niger”, cioè nero e in effetti la pelle è nera. In un film (Totòtruffa 62), Totò incrocia due diplomatici negri e li aprostrofa: «Siamo stati al mare, eh?». Oggi quella battuta non passerebbe la censura e Totò sarebbe accusato di essere un razzista.

Di esempi ce n’è a bizzeffe e perciò dilungarsi sarebbe sciocco.

Nell’ambito Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali, transgender) la censura è capillare come non mai.

A conti fatti, la censura laicista è molto più forte della fu fascista e della fu democristiana. Un solo settore è rimasto libero: quello religioso. Puoi pubblicare vignette contro il Papa, contro Gesù, la Madonna e tutti i Santi. A parte qualche timida reazione di massimo un paio di credenti, lo sfottò fa sbellicare tutti. È la libertà d’espressione, dicono, e s’incazzano se qualche fanatico spara a chi offende Maometto. Barbari, sentenziano. E loro? I Soloni di casa nostra? Che mettono all’indice editori e libri e giornali e intellettuali come per secoli ha fatto il Sant’Uffizio?

Non si vergognano perché soffrono di “superiorità etica”. Loro sono “i migliori” come il capostipite. E decidono ciò che è bene e ciò che male; puniscono il pensiero e le intenzioni; ghettizzano chi non s’allinea. La Storia a questi plebei dell’intelligenza non ha insegnato alcunché: non si rendono conto che in questo modo hanno cominciato a scavarsi la fossa. Saranno sfottuti dai posteri come loro oggi sfottono i fascisti che vietarono di usare la parola “bar” e imposero di usare la parola “mescita”.

CONDIVIDI

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close