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Per salvare l’Italia, deportare i fascisti in Antartide

I fascisti, Male Assoluto, avvelenano l’Italia. Ne minacciano l’esistenza alla radici. Non è possibile una giusta riforma della giustizia sotto la minaccia fascista. La magistratura conserverà il controllo politico sulla cosiddetta classe dirigente a meno che non saranno svelate tutte le trame nere. Come si può organizzare una profonda campagna di riduzione delle spese inutili, delle rapaci manimorte, degli inespugnabili privilegi, se prima non si elimina il cancro fascista? Non sarà mai possibile riformare la pubblica istruzione in presenza di editori fascisti, di libri fascisti, di professori fascisti e financo di bidelli e uscieri fascisti.

La ripresa dell’economia passa attraverso la fiducia nelle Istituzioni e in un sistema di tassazione che non punisca chi lavora a vantaggio dei parassiti. E non ci sarà ripresa mentre i fascisti scorrazzano liberamente contro la sacralità bancaria.

Non c’è un solo comparto della vita pubblica che avverta la propria precarietà sotto la spada del Damocle fascista.

Mai l’Italia sarà del tutto aperta alla marcia del progresso (transgender in testa) ed alla penetrazione (nel verso senso della parola) della colonizzazione apolide, fino a quando la gente potrà leggere le scritte fasciste sui muri.

È giocoforza eliminare i fascisti. Ma come fare? Trecento anni fa, lo scrittore irlandese Jonathan Swift (noto a qualcuno come autore de “I viaggi di Gulliver”) propose di sconfiggere la carestia organizzando un mercato di compravendita di bambini. Scriveva nel 1729: «Un americano molto dotto da me conosciuto qui in Londra, mi ha assicurato che un giovane fanciullo sano e ben nutrito, quando ha un anno è un cibo delizioso, nutriente, e salubre, tanto in stufato come arrosto, fritto o bollito; e non dubito punto che non debba egualmente servire in frica­ssea o in guazzetto». A proposito dei vantaggi, aggiungeva: «Certo vedremmo un’onesta emulazione fra le madri, per esser quella che porta il bimbo più grasso al mercato. I mariti sarebbero inna­morati delle loro mogli durante il tempo della grav­idanza, come lo sono ora delle loro cavalle, delle loro vacche, delle loro scrofe pregne; né tenterebb­ero di batterle o di dar loro calci (come spesso usano), per tema d’un aborto».  

Anche ai tempi di Swift, dai “piani alti” arrivavano suggerimenti e soluzioni (che lui chiamava “espedienti”) per uscire dalla crisi. La citazione qui è lunga, ma vale la pena: «Perciò, che non mi si parli di altri espedienti: di tassare i nostri emigrati a cinque sterline: di non usare abiti né mobili che non sian di nostra produzione e manifattura: di respingere assolutamente i ma­teriali e gli istrumenti che promuovono il lusso straniero: di moderare le stravaganti spese delle nostre donne per orgoglio, vanità, ozio, gioco: di introdurre il costume d’essere parsimoniosi pru­denti e temperanti: di imparare l’amore per il no­stro paese, mancando del quale noi siamo diffe­renti persino dai Lapponi e dagli abitanti di Topi­namboo: di lasciare le nostre animosità e sette, non continuando più ad agire come gli ebrei, che si stavano uccidendo l’un l’altro, proprio nel momento in cui la loro città era presa: d’essere un poco più cauti nel vendere il nostro paese e la nostra coscienza per nulla: di insegnare ai proprietari fondiari d’avere almeno un po’ di carità per i loro affittuarii: e, in fine, di far penetrare uno spirito di onestà di diligenza e di abilità nei nostri bottegai; i quali, se fosse ora presa la risoluzione di non comprare che le nostre merci negat­ive, si unirebbero immediatamente per truffarci ed esagerare nel prezzo nella misura e nella qual­ità, né potrebbero mai essere tratti a fare una onesta proposta di leale accordo, per quanto spess­o e seriamente invitati a farla». E concludeva: «Perciò, vi ripeto, non mi parlate di questi e di simili espedienti, finché non vi sia qualche barlume di speranza che ci sarà qualche sano e sin­cero tentativo metterli in pratica».

In Italia, oggi, la situazione è la stessa: non potrà mai esserci un serio tentativo di mettere in pratica riforme e quant’altro se prima non si riduce all’impotenza il mostro fascista. 

Ma come fare? Le leggi, intendo quelle che puniscono severamente il pensiero e non soltanto quelle che s’applicano ai fatti, non sono riuscite in settant’anni a sradicare la malapianta fascista. Di anno in anno sono aggravate da minuziose prescrizioni in modo da lasciare spazio soltanto al pensiero omologato. Il ceto politico dominante è riuscito a sopravanzare addirittura la Cattedra di Pietro. La Chiesa di Roma ha blindato con il dogma le verità rivelate, i governativi italiani hanno blindato le menzogne con le leggi. Ma questo è un capitolo da aprire in altra occasione. Qui, non potendo vendere i fascisti al mercato perché è proibito (almeno ufficialmente) la compravendita di essere umani, c’è soltanto una e una sola soluzione finale: deportarli. O, almeno, deportare capi e capetti, cioè un migliaio di persone, niente di più.

Dove? Creare un insediamento italiano in un Paese straniero? L’Onu manderebbe immediatamente i caschi blu e la deportazione finirebbe prima di cominciare. L’Italia è anni luce lontana dalla forza (militare, politica e, diciamo così, religiosa) di Israele che in tutta sicurezza continua ad occupare le terre palestinesi divorandole una foglia per volta come fossero carciofi.

Non tutti sanno, però, che fin dal 1984 l’Italia dispone di basi in Antartide. La base principale è la “stazione Mario Zucchelli” sulla costa di Baia Terra Nova. Ci sono anche la “stazione Concordia”, che si trova sul plateau antartico nel sito denominato Dome C a circa 1.200 km dalla “stazione Mario Zucchelli”, la stazione “Mid Point” e la base “Enigma Lake”, che si affaccia sull’Oceano Pacifico, in corrispondenza dell’Australia.

Nel complesso, l’Italia dispone in Antartide di un’area urbanizzata pari  a circa quella della Repubblica di San Marino.

Ecco, dunque, dove deportare i fascisti: al Polo Sud. Il freddo calmerà i loro bollori reazionari e antidemocratici. Potrebbero servire come manodopera ai nostri ricercatori e tecnici che si alternano nei laboratori antartici. E i fascisti internazionali? Beh, è un problema che l’Italia non può risolvere da sola. Occorrerà una soluzione finale globale.

In Italia, la deportazione dei fascisti danneggerà molto l’apparatnik mediatico: giornali e televisioni non potranno più sparare notizie-bomba sulle aggressioni fasciste, sugli attentati di chiara marca fascista, sui golpe tentati da antifascisti a vantaggio di fascisti (e non è uno scherzo), sulle ignobili provocazioni fasciste… insomma, tutto il sistema dovrà essere resettato a prendere di mira altri nemici della democrazia. Non ci sarà più un Male Assoluto, bensì tanti piccoli Mali Relativi: un Papa anticomunista, un presidente straniero filoarabo, un ministro dell’Interno sovranista, un fanatico difensore della famiglia con un padre e una madre…. il cronista embedded non si scoraggi. Troverà senz’altro da scribacchiare e da straparlare anche senza fascisti in agguato.

 

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