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Maggio 1969: le linee-guida di Lotta di Popolo

Nei primi quattro giorni di maggio, vissuti molto intensamente nel Teatro Ateneo della Sapienza, furono gettate le basi per la costruzione di un nuovo movimento (https://internettuale.net/3154/1-4-maggio-1969-a-roma-la-prima-lotta-di-popolo). Quel 1969 fu per noi il vero Sessantotto. La redazione di una “base programmatica”, che chiamammo “tracciato di impostazione”, segnò la fine dei lunghi dibattiti che nemmeno la notte riusciva ad interrompere e, allo stesso tempo, segnò l’inizio della fase costruttiva. Mancava ancora parecchio alla definitiva identità di Lotta di Popolo (molto fu aggiunto e altrettanto fu tolto dai primi documenti scritti) ma la marcia era cominciata. Qualcuno se n’era andato perché ci giudicava poco fascisti, qualcun altro perché rifiutavamo il verbo marxista, altri perché nel mondo di Jalta o si stava con gli americani oppure con i sovietici… insomma ci perdemmo per strada un po’ di persone. In compenso, ne vennero altri, attirati proprio dalla nostra estraneità ai vecchi (erano già allora vecchi, figuriamoci oggi) schematismi destra/sinistra, antifascismo/anticomunismo etcetera ecceterone.

Data la lunghezza del documento, ho scelto di riproporre qui i punti-cardine della nostra azione politica successiva, a cominciare dalla nostra attenzione agli accadimenti internazionali.

Ciò che innanzitutto ci premeva era riuscire a fare un’analisi senza pregiudizi e perciò la più obiettiva possibile dei soggetti operanti nei vari campi di lotta. In altre parti ho cercato di descrivere soggetti ed atmosfere (https://internettuale.net/162/il-68-di-uno-che-cera-8. https://internettuale.net/163/il-68-di-uno-che-cera-9), in questa sede faccio un sunto il più conciso possibile.

Per quanto riguarda la politica interna, una volta elencati i temi di fondo, focalizzammo l’attenzione su agricoltura, industria e sindacati. Ecco il testo:

«Temi di fondo: le reincarnazioni dello Stato liberale dalla destra storica al centro-sinistra e la costante moderata della borghesia italiana. – Carattere ideologico e politico della nostra opposizione al sistema parlamentare ed allo Stato liberale in tutte le sue forme. – La previsione della crisi del sistema come fondamento della nostra prospettiva di azione. – Riaffermazione del carat­tere politico delle crisi, che riguardano l’intero sistema e non sol­tanto uno o più istituti (es.:  Parlamento e Presidenza della Repub­blica) – Conseguente rifiuto delle soluzioni istituzionaliste (Ma­ranini e Pacciardi) – Inconsistenza delle soluzioni “golpiste” – Rapporti fra Stato e Chiesa: le nuove parentele del clericalismo (progressismo, radicalismo e socialismo) – Elaborazione di una li­nea di opposizione politica non laicista al clericalismo.

Agricoltura.

Riflessi sociologico-politici in Italia del passaggio dalla economia di tipo agricolo a quella di tipo industriale. – Attuali condizioni dell’agricoltura: deficienza di mano d’opera qualificata (mutamento del rapporto città-campagna e sottrazione delle energie migliori alla campagna), di capitale (scarsezza del reddito agrario, difficoltà del credito e conseguente mancanza di meccanizzazione e di industrializzazione agricola), di imprenditori (da connettere con il mancato sviluppo delle farms) (…) Difficoltà competitive con le agricolture europee nell’ambito del MEC e necessità di puntare sui settori di peculiare produzione italiana (es.: ortofrutticoli).

Industria.

Collaborazione della Confindustria con il centro-sinistra. Gli sbocchi della grossa produzione all’interno e all’esterno all’origine delle scelte politiche confindustriali – Rapporto tra i gran­di gruppi italiani, quelli europei e quelli americani (…) Modo di cattura al sinistrismo radicale e comunista di alcuni settori industriali (cinema, editoria, auto, macchine per ufficio, ecc.).

Sindacati.

Fine del sindacalismo rivoluzionario – Strumentalizzazione dei sindacati effettuata dai partiti e loro riduzione a organizza­zioni parallele” – (…) Centro-si­nistra: rapporto sindacato-Stato ridotto a rapporto sindacato-gover­no (…) fallimento del tentativo di associare i sindacati alla politica di programmazione economica e alle riforme delle aziende di Stato».

Gli schematici riferimenti ai “presidenzialisti” (molti dei fondatori venivano dalle organizzazioni pacciardiane), alla reale natura della crisi del sistema, alle “macchine per ufficio” (l’Olivetti di De Benedetti) e alle “nuove parentele” clericali meriterebbero un’ampia trattazione, ma qui siano sufficienti. Se si avvierà un dibattito, avremo modo di approfondire.

Alla politica estera, demmo più spazio. Ci dedicammo prevalentemente ai protagonisti Usa, Urss, Cina, Europa e perciò limito le citazioni a loro. Ecco i testi:

«La struttura politica e sociale degli USA vera forza del progressismo americano – I gruppi radicali attuali – Caratteristiche liberali capitaliste della destra americana: il machiavellismo base della sua dottrina ed il nazionalismo cardine della sua politica es­tera (…) Il nazionalismo di Stalin – L’empirismo pararadicale di Krusciov – Il progressismo sovietico e la distensione – Sviluppi della situazione interna in Russia: reinserimento del profitto, lotta tra gruppi di potere, possibilità per i militari – Il vicolo cieco del contrasto tra la politica estera progressista, quella nazionalis­ta e quella rivoluzionaria: il contrasto russo-cinese, l’URSS e i paesi del terzo mondo, l’URSS e il suo impero dell’Europa orientale, l’URSS e i partiti comunisti dei paesi occidentali. (…) In Cina, accentuazione delle distanze tra indirizzo nazìonalpopolare e princìpi comunisti – Utilizzazione del marxismo – Politica estera di leadership nel campo rivoluzionario, che non è quello comunista, bensì quello dei paesi afro-asiatici e latino americani (…) Riflessi positivi per­ una nuova politica europeistica».

Dalla nostra posizione di attenzione a quanto la Cina di Mao avrebbe potuto favorire l’indipendenza europea dal dominio americano, nacquero varie leggende inclusa quella di essere un gruppo “nazi-maoista”.

Per l’Europa:

«Europeismo ed occidentalismo – Da Yalta alla crisi del MEC e della NATO: storia di una sostanziale contrapposizione delle due dot­trine – La scelta rispetto ad esse operata dagli Stati europei e dalle singole forze politiche ed economiche di tali Stati (in particolare l’Italia) – Prospettive per l’europeismo a seguito dell’azione di De Gaulle e della Cina. – Le alleanze degli Stati Europei – L’Inghilterra nella sfera politica USA – L’Olanda strumento inglese verso l’Europa. (…) Il degollismo: validità della contestazione della leadership USA».

Oltre a capitoletti dedicati alla Chiesa e all’Onu, ce n’erano due sui quali richiamo l’attenzione perché spiegavano la nostra estraneità al golpismo e le nostre diverse simpatie, diciamo così, per i pensatori Julius Evola e Giovanni Gentile.

Ecco i testi:

«La guerriglia e le sue influenze sulla tattica rivoluzionaria – Il peso reale dei gruppi di potere militare in USA e in Italia. Pericoli tecnocratici ed evasionistici delle concezioni militaristiche di destra. (…) Carattere plebeo (anziché popolare) della cultura di massa. Il consumatismo come suo motore – La sociologia e la psicologia come sue scienze di applicazione – La depoliticizzazione dei giovani – Chiusura verso il pensiero metafisico – (…) Cedimento nei Paesi occidentali della cultura marxista di fronte a quella neocapi­talistica e consumatistica – Logorio delle sue formule anticapitalis­tiche e pacifiste (…) La cultura di destra nelle secche del neoidealismo di destra (conservatorismo liberale) e di sinistra (tecnocrazia), dell’estetismo e del tradizionalismo intellettualista, formalista ed evasionista».

Nel maggio di cinquant’anni fa (mi sembra ieri) gettammo le basi di un movimento politico che ebbe vita breve ma che tuttora rimane l’unico tentativo serio di lotta al sistema. Molti dei nostri connotati li ho riconosciuti in movimenti e associazioni nei decenni seguenti, a dimostrazione che non fummo affatto sterili. Velleitari e incoscienti, forse, ma di sicuro fecondi.

 

 

 

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