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1-4 maggio 1969. A Roma, la prima “lotta di popolo”

Mezzo secolo fa, dal 1° al 4 maggio 1969, nasceva il primo nucleo di Lotta di Popolo. Per la prima volta, parlammo espressamente della lotta di popolo (introdotta dalla sottolineatura nel testo che qui sotto riporto) e per la prima volta delineammo la nostra visione geopolitica incentrata sull’unificazione dell’Europa. Per dare l’idea che eravamo tantissimi, infilammo nel comunicato-stampa una serie di movimenti che non avevano grande seguito (a Salerno, per esempio, eravamo in cinque). L’idea era far vedere che il Movimento Studentesco di Giurisprudenza non si muoveva da solo. Nel corso degli anni, avremmo applicato lo stesso criterio per LdP. Una volta, un commissario, al quale avevo dichiarato di essermi trovato per caso in uno scontro, mi citò altre quattro occasioni in quattro città diverse nelle quali m’ero trovato per caso in quello stesso mese. Muoversi di continuo da Bari a Milano, da Torino a Perugia, da Bologna a Napoli fu il nostro rimedio alla scarsità numerica. Eravamo bravi a mobilitare gli studenti, ma la nostra collocazione al di sopra della contrapposizione destra-sinistra era troppo estranea alla mentalità corrente, per cui il movimento non andò mai oltre il centinaio di militanti. Al teatro dell’università, per esempio, fummo una trentina i sempre-presenti (https://internettuale.net/162/il-68-di-uno-che-cera-8. https://internettuale.net/163/il-68-di-uno-che-cera-9 ) e molti ce li perdemmo per strada. Alla fondazione vera e propria del movimento non fummo molti. Lascio perdere i nomi perché alcuni hanno cercato di nascondere quel peccato originale (uno ha fatto carriera nel Pci-Pds-Ds-Pd, un altro s’è reinventato giornalista di sinistra, un altro…), altri furono occasionalmente presenti ma hanno poi sfoggiato quella presenza in una sorta di status symbol (mi capita di leggere di “fondatori” di Lotta di Popolo che io non ricordo di aver mai conosciuto)… insomma, fare nomi è un modo per vendere più copie. Se un domani, mi capitasse di scrivere un libro, farei tutti i nomi per soddisfare le esigenze editoriali.

Qualche accenno al linguaggio usato (brutto stile di scrittura a parte). Il termine “alienazione” ci sembrò quello che più sinteticamente esprimeva la condizione generale della gente. Era un’eredità marxista sviluppata da specialisti, ma era, soprattutto, un termine di facile comprensione da quando qualche anno prima era uscito nella sale un film (“Deserto rosso” del regista Antonioni, con un’affascinante Monica Vitti) che aveva fatto molto discutere: a destra, era stato bocciato senza rimedio; a sinistra, aveva avuto molte letture gratificanti. L’auspicio a fondare il Partito (con la p maiuscola) era un richiamo leninista: l’organizzazione prima di tutto.

Ecco il testo del comunicato-stampa che recapitammo ai media.

«Dal 1° al 4 maggio si è tenuta, presso l’Università di Roma, la prima assemblea nazionale dei gruppi d’opposizione studentesca ed extra-parlamentare che operano da più anni nel mondo politico giovanile al di fuori e contro il sistema.

All’assemblea hanno partecipato rappresentanti dei Movimenti Studenteschi Europei di Messina, Salerno, Firenze, Reggio Calabria; del Gruppo d’Intervento Politico di Trento; delle Leghe Studenti ed Operai di Milano e Torino e del Movimento Studentesco di Giurisprudenza di Roma.

I temi discussi sono stati:

  1. Alienazione nella civiltà economica ed alternativa;
  2. Imperialismo ed alternativa;
  3. Tempi e Metodi di Lotta.

I lavori sono terminati con l’approvazione del seguente documento unitario finale:

Il presente documento è da vedersi come piattaforma programmatica da sviluppare e da approfondire, in questo senso va considerata la voluta schematicità dello stesso.

I prodotti del sistema sono gli uomini alienati.

Il Sistema va inteso come un blocco unico anche se mostrante diverse facce apparentemente antitetiche quali individualismo-collettivismo, capitalismo-comunismo, liberalismo-marxismo, clericalismo-laicismo, democrazia-dittatura etc.

L’alienazione consiste nella perdita della propria specificità e creatività.

L’alienazione è prodotta dalla unilateralità del Sistema ove tutto è valutato per tutti con parametro economico, creando così una frattura verticale negli uomini.

È evidente la necessità della rivoluzione totale.

La rivoluzione totale ha come fine la disalienazione degli uomini.

Fasi del processo disalienante sono:

  1. Presa di coscienza delle strutture repressive imposte dal Sistema.
  2. Partecipazione alla lotta rivoluzionaria.

L’Europa è la nostra dimensione geopolitica essenziale alla vita degli uomini disalienati.

L’Europa va considerata come:

  1. Momento e centro di lotta contro gli imperialismi e gli economicismi.
  2. Realizzazione della Cultura in antitesi alla civiltà dei consumi.
  3. Unità politica centrale.
  4. Denuncia degli accordi di Yalta e degli strumenti che perpetuano il colonialismo politico, economico, culturale e militare nato ad Yalta.
  5. Progetto nel futuro (rivoluzione permanente).

L’unificazione e la liberazione dell’Europa, inoltre, è assolutamente necessaria per la sopravvivenza dell’Europa stessa.

L’Europa viene edificata con la lotta di popolo iniziata dall’avanguardia rivoluzionaria.

Il Popolo è costituito da tutti gli uomini che hanno iniziato il processo disalienante. Il Popolo, quindi, non è definito da un qualsivoglia rapporto economico. È al Popolo che l’avanguardia rivoluzionata rivolge il proprio discorso.

L’avanguardia rivoluzionata sono le persone in fase di disalienazione avanzata.

La costruzione dell’Europa è parallela alla lotta dei popoli oppressi di tutto il mondo in cerca della propria dinensione politica e culturale.

Essendo essenziale alla lotta di popolo lo strumento politico, il Partito, si deve procedere alla sua costituzione.

 

I Gruppi d’Opposizione studentesca ed extraparlamentare

dal Teatro Ateneo, riuniti in assemblea nazionale nei giorni 1,2,3,4 maggio 1969.

 

Ce n’est qu’un debut, continuons le combat».

Scrivere Yalta, seguendo cioè la translitterazione anglosassone, fu per qualcuno (me incluso) un segno di sudditanza. Più consono sarebbe stato Jalta (la dizione tatara) ma fu preferita Yalta perché più diffusa. Per spiegare meglio il mio fanatismo, mi basti dire che non ho mai bevuto una Coca-Cola in vita mia. Era ed è la bevanda-simbolo della cocacolonizzazione americana. Il fanatismo è per me accettabile se resta confinato. Mai vorrei vedere confezioni di CocaCola al macero e, soprattutto, scalmanati individui ignoranti distruggere depositi di CocaCola: non ho mai sopportato e tuttora non sopporto il fanatismo plebeo.

 

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