Prima / FOCUS / Documenti / 50° Lotta di Popolo. Università imbalsamata e nostri controcorsi

50° Lotta di Popolo. Università imbalsamata e nostri controcorsi

L’indizione dell’Assemblea permanente degli studenti di Legge alla Sapienza fu decisa dopo una serie di incontri (e scontri) sul funzionamento della scuola e sul tipo di insegnamento impartito. Il Diritto, a nostro parere, aveva perso ogni collegamento con la realtà ed era stato ridotto in riti e liturgie che con la Giustizia, con la g maiuscola, poco c’entravano.

Dal documento che qui di seguito ripropongo integralmente, emergono alcuni dei tratti che poi avrebbero caratterizzato la nostra occupazione come Movimento studentesco di Giurisprudenza e, successivamente, influenzato il movimento Lotta di Popolo. Il rispetto delle regole che volevamo era già un elemento rivoluzionario: chiedere ai docenti ed alle loro corti di ritornare alla legalità era una richiesta per loro scomoda e, per certi versi, impossibile da soddisfare. Agli esami, i baroni erano assenti o impegnati in altre occupazioni, gli assistenti (soprattutto quelli volontari) vessavano gli studenti con domande-trabocchetto e giochetti vari, libretti e statini volavano da una parte all’altra della stanza con un voto che quasi mai era stato correttamente attribuito. La ripetizione di regole e regolette che da tempi immemorabili erano state esiliate dalle aule dei tribunali ci umiliava facendoci sentire ridicoli pappagalli maleammaestrati.

Proponendo alcuni controcorsi (che poi organizzammo durante l’occupazione) per esempio sul processo di formazione del Diritto non più emanazione del Popolo e delle sue rappresentanze politiche oppure sul diritto di famiglia (all’epoca sotto forte controllo clericale) tracciammo un percorso che non sapevamo dove ci avrebbe portato ma che sicuramente ci avrebbe fatti uscire dal pantano miserabile nel quale eravamo “istruiti”.

Salvo alcune ingenuità, sbavature e superficialità, il documento non ha perso la sua carica, peraltro dirompente fin dal titolo:

«DIRITTO NON STRUMENTO DI CONSERVAZIONE MA COSCIENZA RIVOLUZIONARIA

Di questa facoltà non sappiamo che farcene:

1 – Studio istituzionale e nozionistico del diritto con conseguente visione statica e conservatrice dei rapporti giuridici.

2 – “Ubi societas ibi ius”: ma della “societas”, cioè dei rapporti sociali, della “vita”, nell’accezione più ampia e comprensiva del terrnine, questa facoltà non ci parla.

3 – Assoluta carenza di interesse per i problemi reali dell’organizzazione giuri­dica in Italia.

4 – Il mondo cambia: cambiano i rapporti internazionali, mutano i rapporti sociali (diritto del lavoro), ma la facoltà lo ignora.

E’ una facoltà sclerotizzata ed assurdamente arroccata in un mondo irreale. Giurisprudenza è una delle facoltà in cui la spinta rivoluzionaria delle agitazioni studentesche ha sortito meno effetto.

Il Preside Prof. Rosario Nicolò, seguendo l’esempio di altre autorità accademiche impegnate a smorzare l’impeto della “contestazione globale”, con delibera­zione del Consiglio di Facoltà del 1° giugno 1968, rendeva noto che:

1 – Ogni commissione di esami sarà formata dal professore ufficiale della materia, da un assistente libero docente e da un assistente anche volontario. Se richiesto dal numero dei candidati il professore è autorizzato a formare più sottocommissioni alle quali partecipino al minimo un libero docente e un assistente.

2 – (Ornissis)….

3 – Lo studente, al fine di dar prova della sua preparazione, può scegliere, anche all’inizio dell’esame, uno degli argomenti attinente alla materia sui quali sarà interrogato.

4 – Lo studente durante il corso dell’esame davanti alla commissione composta dal libero docente e dall’assistente, potrà sempre chiedere l’intervento del professore.

5 – (Omissis)….

6 – I professori della facoltà vorranno prendere le opportune misure per assicurare l’effettiva pubblicità dell’esame.

Tutti sanno che i ”baroni” locali hanno violato sistematicarnente le disposizioni del Preside e il regolamento scolastico dichiarandosi in tal modo contrari ad una normalizzazione dei rapporti con gli studenti.

Il lavoro intellettuale non è possibile senza una libera riflessione sulle condizioni politiche di questo lavoro e sulla funzione dell’Università nella società. La rappresen­tanza studentesca può agire solo nell’ambito di una mentalità concessionale.

La cultura nozionistica impartita nella Scuola non è assolutamente sufficiente a sod­disfare le naturali esigenze di ogni individuo. Il falsato rapporto tra Scuola e società e, quindi, l’integrazione dell’Uomo in un processo produttivo alienante ed alienato è la diretta conseguenza del sistema attuale. L’autoritarismo accademico è direttamente collegato all’autoritarismo ed alla repressione del Potere Politico. Il Potere Poli­tico in Italia è condizionato dalla partitocrazia, dal suo clientelismo, dal sottogover­no, e dai gruppi economici controllati dal Vaticano e dal capitale americano. In effetti esiste solo una indegna caricatura del Potere, oggi emanazione del neo-capitalismo e di forze pseudo-politiche.

Nei momenti di crisi il dovere di ognuno è partecipare direttamente alla vita della fa­coltà;

INDICIAMO QUINDI:

1 – l’ASSEMBLEA PERMANENTE DEGLI STUDENTI DI LEGGE:

  1. a) per approfondire il discorso sulle disfunzioni dell’Università.
  2. b) come strumento di pressione.

PROPONIAMO di integrare con i seguenti CONTROCORSI lo studio ufficiale:

  1. a) Imperialismi moderni: indipendenza Europea e terzo mondo. Divario tecnologico.
  2. b) Il sistema: svuotamento degli organi preposti alla formazione del Diritto (Popolo e Parlamento). Degenerazione dei partiti. La grande industria.
  3. c) La partecipazione. Alienazione dell’individuo nella società dei consumi.
  4. d) Decentramento amministrativo e regionalismo.
  5. e) Il diritto di famiglia: il ricatto Vaticano – il divorzio – la revisione del concordato.
  6. f) Per una società nuova: metodi di lotta e forze sociali disponibili. Valore della pro­testa giovanile.

ASSEMBLEA DEGLI STUDENTI DI LEGGE».

Gli “omissis” non servirono a nascondere chissà che cosa, ma a focalizzare l’attenzione di chi leggeva sui punti di maggiore interesse. La decisione di indire l’assemblea permanente aveva, come scrivemmo, la duplice funzione di scambiarci informazioni sulle disfunzioni sia della facoltà che dell’università a Roma e, allo stesso tempo, costringere le autorità accademiche a prenderci sul serio. Alla fine, com’è noto, i baroni ci scatenarono la polizia contro. E vinse la democrazia del manganello.

Vedi anche

Quando la censura è una puttana che fa la verginella

Una puttana che non nasconde la propria professione è moralmente meno deprecabile di una che …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close