Prima / FOCUS / Documenti / 50° Lotta di Popolo. La prepotenza dei baroni dell’università

50° Lotta di Popolo. La prepotenza dei baroni dell’università

Il Movimento studentesco di Giurisprudenza lavorò parecchio per “sensibilizzare” (come si diceva all’epoca) una massa di studenti più interessati a prendersi senza troppa fatica il pezzo di carta, la laurea, che ai problemi dell’Est dell’Europa sotto il tallone sovietico o del resto del mondo asservito ai profitti delle multinazionali. Lavorammo con pari energia anche per infilarci nelle guerre accademiche intestine cercando di portare dalla nostra parte docenti, assistenti e ricercatori delusi dalla gestione del preside Rosario Nicolò. Un documento, datato 10 febbraio 1969, è proprio indirizzato ai membri del Consiglio di Facoltà convocato da Nicolò per contare sostenitori e avversari.

«Egregio professore – scrivevamo – neI momento in cui iI preside ha ritenuto opportuno convocare iI consiglio di facoltà per esaminare Ia situazione venutasi a creare in seguito all’occupazione, i 1700 studenti che per iscritto si sono pronunciati a favore delI’occupazione (27 firme di studenti contrari), mentre ribadiscono con fermezza iI loro diritto a partecipare in modo fattivo alla vita della facoltà intendono, al fine di evitare rappresentazioni distorte dei loro intendimenti, puntualizzare le richieste avanzate corredandole di brevi note esplicative».

«Si ricordano brevemente – aggiungevamo – i quattro punti fondamentali che sono stati presentati per Ia prima volta il 15 gennaio 1969 all’attenzione del prof. Nicolò.

1) Appelli mensili per fuori-corso e fuori-anno

2) Abolizione delle prove scritte d’esame.

3) Sessione continuata degli esami di laurea.

4) Garanzie sul regolare svolgimento degli esami

Per quanto riguarda il 1° punto, iI prof. Nicolò si è pronunciato a favore dell’introduzione dell’appello di aprile, proponendo quindi per gli altri mesi i già attuati, sia pur sporadicamente, prolungamenti delle sessioni già esistenti.

Alla nostra richiesta dell’abolizione delle prove scritte d’esame, sono stati opposti argomenti speciosi, quale quello che i due unici scritti attualmente in programma servirebbero o non farci dimenticare I’arte della composizione letteraria.

La sessione continuata di laurea risponde all’esigenza di impedire Ie eccessive perdite di tempo che aggravano Ia già penosa situazione dello studente nei confronti del suo inserimento nella comunità.

Precise garanzie sul regolare svolgimento degli esami non significa solo formale impegno da parte dei professori, peraltro già varie volte violato, di interrogare a norma di regolamento, ma soprattutto istituzionalizzare organi che effettivamente tutelino la dignità e gli interessi dello studente».

Il documento invitava formalmente i membri del Consiglio di Facoltà a leggere ciò che avevamo prodotto: «Non è possibile, in questa sede, approfondire i temi di cui sopra, opera che è stata in parte compiuta dall’intenso lavoro delle assemblee e delle commissioni svoltesi in questi 25 giorni nella facoltà, i cui documenti sono a disposizione di chiunque voglia prenderne visione.

Cordiali saluti,

Il MOVIMENTO STUDENTESCO DI GIURISPRUDENZA».

In effetti, cogliemmo qualche brillante risultato in ambito accademico, in special mondo tra i ricercatori: professionisti che per quattro soldi erano vessati dai titolari di cattedra e che resistevano perché animati dalla speranza di prendere il loro posto e diventare baroni a loro volta.

C’erano assistenti che portavano a spasso il cane del docente titolare e che facevano la spesa a sua moglie. Quello che più ci faceva incazzare era questa corte feudale con vassalli, valvassori e servi della gleba sotto il tallone del signore del maniero. Perlomeno, in epoca feudale c’era un rapporto personale di fedeltà che animava la vita di una società stretta fra le carestie e le guerre. All’università, c’era soltanto una squallida situazione di asservimento: i baroni, come erano definiti i padroni delle cattedre (tanto padroni che se le passavano di padre in figlio, di nonno a nipote), davano per scontato la zelante disponibilità dei loro sudditi.

CONDIVIDI

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close