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Israele vota per fottersi la Cisgiordania

In Israele circa 6 milioni di cittadini sono chiamati al voto. Il confronto è tra Benjamin (confidenzialmente Bibi) Netanyahu, capo di governo già 4 volte e a caccia della quinta conferma, e Binyamin (confidenzialmente Benny) Gantz, paracadutista arrivato al vertice della gerarchia militare israeliana. I sondaggi dicono che il guerrafondaio Bibi (è la mania di scuola britannica per i vezzeggiativi, modello lo strapubblicizzato Monty della seconda guerra mondiale) è in calo e che il suo avversario “centrista” (altra dizione del medesimo supernazionalismo di Tel Aviv) ha molte più chances di vittoria.

Tocca aspettare i risultati. Intanto, Bibi Netanyahu si è impegnato in caso di vittoria ad annettere quasi tutta la Cisgiordania (che fa parte, insieme con la Striscia di Gaza, dei Territori Palestinesi) e il potente generale con il logo biancoblu ha fatto finta di non averlo sentito. Per gli oltre tre milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania il destino è comunque segnato. Israele non si fermerà fino a quando non avrà inghiottito e digerito ciò che il suo Jahvè promise a suo tempo. Un pezzo alla volta.

Un sondaggio fatto da “Ha’aretz” (giornale di centro-sinistra, tanto per usare le nostre nomenclature) ha rilevato che il 42% degli israeliani è favorevole all’annessione della Cisgiordania. Un 28% spera ancora nella creazione dei due Stati, uno israeliano e l’altro palestinese, e il restante 30% tentenna, ma non è azzardato presumere che in maggioranza sia più vicino agli annessionisti che ai “legalisti”. A completare il quadro ci sono gli oltre centomila coloni israeliani che hanno occupato (i cosiddetti insediamenti spontanei) vasti spazi di territori palestinesi e che, perciò, guardano più a Bibi che a Benny.

Dietro l’espansionismo israeliano c’è perfino la coppia Trump-Putin. La visita di Bibi a Mosca è stata l’eclatante conferma dell’appoggio russo (quello americano è più che scontato, sia pure con piccole sfumature a seconda degli inquilini della Casa Bianca) e questo, a modesto avviso dello scrivente, mette sulla bilancia a favore della riconferma del premier uscente il milione di elettori della comunità russa in Israele (18 seggi sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano). A non parlare di quanti strillano per il Grande Israele: ce n’è uno, tale Moshe Feiglin, capo di un partito patriottico, che vuole ricostruire il Terzo Tempio ebraico sulla Spianata delle moschee.

Ultima annotazione: anche in Israele, le incriminazioni della magistratura vanno a favore degli incriminati; su Netanyahu pendono tre capi d’accusa per frode e corruzione stilati dal procuratore generale Avichai Mendelblit, ma il processo è tutto da imbastire.

 

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