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50° Lotta di Popolo. I baroni delle cattedre e le complicità Dc-Pci

Il “colpo grosso”, che facemmo nella Facoltà di Giurisprudenza occupata, fu il recupero di documenti riservati, di lettere personali e di bilanci più o meno truffaldini. Non è qui il caso di soffiare sull’onda gossippara tracimante soprattutto i social, ma l’esigenza di far vedere quanto fosse sacrosanta la nostra lotta contro i baroni delle cattedre mi obbliga a pubblicarne almeno uno. Si tratta di una lettera di raccomandazione scritta da un docente dell’Università di Napoli per sé stesso e per un suo collega. Perché questo documento è “speciale”? Perché il prof firmatario si era reso famoso fra gli studenti napoletani in quanto faceva affiggere in bacheca le lettere di raccomandazione che gli arrivavano. Il barone dimostrava in quel modo di essere un uomo tutto d’un pezzo che non si lasciava influenzare. Era un cavaliere senza macchia e senza paura che galoppava lancia in resta contro la prassi della raccomandazione.

Alla luce di questo documento, che fotocopiammo e distribuimmo anche a Napoli, vien fatto di pensare che lo specchiato crociato antiraccomandazione pubblicasse soltanto le sollecitazioni di poco peso e si tenesse invece ben strette quelle dei mammasantissima.

Ecco il testo della lettera e il commento che noi aggiungemmo nel volantino firmato Movimento studentesco di Giurisprudenza:

«Napoli, 12 febbraio 1962

Carissimo,

ti sarò molto grato se per il concorso di Storia del diritto romano vorrai votare e far votare il mio nome (Antonio Guarino) in una con quello di Giuseppe Ignazio Luzzatto.

Alla mia preghiera si unisce l’amico De Martino, il quale – impedito dagli impegni politici – mi ha chiesto di far in commissione anche le sue veci.

Superfluo aggiungere che faccio affidamento sul tuo valido appoggio.

Con i più vivi ringraziamenti e cordiali saluti, credimi il tuo Antonio Guarino».

 

«Colleghi, cittadini,

il documento che riproduciamo in fotocopia è solo una prova del malcostume dei “baroni delle cattedre” che hanno trasformato l’Università italiana nella sporca palestra dei loro intrallazzi.

Per distruggere queste prove, per imbavagliare la nostra denuncia, i “baroni” hanno invocato l’intervento della polizia e ci muovono la ridicola accusa di avere “rubato” i documenti che li inchiodano alle loro responsabilità ed alla loro vergogna.

Colleghi, cittadini,

i “baroni delle cattedre” hanno trovato i loro ascari nei balilla” del PCI, come sempre complici segreti della repressione, che hanno riecheggiato in uno sciocco e pavido comunicato le grottesche accuse del barone Niccolò e dei suoi compagni, nel maldestro tentativo di spezzare il fronte studentesco.

Ma queste prove rafforzano la lotta del Movimento Studentesco di Giurisprudenza contro il fascismo dei baroni, della polizia, del PCI.

IL MOVIMENTO STUDENTESCO

DI GIURISPRUDENZA».

 

Se fascismo era prepotenza, prevaricazione, repressione, il Partito comunista italiano ben si meritava l’appellativo di “fascista”, né più né meno delle cosiddette forze dell’ordine particolarmente accanite nei nostri confronti e dei baroni delle cattedre avvezzi a fare il bello e il cattivo tempo.

La Democrazia Cristiana, il partito che dominava incontrastato dal dopoguerra anche grazie agli accordi sottobanco che stringeva di volta in volta con i partiti di “destra” (MSI in primis) e con quelli di “sinistra” (PCI in testa), aveva instaurato anche nelle università il loro metodo di governo e l’occupazione dei “nazimaoisti” stravolgeva quel consolidato mondo fatto di complicità, congiure, accordi notturni, cointeressenze e reciproci favori. Il testo del volantino che qui riporto racconta una delle tante manovre (politiche e poi poliziesche e poi stragiste) per toglierci di mezzo.

«IL MOVIMENTO STUDENTESCO DI GIURISPRUDENZA

A TUTTI GLI UNIVERSITARI ROMANI

Il MSG di fronte all’ennesimo tentativo del sistema di mobilitare l’opinione studentesca contro la lotta condotta in questi giorni nell’Università:

fa notare che tale tentativo è operato da una associazione pseudo­indipendente (il MUIR) in realtà finanziata generosamente dal Comitato Romano della DC.

È la controprova che solo le occupazioni fanno paura ai partiti e che il “moderatismo” di alcuni universitari di professione nasce dall’esigenza dei partiti stessi di “normalizzare” l’Università per continuare a restarne gli indisturbati padroni.

Ribadisce che il “referendum” oltre che ad offrire il destro a facili brogli non può risolvere il problema della rappresentanza studentesca perché questa è necessariamente connessa alla partecipazione attiva degli studenti alla vita universitaria, partecipazione che non può essere attuata mediante una raccolta di opinioni secondo uno schema di domande predisposto ad arte.

Conclude che il referendum, proposto oggi dai lanzichenecchi del dottor La Morgia (DC) come alternativa alla lotta ad oltranza è solo un miserabile espediente del sistema per riprendere in pugno la situazione universitaria.

”Ce n’est qu’un debut continuons le combat”».

Per completezza d’informazione dovrei spiegare chi e cosa fossero il Miur (Movimento universitario indipendente romano), il Comitato romano della Dc, i docenti Guarino e Luzzatto, il potente De Martino etcetera, ma il fine di questi miei appunti sul Movimento studentesco di Giurisprudenza è di illustrare la nascita di Lotta di Popolo. Perciò vado a volo d’uccello e tralascio i riferimenti bibliografici.

 

 

 

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