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50° Lotta di Popolo. A Legge tra il Fuan e la “crociata cristiana”

La nostra strategia nella facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma camminava su due binari: il richiamo agli strumenti di miglioramento del funzionamento della macchina accademica in modo da coinvolgere gli iscritti anche non politicizzati e un cauto approccio a temi che andavano oltre il sistema universitario e investivano l’intero sistema politico-economico-sociale. Nel volantino che qui ripropongo c’era anche la denuncia delle provocazioni; un elemento, questo, che poi ha accompagnato la nostra attività politica negli anni. Da una parte, dovevamo rintuzzare i tentativi di “ritorno” dell’organizzazione universitaria, il Fuan, che faceva capo al Movimento Sociale Italiano e, dall’altra, le “tentazioni” che arrivavano da movimenti e organizzazioni che dichiaravano di schierarsi al nostro fianco. Delle provocazioni di polizia non parlo perché non è stato mai possibile trovare prove e testimonianze certe, ma è ovvio che ce ne furono e anche parecchie. Qui, dunque, rispondiamo al Fuan e agli “inviti” a partecipare ad una “crociata anticomunista”. Replichiamo anche ad un professore che, astutamente, aveva cercato di farci litigare fra di noi. Il messaggio forte è l’assemblea permanente (riportata nel ciclostilato a lettere maiuscole) alla quale invitavamo tutti a partecipare. Il volantino è firmato “studenti di giurisprudenza”. Non sono riuscito a collocarlo come data e nemmeno me lo ricordavo. Come ho più volte scritto, sono sempre pronto a correggere precisare ampliare contestualizzare sulla base di testimonianze fornite da altri. Un altro dato che ha caratterizzato le nostre battaglie universitarie fu la non-distinzione tra baroni rossi e neri. La carriera di un docente è legata alle appartenenze politiche, ai legami familiari, alle amicizie influenti e alla preparazione accademica. Nessun barone era arrivato alla cattedra soltanto perché bravo nel suo mestiere. Per questo non ci facevamo ingannare dagli atteggiamenti severi di chi pretendeva di “educarci”.

Ecco il testo del ciclostilato:

«Nel corso delle ultime assemblee tenute nella facoltà di legge, gli studenti hanno dovuto prima superare un tentativo di provocazione posto in atto dal prof. Pugliese per spaccare I’assemblea su uno scontro tra opposti estremismi e favorire così l’intervento delle “forze dell’ordine”, e poi vincere un secondo tentativo operato dal famigerato Duilio Marchesini che, in nome di una “crociata cristiana” contro la “sovversione rossa”, proponeva un attacco liberatorio alla casa dello studente, per “risolvere” – guarda caso – i problemi della facoltà.

D’altra parte la proposta del FUAN di differenziare i docenti “buoni” da quelli “cattivi” veniva subito condannata dagli studenti consapevoli che tutti i professori indistintamente sono legati ad interessi particolari e a cIienteIismi di partito.

Pertanto, a concIusione deIIe assemblee tenute nei giorni scorsi, gli studenti di Giurisprudenza hanno deciso di indire l’ASSEMBLEA PERMANENTE sui problemi della facoltà e sugli sbocchi professionali alla Iaurea.

Questa assemblea deve diventare uno strumento in mano agli studenti per contrapporsi al potere baronale e accademico.

Obiettivi di minima dovranno essere gli APPELLI MENSILI (possibilità per tutti gli studenti di sostenere gli esami ad ogni mese e non secondo il capriccio dei vari professori eliminando il blocco dei due soli esami a febbraio) e la SESSIONE CONTINUATA degli ESAMI di LAUREA (discussione della Tesi appena preparata e non dopo mesi di attesa).

Lottare per raggiungere questi obiettivi permetterà agli studenti di affrontare i problemi strutturali legati alla crisi dell’Università e dell’intero sistema borghese. Infatti se da una parte (nelle facoltà di lettere, fisica ecc.) il potere baronale si è tinto di rosso ed ha concesso illusori “contentini” per meglio frenare le lotte degli studenti riconducendole a sorpassati schemi ideologici, dall’altra (nella facoltà di legge) – dove gli studenti (se si esclude I’occupazione del ’69 stroncata dall’intervento di “truppe in assetto di guerra”) non hanno mai costituito un serio pericolo per le delicate alchimie di potere del Consiglio di Facoltà – si conduce una politica reazionaria e conservatrice.

Questa politica mantiene gli studenti in una condizione dì completo asservimento ai capricci dei baroni locali inculcando il rispetto per un “Diritto” mai rispettato e liquidando in ogni modo ogni legittima rivendicazione volta a migliorare la situazione della facoltà.

Le lotte degli scorsi anni ci hanno dimostrato che l’unica possibilità di pressione è lo scontro frontale con questo corpo docente servo della politica dei partiti e della logica capitalista che li governa.

Nei momenti di crisi il dovere di ognuno è partecipare direttamente alla vita della facoltà per portare il proprio contributo di idee e di esperienze a vantaggio della comunità studentesca tutta:

ore 10,15 tutti all’assembIea permanente degli studenti di giurisprudenza».

 

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